Lo dicevano gli antichi

Mens sana in corpore sano.

Ho la sciatica.

Alla mia tenera età. [Faccio fatica a salire le scale.]

Fate voi.

Ritornerò quando potrò.

Mandatemi cartoline per favore.

Ci tengo.

Mi piacciono.

Ciao.

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donne che conquistano gli uomini

torno io e torna la meloromantica rubrica del love guru: consigli superdotati per aspiranti amanti.

su consiglio della strada in salita stamani ci occupiamo di conquista.
qui siamo saldamente attaccati al versante femmina. se volete conoscere i consigli per i maschi andate qui [quando lo scriverà eheheh].

l’argomento è di quelli delicati nel senso che non sai se si tratta di roba complicata o di cagata fotonica. comunque eccoci pronti a elargire le nostre consapevolezze, a confondere i vostri alibi e le nostre tristi ragioni.

donne! quando si tratta di codesti argomenti la prima domanda da porsi è: volete davvero conquistare un uomo?
se la risposta è no fermatevi qui e contattatemi che andiamo a prendere un aperitivo [tachipirigna o spritz come volete] per ridercela e contarcela su.

se la risposta è allora vi si pone un duplice quesito: volete conquistare e basta [sono necessari, quanti?, cinque minuti volendo e sapendo?] o volete mantenere la conquista anche in un qualsivoglia rapporto?
se volete conquistare e basta vi si apre il problema sesso.
se volete mantenere, si apre il problema sesso corredato da altre fastidiose questioni.

siccome qui si va un po’ per le lunghe e finisce che divago dall’affascinante tema proposto dal titolo per entrare nelle spire di un’arguta malizia, mi limito a dare qualche indicazione per la conquista rinviando a un prossimo appuntamento col magico mondo del love guru la sezione mantenimento [va da sé che dopo una certa età si debba mantenere].

orbene siete sempre decise a conquistare un uomo? recidive eh?
occhei. abbiamo prima di tutto un mito da sfatare.
ovvero la bellezza.
è inutile che dite di no. tutte pensate che se aveste quell’occhio più allungato o più all’ingiù, quel colore più chiaro o più scuro, quel chilo in meno o quel chilo in più, quel capello più perfetto potreste conquistare con uno schiocco di dita. insomma credete che se foste davvero stra fighe sarebbe un attimo conquistare e non tutta quella rottura di balle alla quale vi sottoponete talvolta se non spesso.
sbagliato.
una stra figa esteticamente parlando conquista con uno schiocco di dita solo i rimbambiti sfigati. se volete conquistare quelli prego la porta è aperta, il mondo ne è pieno, auguri.
e tutte, dico tutte, conquistano qualcuno se la danno senza il minimo problema o ripensamento. e qui direi che il problema sesso è risolto.
ma dal momento che dubito fortemente che chi legge si possa trovare comodamente in una di queste due categorie allora c’è da fare qualche passo in più.

ecco in cinque punti, per farla breve:

1. essere carine aiuta. carine ho detto, non fighe. via gli scolli se vi fanno sembrare una mucca che ha appena partorito, via le mini quando avete due gambe che fanno provincia. trucco e vestiti [se li mettete] devono solo esaltare pregi e soprattutto i piccoli difetti [quelli grossi se vi riesce magari camuffateli un po’]. i difetti portati con classe sono irresistibili;
2. siate voi stesse. non c’è niente di più fastidioso di interagire con la brutta copia dell’idea di qualcuno o qualcosa;
3. sorridete. mette sempre di buon umore;
4. siate stucchevolmente egoiste;
5. se vi si apre il problema sesso il must è non ponetevi il problema sesso, cioè via cacciate via il pensiero finché non siete certe che c’è un frizzantino nello sfiorare qualcosa di suo e una qualsivoglia tensione (ma quella genitale comunque passatela in secondo piano che vivaddio va da sé). Sembra banale ma se avete conquistato perché ve lo siete portato a letto e vi siete dette sinceramente questa frase, bè, mi spiace dirvelo ma avete fatto un buco nell’acqua.

infine faccio l’ultima domanda alle care donne che gentilmente passano di qui: siete davvero sicure di voler conquistare scientemente un uomo? Mah!

occhei allora vi do l’ultima regola, quella GOLD, quella da mettere sotto il cuscino:

regola gold: se volete conquistare smettetela all’istante di fare alcunché per conquistare. ehi! nemmeno con l’intenzione. vi vedo! non mi fregate eh!

e se infine proprio non c’è niente da fare, bè rassegnatevi non tutti sono conquistatori alzatevi e mettendo mano alla maniglia fischiettate gaiamente un motivetto che fa così.

