Menù turistico

Estate. Ore 13.30

Due turiste alla cassa del supermercato:

  • 2 Coca-Cola light (che schifo l’aspartame)
  • 2 porzioni mignon di Nutella da 30g
  • 2 brik da 1 litro di Tavernello
  • 1/4 di Caciotta da 150g

io e il mio panino al prosciutto e bottiglietta d’acqua ci sentiamo inadeguati.

Dovessero tassare la Nutella sparirebbe anche il formaggio? Non sia mai …

De Crescenzo

è un fatto che a volte non scrivo io sul mio blog. però non lo capisce nessuno. poco male. comunque adesso lo puntualizzo perché si dà il caso che l’autore di questo post, il quale HA un SUO blog ma evidentemente gli piace pisciare su quelli altrui, dicevo, l’autore del post oggi compie gli anni. tantissimi anni. è vero che sembra giovane e che si sente giovane ma questo non cambia. ho capito che l’età personale è una cosa, quella all’anagrafe non se la caga quasi nessuno, mentre l’età percepita dagli altri è tutt’un’altra cosa. mi riferisco sì al fatto di sembrare giovani o vecchi agli occhi degli altri ma in relazione al presupposto che esistono età sociali: per dire, se hai una certa età ci sono delle cose che devi aver fatto e altre che non devi più fare, pena la pietà -se ti va bene-. ma chi l’ha detto?

ad ogni modo: TANTI AUGURI ZUNSTRAAL e ricordati che pure tu hai un blog!

abbracci sparsi,

la tua amica neru [alla quale, ricordo, hai sfracassato quel dì a roma un piede…]

***

Passati i 25 lo scorrere del tempo ha assunto un altro significato. Più che altro rapido!
Ancora ricordo come ieri gli inutili discorsi fatti per cercare di far desistere la mia ragazza dell’epoca dall’assurdo proposito di mollarmi!

A 15 anni, parlando con la mia fidanzatina dell’epoca di come sarebbe stata la nostra vita da li a 10 anni, dicevo che mi vedevo vecchio, con un lavoro, sposato e con figli. Ma soprattutto mi sembrava qualcosa così distante che non valeva la pena pensarci. Ai 25 invece ero uno studente che se la prendeva comoda e che a una vita di responsabilità non ci pensava proprio. A 25 anni di contro mio padre si è sposato e poco dopo sono nato io. Ed è ai miei 25 anni che sono cominciate le pippe mentali del “alla mia età mio padre aveva già …

Ai 28 mi sono ritrovato la stessa caviglia di Van Basten a 28 anni.
Ai 29 è stata la volta del “sono più vicino ai 40 che ai 18
Ai 30 mi sono quasi consolato con “sono più vicino ai 40 che ai 20
Ai 31, beh tralascio per non essere banale.
Ai 33 sono cominciati i paragoni con Cristo.
Ai 35 la triste constatazione che ero più vicino ai 50 che ai 20, oltre a pensare “aaahh Dante … mavvafanculo va!
Ai 36 mentre mi dimenticavo cosa fosse la vita senza la patente, realizzavo che avevo passato la maggior parte della mia vita da maggiorenne piuttosto che da minorenne.
Ai 38 l’apoteosi del “cazzo quest’anno c’è gente che fa la maturità che nasceva quando io facevo la maturità!”
E qui mi fermo.

In televisione passa uno spot con una tizia che fa “quest’anno sono 40, sarà il caso che mi cerchi una palestra …“, beh manca ancora un pochetto ma non troppo, però sarà il caso che cominci a cercarmene una anche io dal momento che sono un po’ troppo out of shape per i miei gusti.

