l'alba dentro l'imbrunire

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Ma te l’ho mai detto che m’incazzo ogni volta?

Le occasioni arrivano senza che tu ti sia potuto preparare. O vai bene così o ciccia. È inutile cercare di capire perché non si è mai pronti.

Bisogna iniziare a essere pronti quando non serve.

 

Più pulito che mai

“Squadra Antimafia è più che un buon prodotto, che non cerca la verosimiglianza all’esterno, nella fantomatica realtà, in universi valoriali impossibili da riprodurre. Piuttosto ne costruisce uno proprio, un Mondo a parte, all’interno del quale far muovere personaggi e far succedere eventi. Quello che deve fare la migliore finzione, specie televisiva”. (TFM, post del 13 sett 2012)

Ecco prima lo capiamo e meglio è perché a me sembra che nessuno ne sia davvero convinto: i media costruiscono un mondo a parte. Nessuno te lo dice e finisce che poi vorresti vivere quella finzione che ti sembra meglio e più vera del reale.

Ma non finisce qui perché accade che da qualche parte dentro di noi, crediamo che quella finzione sia la realtà, più reale del vero, o che forse sia la verità, più vera del reale; poco importa, non ci rassegniamo a tenere distinti i nostri universi paralleli. E loro lo sanno.

Vivila tu una vita così.

Francamente è tutto più difficile.

Dicono

Dicono che sono i vecchietti a rubare nei supermercati; dicono che era tanto che non accadeva in modo così sistematico. Dicono che rubano alcune uova dal pacchetto, non tutte, solo qualcosa dal tutto giusto per tirare avanti.

Dice che non si può iscrivere in biblioteca perché ha paura che il marito non sia d’accordo o forse che si arrabbi: dice che leggerà il libro dell’amica, poi chiede se non c’è un libro nella sua lingua. Ed è un deja-vu troppo frequente.

Dice di preferire l’opposizione al dialogo, dice che le donne sono state puttane da sempre e che non esiste niente prima, forse il big bang.

Dicono che se la gente non ha soldi è perché li ha spesi male e gestiti male, dicono che il povero è povero perché se lo merita e che si è ricchi se si lotta a sufficienza.

Dicono che combattere è l’unica visione del mondo e hanno una sola definizione di potere, dicono di necessità.

Dice che pochi si salveranno, io dico che qui viviamo, salvati qui per dio!

Dicono un sacco di cose e io li prendo per quello che dicono.

Non dovete rompermi il cazzo se non scrivo cose che fanno ridere.

sul pubblicare


È
perché vivete dentro una religione monoteista che credete che il libro sia veicolo di un sapere definitivo, che esso assuma la forma di una verità chiusa in se stessa e che appartenga alla trascendenza; ed è per questo che cercate di pubblicare un qualsivoglia libro su ogni stronzata che pensate.

Sperate che un libro doni alla vostra stronzissima pensata importanza e serietà e che così possa diventare degna di riguardo.

Beh vi rassicuro: le stronzate restano tali.

Pubblicare non vi renderà immortali e morirete di quella mortalità che tocca a tutti, non vi si ricorderà per questo; pubblicare non vi eleverà nell’olimpo di quelli che hanno qualcosa da dire anzi potrebbe essere un’ottima prova della vostra incapacità.

Purtuttavia come dice bene Michel Melot il nostro pensiero si è formato sul libro e dunque non avete tutte le colpe. Ma per favore liberatemi da questa agonia moderna di voler pubblicare.

Perciò se mi dite che avete scritto un libro sappiate che non me ne frega niente e che ciò mi dice molto e al contempo molto poco di voi.

Soprattutto smettetela, smettetela di giocare con le emozioni se avete superato i 30 anni; per voi l’adolescenza dovrebbe finire. Sono stufa di questa società emotiva dei miei cojoni.

Per carità emozioniamoci ma smettetela di far leva sulle emozioni. È da traditori.

Credetemi i tempi sono maturi per progredire.

Ho dovuto prendere in mano la mia vita

Capita quando arrivi a un punto alto, basso che sia; anche quando si tratta di un punto a metà o un punto da nulla e comunque pensi che ci potrebbe stare bene un punto. E’ lì che sei fottuto.