De Crescenzo

è un fatto che a volte non scrivo io sul mio blog. però non lo capisce nessuno. poco male. comunque adesso lo puntualizzo perché si dà il caso che l’autore di questo post, il quale HA un SUO blog ma evidentemente gli piace pisciare su quelli altrui, dicevo, l’autore del post oggi compie gli anni. tantissimi anni. è vero che sembra giovane e che si sente giovane ma questo non cambia. ho capito che l’età personale è una cosa, quella all’anagrafe non se la caga quasi nessuno, mentre l’età percepita dagli altri è tutt’un’altra cosa. mi riferisco sì al fatto di sembrare giovani o vecchi agli occhi degli altri ma in relazione al presupposto che esistono età sociali: per dire, se hai una certa età ci sono delle cose che devi aver fatto e altre che non devi più fare, pena la pietà -se ti va bene-. ma chi l’ha detto?

ad ogni modo: TANTI AUGURI ZUNSTRAAL e ricordati che pure tu hai un blog!

abbracci sparsi,

la tua amica neru [alla quale, ricordo, hai sfracassato quel dì a roma un piede…]

***

Passati i 25 lo scorrere del tempo ha assunto un altro significato. Più che altro rapido!
Ancora ricordo come ieri gli inutili discorsi fatti per cercare di far desistere la mia ragazza dell’epoca dall’assurdo proposito di mollarmi!

A 15 anni, parlando con la mia fidanzatina dell’epoca di come sarebbe stata la nostra vita da li a 10 anni, dicevo che mi vedevo vecchio, con un lavoro, sposato e con figli. Ma soprattutto mi sembrava qualcosa così distante che non valeva la pena pensarci. Ai 25 invece ero uno studente che se la prendeva comoda e che a una vita di responsabilità non ci pensava proprio. A 25 anni di contro mio padre si è sposato e poco dopo sono nato io. Ed è ai miei 25 anni che sono cominciate le pippe mentali del “alla mia età mio padre aveva già …

Ai 28 mi sono ritrovato la stessa caviglia di Van Basten a 28 anni.
Ai 29 è stata la volta del “sono più vicino ai 40 che ai 18
Ai 30 mi sono quasi consolato con “sono più vicino ai 40 che ai 20
Ai 31, beh tralascio per non essere banale.
Ai 33 sono cominciati i paragoni con Cristo.
Ai 35 la triste constatazione che ero più vicino ai 50 che ai 20, oltre a pensare “aaahh Dante … mavvafanculo va!
Ai 36 mentre mi dimenticavo cosa fosse la vita senza la patente, realizzavo che avevo passato la maggior parte della mia vita da maggiorenne piuttosto che da minorenne.
Ai 38 l’apoteosi del “cazzo quest’anno c’è gente che fa la maturità che nasceva quando io facevo la maturità!”
E qui mi fermo.

In televisione passa uno spot con una tizia che fa “quest’anno sono 40, sarà il caso che mi cerchi una palestra …“, beh manca ancora un pochetto ma non troppo, però sarà il caso che cominci a cercarmene una anche io dal momento che sono un po’ troppo out of shape per i miei gusti.

A parte questo la gente fatica a darmi più di 30 anni: sarà che ho 5-capelli bianchi-5 che non si vedono (lo scorso anno comunque erano 3!). Però è innegabile che stia invecchiando. Anche se ascolto ‘forever young‘ tutti i giorni, sto invecchiando (infatti “forever young” è una canzone del secolo scorso).
Lo vedo purtroppo nelle facce di chi mi sta attorno, specialmente dei miei ex compagni delle elementari che fortunatamente incontro molto raramente (ma guarda se 30 anni fa E. doveva preferire sto vecchio pelato a me!).