A parte questo la gente fatica a darmi più di 30 anni: sarà che ho 5-capelli bianchi-5 che non si vedono (lo scorso anno comunque erano 3!). Però è innegabile che stia invecchiando. Anche se ascolto ‘forever young‘ tutti i giorni, sto invecchiando (infatti “forever young” è una canzone del secolo scorso).
Lo vedo purtroppo nelle facce di chi mi sta attorno, specialmente dei miei ex compagni delle elementari che fortunatamente incontro molto raramente (ma guarda se 30 anni fa E. doveva preferire sto vecchio pelato a me!).

Sto invecchiando! Anche se la Wii mi dice  dimostro 27 anni (oltre a ‘cazzo, butta giù la panza!‘), invecchio!

La cosa che mi fa specie è che ho cominciato a scrivere questa cosa sul cellulare per riempire il tempo nella mezz’ora di metropolitana che mi aspettava dopo essere rimasto sconvolto dall’incontro con una persona.
Esco da una libreria e incrocio sto vecchio, ‘cazzo l’ho già visto!” torno sui miei passi e lo vedo meglio: passo lentissimo, accompagnatore, sguardo perso ‘… ma cristo è Luciano De Crescenzo … azz che finaccia che sta facendo!’. Era un po’ che non lo vedevo in giro (ergo, tv). Come passa il tempo!

Che merda invecchiare!

E porca puttana la caviglia mi fa di nuovo un male cane!

“oh l’amour”, ovvero Ciccio

Lei ha sempre detestato che mi riferissi al suo ragazzo, o comunque al ragazzo di chiunque altra, con l’appellativo di Ciccio.
Quantunque qualunque buon dizionario riporti alla voce Ciccio la seguente definizione: nome generico di fidanzato altrui, Lei non lo accettava.
Nonostante l’indubbia utilità Lei disapprovava.

Certo la versione femminile funziona meno, ma è innegabile che al maschile la parola Ciccio è di facile utilizzo e di immediata comprensione:

come sta Ciccio?
Ciccio che dice?
Dove andate tu e Ciccio in vacanza?

etc.
Se poi i Cicci sono tanti è possibile creare delle forme contratte con il nome in modo da individuare immediatamente il particolare Ciccio in questione: nel caso di un Ciccio di nome Ermanno si può usare Cicciomanno; se invece è Galileo, non di meno si ha un Ciccioleo che risponde perfettamente alla bisogna; qualora il Ciccio fosse Marcello, ecco spuntare un Ciccello che risolve i problemi. E così via.

Però Lei no! Ciccio non le stava bene.

Per cui quando mi ha riferito che aveva posto termine all’ultimo periodo di zitellaggine con l’introduzione di un Ciccio di nome Manolo, mi sono ben guardato dall’usare un normale e giusto Cicciòlo – mi raccomando, la prima O è aperta, come ghiacciòlo.

Era dura digerire il nome – figuratevi se con l’abbondanza di Cicci che c’è in giro sto a ricordarmi tutti i nomi dei fidanzati passati, presenti e pure futuri delle mie amiche quando posso usare un generico Ciccio (infatti la definizione di Ciccio riporta appunto: nome generico di fidanzato altrui) – perciò per estensione stavo cercando di abituarmi a chiamarlo DeGayardon.
In effetti de Gayardon si chiamava Patrick, ma dal momento che mi stavo arrampicando sugli specchi decisi di rimanere in tema.

Voi non potete immaginare cosa, quando un paio di settimane dopo Lei mi disse che lui, Ciccio, in intimità la chiamava Ciccia!

– E tu come rispondi?
– … … ciccio

L’apoteosi!
Voi non potete capire come mi si è semplificata la vita da allora. Il ciccio è stato sdoganato!!!

Almeno fintanto che Cicciolo esiste.
Non dovesse, so già che dovrò eliminare dall’alfabeto stesso sia le
C che le I che le O

Sopravvivere al proprio funerale

Il lugubre corteo ricomincia a festeggiare …

Trattasi né di paradosso, né di bozza per canzone di Sergio Caputo.

