trovo solo più difficile fingere di martedì

Non sopporto le domande indirette, i giri di parole. Non arrivano al punto, non vuoi scoprire le carte. Hai paura.

Delle tante cose che ti perdono perché hai paura, questa la trovo meschina.

Mi fai perdere tempo. Se vuoi il tuo buttalo. Il mio è prezioso, ho tante idee. O forse semplicemente mi annoi, mi distrai e non trovo il filo, poi perdo la matassa.

Mi dici buttati tutto alle spalle e inizia una nuova vita.

Che curiosità il concetto di buttare quando si avvia l’era del riciclo.

Anche il concetto di tempo sta mutando. Non un prima, non un dopo ma un lungo fluire nel qui e ora. Esserci, scegliere, trovare, eleggere; in quest’ordine.

Mi perdo. Non avere paura.

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insuccesso

Siamo semplici conquistatori dell’inutile. Il desiderio di spendere il maggior tempo possibile con i piedi staccati da terra è un bisogno conforme alle nostre vite imperfette. Ci rendiamo conto velocemente che nessuno di quei giorni è vissuto inutilmente, perché il tempo è la cosa più nostra di tutte e che, perduto una volta, non lo recuperiamo
più.

#GabrieleMoroni

creare

Creare un’opportunità da una criticità è possibile.

Ho trovato questa frase scritta a mano su un pezzo di foglio buttato in mezzo al nulla. Senza fonte, senza commento. Non è da me.

Ho pensato che è ovvio, una stella nasce dal caos, per restare nel mondo delle citazioni, ma non vuol dire questo.

Parla di ciò che è possibile rispetto a ciò che non lo è -e cosa non è davvero possibile?-, parla di criticità che è un termine legato al giudizio e che rimanda in qualche modo al valore e quindi al significare; e parla di opportunità cioè di quel vento che spinge verso il porto.

Non sarà che approdare è un atto creativo, un sistema di significati?

che botta

Prendete me. Una persona media, in tutto. Persino la taglia, persino le scarpe, persino la casa, persino la pianura. Sono l’emblema della mediatudine.

Che cosa pensereste di una persona media?

Io che ho almeno l’80% di possibilità di essere soddisfatta, di vivere serena e quindi di tendere con tranquillità alla felicità.

E infatti se vi dico che non sono felice non credeteci; soddisfatta? Perché no.

Una volta una persona come me, avrebbe ringraziato, stretto i denti, testa bassa e via.

Una volta.

Ma lo sentite questo vento che tira e che chiama? Se lo sento io che sono media…

Occhei non lo so se lo sentite, ma io sì e ho perso tutte le mie coordinate. Non so più dove mi trovo, cosa devo fare, qualsiasi idea creativa è una stronzata o sorpassata; io senza creatività non so dove collocarmi. Non so da dove partire. La mia vita è diventata un foglio bianco.

Ho perso tutto. Tutto. Anche questo blog che non è nemmeno il deserto dei tartari perché manco li aspetto. E nemmeno aspetto qualcosa. Non aspetto me, non sono al centro; guardo ma non ho parole, non ho immagini, non ho.

Soprattutto, porca miseria, non so.

Vi giuro che sono cambiate le prospettive, gli strumenti, le idee, le lunghe visioni, tutto.

E io sono qui e non dove ero prima. Qui in mezzo al vento. Non si vede niente.

Che faccio?

non perdere mai la fiducia in te stesso

prima la devo trovare, ho detto.

poi ho pensato che non è che mi abbiano aiutato a trovala.

infine sono tutte storie. me ne sono resa conto.

le storie raccontano sempre di non perdere la fiducia in se stessi. lo dicono sempre. perché se ci siamo evoluti così come siamo è anche perché siamo esseri che credono. se credi troppo in quello che dicono gli altri finisci per perderti e questo lo sanno bene le religioni che ti invitano a farlo. non che sia brutto perdersi ogni tanto, dipende però. dipende sempre.