Sto invecchiando! Anche se la Wii mi dice  dimostro 27 anni (oltre a ‘cazzo, butta giù la panza!‘), invecchio!

La cosa che mi fa specie è che ho cominciato a scrivere questa cosa sul cellulare per riempire il tempo nella mezz’ora di metropolitana che mi aspettava dopo essere rimasto sconvolto dall’incontro con una persona.
Esco da una libreria e incrocio sto vecchio, ‘cazzo l’ho già visto!” torno sui miei passi e lo vedo meglio: passo lentissimo, accompagnatore, sguardo perso ‘… ma cristo è Luciano De Crescenzo … azz che finaccia che sta facendo!’. Era un po’ che non lo vedevo in giro (ergo, tv). Come passa il tempo!

Che merda invecchiare!

E porca puttana la caviglia mi fa di nuovo un male cane!

“oh l’amour”, ovvero Ciccio

Lei ha sempre detestato che mi riferissi al suo ragazzo, o comunque al ragazzo di chiunque altra, con l’appellativo di Ciccio.
Quantunque qualunque buon dizionario riporti alla voce Ciccio la seguente definizione: nome generico di fidanzato altrui, Lei non lo accettava.
Nonostante l’indubbia utilità Lei disapprovava.

Certo la versione femminile funziona meno, ma è innegabile che al maschile la parola Ciccio è di facile utilizzo e di immediata comprensione:

come sta Ciccio?
Ciccio che dice?
Dove andate tu e Ciccio in vacanza?

etc.
Se poi i Cicci sono tanti è possibile creare delle forme contratte con il nome in modo da individuare immediatamente il particolare Ciccio in questione: nel caso di un Ciccio di nome Ermanno si può usare Cicciomanno; se invece è Galileo, non di meno si ha un Ciccioleo che risponde perfettamente alla bisogna; qualora il Ciccio fosse Marcello, ecco spuntare un Ciccello che risolve i problemi. E così via.

Però Lei no! Ciccio non le stava bene.

Per cui quando mi ha riferito che aveva posto termine all’ultimo periodo di zitellaggine con l’introduzione di un Ciccio di nome Manolo, mi sono ben guardato dall’usare un normale e giusto Cicciòlo – mi raccomando, la prima O è aperta, come ghiacciòlo.

Era dura digerire il nome – figuratevi se con l’abbondanza di Cicci che c’è in giro sto a ricordarmi tutti i nomi dei fidanzati passati, presenti e pure futuri delle mie amiche quando posso usare un generico Ciccio (infatti la definizione di Ciccio riporta appunto: nome generico di fidanzato altrui) – perciò per estensione stavo cercando di abituarmi a chiamarlo DeGayardon.
In effetti de Gayardon si chiamava Patrick, ma dal momento che mi stavo arrampicando sugli specchi decisi di rimanere in tema.

Voi non potete immaginare cosa, quando un paio di settimane dopo Lei mi disse che lui, Ciccio, in intimità la chiamava Ciccia!

– E tu come rispondi?
– … … ciccio

L’apoteosi!
Voi non potete capire come mi si è semplificata la vita da allora. Il ciccio è stato sdoganato!!!

Almeno fintanto che Cicciolo esiste.
Non dovesse, so già che dovrò eliminare dall’alfabeto stesso sia le
C che le I che le O

info di servizio

scusate, può fare outing chi è arrivato sul mio blog cercando “perché mi escono i capezzoli fuori”?

no, sapete com’è, vorrei stringergli la mano.

segue in ordine di interesse e curiosità “sto bene con le doppie punte”, “sangue filo feci”. ma dico io…

poi vi volevo dire che sono finalmente nella nuova casa, la mia piccola dresda, dotata di collegamento internet appena sfornato, tuttavia senza il mio amatissimo piccì. ne ho uno carino vieppiù ma con dei tastini che le mie dita poverine s’attorcigliano. ad ogni modo, sono nuovamente collegata col mondo!

infine, dopo tredici giorni, finalmente mi sono fatta la doccia ché prima non potevo causa punti. no non puzzavo, mi sono lavata lo stesso. una fatica però, tutta incellophanata, con le gambe fuori dalla vasca ma tanta schiuma comunque. sì devo dire che ha avuto il suo perché. c’è da dire che la doccia è insostituibile. ma quanto mi mancava?