Oggi è carnevale. O meglio, è carnevale in tutto il mondo tranne che a casa mia dal momento che lì sarà sabato. Ma visto che non sono a casa, oggi è carnevale! Volente o nolente. Dolente o piacente.

Sicché oggi è carnevale e mi ricordo, sì! io mi ricordo, di quella volta che organizzammo un funerale. E mentre noi ci stupivamo nel vedere gli altri …

– guarda quello s’è vestito da Elio …
– no, guarda! Quello E’ ELIO!!!
– oh, ma allora il monociglio esiste davvero!!! INCREDIBILE!

gli altri si stupivano di più a vedere noi sfilare in centro:
4 ante di un armadio e  un mio amico costruì la bara. Qualche lumino e un paio di vecchi lenzuoli grigio/viola ed ecco che il fiorino del lavoro divenne un carro funebre. 4 ragazzi belli prestanti vestiti di nero come becchini per trasportare a spalla la bara (che a proposito pesava uno sproposito). Un futuro avvocato di grido mascherato da prete a improvvisare, da anticlericale qual’era, sermoni blasfemi. E in coda una pletora di comari piangenti, parenti inconsolabili, amici mortificati e un campionario umano tra i peggiori mai visti.

E io? … io che di solito mi organizzo all’ultimo secondo stavolta ebbi l’IDEA: faccio lo zombie!
Il che in pratica voleva dire fare di sera ciò che sono la mattina! :-D.
Jeans strappato, camiciona da boscaiolo di flanella bucata, un paio di evidenziatori spalmati sul viso per esaltare il colorito plumbeo e una bomboletta di lacca fregata a mia sorella  per farmi stare in piedi i capelli lunghi dell’epoca. Et voilà, il vostro zombie, personale, automatico, ricaricabile e non è pronto!

Durante il corteo, con lo sguardo inebetito, le braccia penzoloni e due km di lingua fuori dalla bocca, saltavo qua e la come una mosca fastidiosa cercando di spaventare gli ignari passanti e abbrancare senza troppo successo le  ragazze.
Ogni tanto ci fermavamo per far rifiatare i becchini e io mi infilavo immobile dentro la bara. La gente passava e mormorava “guarda! dentro hanno pure il bambolotto del morto!”, poi mi toccavano e io tornavo in vita “oddio! si muove!!!”.

Ma il bello doveva ancora venire: a fine serata, parte della comitiva decide di andare a bere da qualche parte. Le macchine sono poche, i posti contati, per cui mi ritrovo nel carro funebre, dietro, seduto sulla bara. Ad un certo punto l’illuminazione: e quando mi ricapita? … per cui apro il coperchio, entro, e mi stendo … e infine chiudo. Buio!

Sicché, quanti altri possono vantare aver fatto un viaggio dentro la bara e raccontarlo?

perchè gli uomini hanno i capezzoli

in un attimo di stanca in ufficio ascolto why do my heart feels so bad di moby.
il video sa molto di piccolo principe e così comincio a fare una ricerca con google (si lo ammetto: ogni tanto gugolo anche io, beh spesso … quasi sempre cia va! …  ho detto QUASI).

potenza dell’autocompletamento!
se comincio a scrivere why ho varie opzioni. la prima è why not.
già, perché no? perché non dovrei farlo? cosa mi trattiene? nulla …
e infatti vado avanti con why do. la prima scelta è una specie di presagio, un indizio che recita why don’t you do right.
già, perché non  faccio le cose giuste? cos’è che sbaglio? e soprattutto, perché sbaglio sempre?
ma io me ne sbatto e imperterrito continuo con why do m. e qui mi fermo subito, basito: solo due opzioni.
la seconda (ma con il doppio dei riferimenti) è why do men cheat, ergo: perché gli uomini imbrogliano! ma il perché lo so, o credo di saperlo o comunque non mi porterà nessun vantaggio in un dibattito futuro. immagino. ipotizzo. ma fondamentalmente me ne infischio.
per cui trovo molto più interessante e curiosa la prima why do men have nipples?
già, perché gli uomini hanno i capezzoli? non me lo sono mai chiesto, ma adesso si!