ma c’è una cosa che non dipende, che va sempre tenuta per mano, fianco a fianco, teneramente tenuta presente: la fiducia in se stessi. e come dice miyazaki, anche la volontà.

il resto si aggiusta da sé.

come averla? non lo so. si ha e basta e si coltiva ogni giorno come una piantina.

vi auguro di ritrovare un campo rigoglioso e fiorito quando è tempo.

non fidarsi con moderazione #chiavedivolta2

Leggo da un libro che non mi ha entusiasmato tranne alcuni brani:

“Paul Valéry, tra le altre cose, ha scritto Quello che viene creduto da tutti, per sempre, dovunque, ha molte probabilità di essere falso. Dunque la storia non è affidabile, la realtà non è la verità, è tanto vale procedere da soli, con le proprie farneticazioni e i propri amori, anche quando gli amori sono spine e le farneticazioni buche degli imprevisti. […]

[Il protagonista] Si era convinto che le imperfezioni tengono il mondo in equilibrio e impediscono che tutto frani […] ma non bisogna confidarci troppo.”

Dunque è così che la vedo anch’io adesso. Non credo davvero a niente e nessuno. Tanto vale procedere. Così. Esattamente come sono. Con tutte le mie imperfezioni e le mie solitudini.

Qualche volta ho paura. Come sarebbe bello a volte spazzarla via. Così. Con un colpo d’occhio.

#chiave di volta 1

Ha scritto:

“Il lieto fine non esiste, è solo una trovata narrativa, bisogna sempre desiderare qualcosa che non si vuole davvero”. (C.V.)

Posso dire che è vero. Ogni volta che ho trovato, sapevo ciò che non volevo ma non cosa andavo cercando davvero.

Ad maiora.

quando non sai più chi sei o forse lo sai

Io stavo semplicemente scorrendo i titoli dei film del Trento film festival quando mi si è avvicinato. Non l’ho visto arrivare. L’ho sentito; la voce e l’odore. Un barbone mi sono detta. E in effetti.

Non amo parlare, conversare troppo ma conoscere la gente sì. Così ho conosciuto Alberto, finché ho potuto, finché il mio fisico non si è stancato di stare in piedi a prestare attenzione.

Alberto non ha scelto me, mi ha trovato e l’ho ascoltato.

Si è definito scalatore e l’abbigliamento ci stava. Quasi cieco, con evidente alopecia, a dispetto dell’odore e dei suoi abiti, voleva dimostrare di essere di origini nobili e molto colto.

Interessato alla storia e “alla gente che conta”, affascinato da conti contesse e marchesati, sembrava intestardito con gli ebrei e con la vita di Cesare Battisti, l’irredentista.

Non so cosa volesse davvero dirmi o dimostrarmi, ma mi è sembrato un individuo comune, il racconto di sé stridente con l’immagine, la necessità di raccontarsi a volte in modo quasi immaginifico anche a dispetto di quello che il corpo esprime; e il corpo parla, ci dice tantissime cose di noi, che spesso purtroppo ci sfuggono. La dissociazione capita.

Forse non è necessario sapere chi si è, a volte raccontare e raccontarsi storie aiuta, forse aiuta nelle fatiche.

Ha detto che la gente non studia e in Università sono tutti ignoranti. Ho risposto che la vita è dura, ognuno fa quello che può. Sto perdendo la mia intransigenza. La mia anarchia emerge placida. Ma la mia è un’anarchia del vivere in una società di indicazioni e qualche regola precisa. Sto cominciando a credere di più nei diritti sociali che quelli individuali. Senza diritti sociali, quelli individuali sono solo uno specchietto per le allodole.

p.s. ho googlato alberto sul web e pare sia o sia stato un commercialista, a meno che si sia preso un’identità

Attese

Questa mattina aspettavo un autobus che non c’era. L’ho aspettato tanto perché era quello che volevo.

Poi quando mi sono stufata è arrivato. Ma io ero già salita su un altro. Mi è passato davanti trecento metri dopo quasi a salutarmi beffardo mentre avevo intrapreso un’altra strada.

Non so come devo prenderla.