mi han detto che per me ci vogliono un paio di schiaffi però dati leggeri.

bene chiudo e ciao.

e se lo dice l’oroscopo… chiedimelo ora

>>> Ti consiglio di rivolgere queste parole di sfida alle persone che vorresti conoscere meglio: “Pensate di sapere tutto di me, ma in realtà conoscete solo qualche intrigante frammento della mia personalità. Volete scoprire il resto?”. Se qualcuno ti sembra interessato, portalo a fare un viaggio magico che non dimenticherà mai. Rivelagli alcuni aspetti di te.

bè se lo dice rob brezsny su internazionale…

avanti, cosa volete sapere di me?

adesso o mai più.

è sicuro che chiunque conosce solo qualche mio piccolo frammento intrigante e niente più. sì anche te.

Sopravvivere al proprio funerale

Il lugubre corteo ricomincia a festeggiare …

Trattasi né di paradosso, né di bozza per canzone di Sergio Caputo.

Oggi è carnevale. O meglio, è carnevale in tutto il mondo tranne che a casa mia dal momento che lì sarà sabato. Ma visto che non sono a casa, oggi è carnevale! Volente o nolente. Dolente o piacente.

Sicché oggi è carnevale e mi ricordo, sì! io mi ricordo, di quella volta che organizzammo un funerale. E mentre noi ci stupivamo nel vedere gli altri …

– guarda quello s’è vestito da Elio …
– no, guarda! Quello E’ ELIO!!!
– oh, ma allora il monociglio esiste davvero!!! INCREDIBILE!

gli altri si stupivano di più a vedere noi sfilare in centro:
4 ante di un armadio e  un mio amico costruì la bara. Qualche lumino e un paio di vecchi lenzuoli grigio/viola ed ecco che il fiorino del lavoro divenne un carro funebre. 4 ragazzi belli prestanti vestiti di nero come becchini per trasportare a spalla la bara (che a proposito pesava uno sproposito). Un futuro avvocato di grido mascherato da prete a improvvisare, da anticlericale qual’era, sermoni blasfemi. E in coda una pletora di comari piangenti, parenti inconsolabili, amici mortificati e un campionario umano tra i peggiori mai visti.

E io? … io che di solito mi organizzo all’ultimo secondo stavolta ebbi l’IDEA: faccio lo zombie!
Il che in pratica voleva dire fare di sera ciò che sono la mattina! :-D.
Jeans strappato, camiciona da boscaiolo di flanella bucata, un paio di evidenziatori spalmati sul viso per esaltare il colorito plumbeo e una bomboletta di lacca fregata a mia sorella  per farmi stare in piedi i capelli lunghi dell’epoca. Et voilà, il vostro zombie, personale, automatico, ricaricabile e non è pronto!

Durante il corteo, con lo sguardo inebetito, le braccia penzoloni e due km di lingua fuori dalla bocca, saltavo qua e la come una mosca fastidiosa cercando di spaventare gli ignari passanti e abbrancare senza troppo successo le  ragazze.
Ogni tanto ci fermavamo per far rifiatare i becchini e io mi infilavo immobile dentro la bara. La gente passava e mormorava “guarda! dentro hanno pure il bambolotto del morto!”, poi mi toccavano e io tornavo in vita “oddio! si muove!!!”.

Ma il bello doveva ancora venire: a fine serata, parte della comitiva decide di andare a bere da qualche parte. Le macchine sono poche, i posti contati, per cui mi ritrovo nel carro funebre, dietro, seduto sulla bara. Ad un certo punto l’illuminazione: e quando mi ricapita? … per cui apro il coperchio, entro, e mi stendo … e infine chiudo. Buio!