e così passo mezz’ora di troppo a cazzeggiare.

mezz’ora che termina quando torna il mio capo chiedendomi perché il documento che avevo detto di aver finito non lo era, e mi rendo conto che il mio amico Ricky, quello vero, non il telefilm degli anni 80, ha sempre ragione quando dice che la vita è un percorso coperto di indizi e che l’importante è saperli leggere.

Sull’abbandono del feticismo

ultimamente ho sentito un gran parlare di kindle, il reader per libri elettronici.

all’inizio non ne avevo un’opinione. poi ho pensato che era una mezza boiata: tanto valeva usare il pc, o uno di quei comodissimi netbook da viaggio.

l’altro giorno un articolo mi ha finalmente chiarito alcuni aspetti, sia tecnici che non.
ad esempio kindle (ma anche altri reader) utilizzano una tecnologia per gli schermi che simula la carta reale. In pratica gli schermi non sono retroilluminati come i comuni monitor, bensì c’è bisogno di una fonte di luce esterna: sole, lampadina o candela che dir si voglia.

l’articolo termina facendo considerazioni sul fatto che, come gli mp3 per la musica, gli e-reader potrebbero rivoluzionare il mercato letterario. in america pare stia già succendendo.
le ragioni contrarie a questa tesi riguardano tutte il piacere.
il piacere di annusare il libro in libreria. il piacere del possesso. il piacere arredamentale. il piacere di toccare la carta. il piacere di sfogliare le pagine, di scriverci sopra delle note, di farci le orecchie etcetera eccetera eccetera.
Tutte considerazioni condivisibili.

Quando ero adolescente spendevo tutti i miei soldi in libri (e cassette). Non che rinneghi qualcosa. Tutt’altro, sono sempre stato molto contento dei miei (purtroppo pochi) acquisti dell’epoca.

Poi come Paolo sulla via per Damasco ho cominciato a riconsiderare il tutto.
Dei piaceri tattili-olfattivi posso farne a meno. Segno forse che la fase onanista è terminata 😀
Quando prestavo un libro a mio fratello inorridivo per le orecchie e le note a lato.
Di possedere un libro non me ne frega nulla. La volta che mi hanno regalato un buono di 200 euro per la Feltrinelli ho comprato una quindicina di libri e ne ho letti solo due, e la metà sono ancora incellophanati. Se c’è qualcosa che mi interessa vado in biblioteca e mi faccio prestare il libro (che poi normalmente rendo in ritardo, tanto la bibliotecaria mi perdona ;-)), oppure, vado in biblioteca, mi faccio venire l’ispirazione e mi faccio prestare il libro (tanto la bibliotecaria non si ricorda che li consegno sempre in ritardo :-D)

Insomma, to cut a long story short, se dovessi trovarmi tra le mani uno di questi affari e scoprire che la lettura è davvero agevole, c’è disponibilità di titoli (in Italia ci vorrà un sacco di tempo) e, non ultimo, i prezzi delle pubblicazioni fossero abbattuti… per quanto mi riguarda la rivoluzione può cominciare.

e così salviamo pure la foresta amazzonica! e le schiene dei bambini, e lo spazio sulle mensole e nelle valigie, ma soprattutto potremmo davvero cominciare a comprare libri a scopo ornamentale:

no, guardi architetto, pensavo di riempire quello spazio con un metro di libri con le coste color pastello, invece sulla parete opposta vedrei meglio un’eciclopedia con la copertura in simil-pelle verde. lei che ne pensa?