Capita quando pensi appena che dopo il punto ti potresti sedere qualche minuto a contemplare. E per qualche minuto ti si concede anche di sederti e vedere il panorama ma poi non ci sono storie: tu devi prendere in mano la tua vita e ricominciare. Una nuova frase.

In fondo a me stessa speravo che capitasse di tanto in tanto, come i punti che stanno in un romanzo dell’ottocento con quelle frasi lunghissime che non finiscono mai e invece mi hanno gabbato perché l’esistenza si è modernizzata e si attiene ai romanzetti a mo’ di sceneggiatura con un fottio di punti.

Bene l’ho fatto.

Non sto mica a pettinare le bambole qui.

Non mi avrete non mi avrò

Pensavo di aver raggiunto il mio equilibro e di fare serenamente le mie scelte; pensavo di essere libera.

E invece lo sono perché mi sono allontanata, perché ogni volta che allungate le mani mi ritiro.

Sono libera solo quando non mi lego.

E così alla prima occasione di ritornare in mezzo a voi, alla prima vera ipotesi di mondanità mi lascio in vostro potere. Le vostre opinioni, la vostra felicità sembra tutto per me, le vostre idee e il vostro giudizio pesano, la vostra e la mia persona ghignano mentre mi muovo zoppicando quando pensavo contasse solo il nostro essere.

Posso mandare affanculo solo me, non sarebbe giusto altrimenti; voi se ci andate, ci andate da soli.

Va bene sono così. Da oggi proverò ad entrare nel mondo a testa alta e le vostre facce avranno il vostro volto, ascolterò solo il battito dei vostri cuori e pace per chi ci resterà male. Le aritmie sono all’ordine del giorno.

Lo dicevano gli antichi

Mens sana in corpore sano.

Ho la sciatica.

Alla mia tenera età. [Faccio fatica a salire le scale.]

Fate voi.

Ritornerò quando potrò.

Mandatemi cartoline per favore.

Ci tengo.

Mi piacciono.

Ciao.

per fortuna non vivo all’estero

sai quante prese per il culo mi sarei dovuta sorbire?

 

[così me ne vado lungo mio sentierino con le mani in tasca e lo sguardo fiero per i quattro soldi che guadagno, pensando che si è perso il senso del limite tanto da non poter più vedere l’orizzonte e che quei miei stessi quattro soldi alimentano le pensioni di miliardari.

bene. avanti così. siori e siore benvenuti; pare sia difficile vivere e faticosa la dignità.]

sono gli individui che cambiano la società (cit.)

simpaticamente mi pare che cerchino di distruggere la democrazia facendoci credere che la sua conquista sia il voto.

se penso a come si conquistano i voti.

ma è la molteplicità delle idee che porta, alcune delle quali contraddittorie a fare la differenza; è la molteplicità delle opportunità e una indiscussa qualità della dignità alla quale si tende per orgoglio.

come dice doris lessing “stiamo vedendo il prezzo che la società deve pagare per il fatto di insistere su un modo di pensiero ortodosso, semplicistico, fatto si slogan”.

non so dire da che parte stia andando la società. beh non necessariamente in discesa, forse su un piano oppure per dossi, potrebbe arrancare verso qualcosa, certo è che sarà l’individuo a darle impulso, l’individuo che riconosce se stesso.

è che mi pare che questo surrealismo moderno, fatto di iperrealismo dei dettagli dove non funziona per niente l’insieme, non giovi tanto alla salute. perché iperrealismo dei dettagli non è approfondire, non è andare in profondità, è lì dove si nasconde il diavolo, dicevano. e tutto finisce in vacca, o per essere più eleganti direi che finisce in uno squallido squallore.

e dunque perché non tornare al dettaglio dell’hic et nunc, accennare al chiacchierato marchionne, e rilevare che è un falso problema quello di questi giorni: il nostro paese ha già perso da tempo. ha perso una sfida importante, quella di progredire, differenziandosi magari. questo ci siamo detti giusto l’altra sera.

lo specchio ha due facce

chi ha ragione?
ammicchi ma io no. sorridi ma io no. hai gli occhi lucidi ma io no. ti guardo. mi guardi e tutto sembra immobile mentre il tempo scorre.
pura estetica ma la sostanza no. non abita qui. così dissi mentre ridevi. forse di me.