Sicché, quanti altri possono vantare aver fatto un viaggio dentro la bara e raccontarlo?

il polso metereologico

zunstraal: buon giorno mia cara, qui a roma nevica che dio la manda. com’è la situazione a milano?

neru: sole che dio lo manda! infatti si sta da dio.

zun: …

neru: la posto

zun cosa?

neru: la nostra conversazione

zun: e la chiami conversazione? …
1. saluto
2. affermazione
3. domanda
4. risposta …

neru: la gente si accontenta di molto meno.
zun: hhhmmm… beh c’è gente che ha scritto libri con molto meno tipo:
un tizio va all’inferno, fa un giro ed esce.

neru: nevicava anche lì?

zun: bè ai tempi di dante faceva più freddo.

neru: osti il riscaldamento globale è un problema di sempre!

passa qualche ora.

neru: hai messo gli sci?

zun: ha smesso di nevicare ,
poi è piovuto,
poi spuntò il sole,
infine fece freddissimo, con il vento che ululava …

un virus per amico*

per me uno che sta male è una cosa seria. però uno che sta male è quando lo portano all’ospedale per dire. è quando è una roba che ti tocca dire caspita.

perciò quando ho svomitazzato e scagazzato qua e là e la testa mi girava, bè sono uscita lo stesso. poi mi sono detta no dai è meglio dormire un po’. non mi sentivo la febbre. ma so di non essere attendibile ché la febbre non mi viene spesso. perciò l’ho provata e quella roba di mercurio segnava 38.7.

allora ho dormito. ho dormito per tutte le volte che non l’ho fatto in questo mese. amo il mio corpo, non mi fa mai esagerare. se esagero mi dice ehi sciocchina riposati un po’. e allora lascia entrare un virus, che poverello noi diciamo abbattiamolo, distruggiamolo, invece lui è lì per farti un favore. insomma, come ha detto il mio amico fulì, lui sta a letto con me, mi dà il tempo di leggere, mi fa coccolare dalla famiglia. che si vuole di più da un virus?

comunque ho scoperto che: la televisione fa schifo a ogni ora, è impossibile da guardare. stare al pc fa malissimo agli occhi. leggere è l’unica salvezza anche se stanca. ho riscoperto dürrenmatt.

durante gli stati febbrili i pensieri si aggirano vorticosamente. quando stai male nessuno ti nota, tipo che anche se stai al balcone per respirare un po’ di sana aria inquinata della metropoli giusto per dirti usciamo da queste quattromura che non so nemmeno il tempo che fa, se il tuo vicino passa sotto il tuo balcone di solito ti saluta, in questi casi rutta. è successo e non è che lui se n’è accorto, piuttosto io per timidezza mi sono cartonata sulla finestra. quando stai male tutti ti chiamano e capisci che il cellulare è un’invenzione del demonio; per dire se il fisso è occupato perché mi chiamate sul cellulare?

e infine ho capito che non sono indispensabile, che eclissarsi rigenera e che le cose che non sono state fatte si faranno e che diamine c’è tempo!

*cit. del grande fulì

perchè gli uomini hanno i capezzoli

in un attimo di stanca in ufficio ascolto why do my heart feels so bad di moby.
il video sa molto di piccolo principe e così comincio a fare una ricerca con google (si lo ammetto: ogni tanto gugolo anche io, beh spesso … quasi sempre cia va! …  ho detto QUASI).

potenza dell’autocompletamento!
se comincio a scrivere why ho varie opzioni. la prima è why not.
già, perché no? perché non dovrei farlo? cosa mi trattiene? nulla …
e infatti vado avanti con why do. la prima scelta è una specie di presagio, un indizio che recita why don’t you do right.
già, perché non  faccio le cose giuste? cos’è che sbaglio? e soprattutto, perché sbaglio sempre?
ma io me ne sbatto e imperterrito continuo con why do m. e qui mi fermo subito, basito: solo due opzioni.
la seconda (ma con il doppio dei riferimenti) è why do men cheat, ergo: perché gli uomini imbrogliano! ma il perché lo so, o credo di saperlo o comunque non mi porterà nessun vantaggio in un dibattito futuro. immagino. ipotizzo. ma fondamentalmente me ne infischio.
per cui trovo molto più interessante e curiosa la prima why do men have nipples?
già, perché gli uomini hanno i capezzoli? non me lo sono mai chiesto, ma adesso si!

e così passo mezz’ora di troppo a cazzeggiare.

mezz’ora che termina quando torna il mio capo chiedendomi perché il documento che avevo detto di aver finito non lo era, e mi rendo conto che il mio amico Ricky, quello vero, non il telefilm degli anni 80, ha sempre ragione quando dice che la vita è un percorso coperto di indizi e che l’importante è saperli leggere.