Nancy

uno spende una paccata di denaro per frequentare un master nella speranza di divenire un bieco (dal momento che cinico già lo è) manager cacasoldi, e quando ormai è alla fine, l’unica cosa che capisce del discorso sul fatto che dietro ogni situazione avversa si nasconde un’opportunità, è che:

proprio durante una notte in cui non riesce a prendere sonno per colpa di un mal di schiena micidiale -segno evidente dell’età che avanza- ha l’occasione di rinfrescare i nomi degli otto figli di Tom Bradford.
A questo punto è legittimo chiedersi se l’investimento è servito a qualcosa.

Ma la constatazione che lascia più interdetto rimane sempre: ma quanto era carina Nancy!

http://www.youtube.com/watch?v=v27O1NCPxig&feature=player_embedded

volare per dummies

cercate di volare poco.
non per la paura di cadere. quello è davvero improbabile.

cercate di volare poco se volete evitare di dimenticare in che città siete la mattina quando vi svegliate.

cercate di volare poco perché aumentano le probabilità di finire in coda e prendere quindi delle schicchere alla schiena in atterraggio che neanche il vostro osteopata di fiducia potrà lenire.

cercate di volare poco per non perdere l’eccitazione di viaggiare in aereo.
cercate però di volare abbastanza da non fare la figura dei parvenu applaudendo all’atterraggio.

cercate di volare poco se avete paura di volare.
farete solo una corsa forsennata per farvi assegnare i posti sulle ali dove ci sono le uscite di emergenza con il solo risultato di non vedere nulla dal finestrino.

cercate di volare poco se siete stanchi.
rischiate di trovarvi accerchiati da una folla di nonne bergamasche che in un attacco di vitalità decidono di fare il battesimo dell’aria e una gita in giornata a roma farcendo il viaggio con una quantità impressionante di pota a voce alta. 🙂

cercate di volare poco in america.
rischiate di rimanere schiacciati sedendo in mezzo a due obesi

cercate di volare poco se avete paura e il vostro partner è un sadico.
così vi eviterete tutta una serie di discorsi sul pensa se …

cercate di volare poco se usate il cellulare come orologio.
non potendolo accendere non saprete mai quanto manca all’arrivo.

ma soprattutto, cercate di volare poco se pensate di prendere il mio volo.
mi evitate tutte le file.

6 gradi di separazione

l’altro giorno è caduto un aereo a pisa.

non ha fatto molta notizia. era un aereo militare. un volo di addestramento.
sono morti solo in 5. solo.

una delle manovre d’addestramento è il touch and go. si tratta di avvicinarsi a terra come per atterrare e una volta toccata terra con il carrello decollare nuovamente.
a volte, molto raramente, succede anche con i voli civili. quando accade la torre di controllo lo rileva e poi  presenta il conto alla compagnia aerea. si paga ogni volta che si tocca terra.

ancora non si sa come sia successo. normalmente se non ci si mette di mezzo Al-qaeda, un aereo cade per errore umano. ma il pilota era un addestratore militare esperto. un cedimento strutturale è improbabile. una folata di vento meno che mai.
forse sono stati gli uccelli: il bird striking purtroppo non è un gioco.
comunque è solo una mia ipotesi tra le tante. vedremo. ci saranno delle indagini

ad ogni modo, a parte la curiosità e la retorica commozione generale, statisticamente è difficile sentirsi parte in causa della tragedia.

poi però ci si mette la teoria dei 6 gradi di separazione. e così ieri conosci dei piloti della 46a brigata. di stanza sono a pisa. e tutto non è più così distante e asettico.

oggi ci sono i funerali.

e se conoscete neru, siete al massimo a 4 gradi di separazione dalle famiglie delle vittime.

Sono una testa di cazzo

Sono una testa di cazzo.

Predicare senza razzolare. Chiacchiera e distintivo. Fumo e senza arrosto.

Voglio essere intelligente ma sono solo banale.
Voglio essere speciale ma sono meno che mediocre.

Vorrei cambiare, io, e che il mondo si fotta.
Ma non ne ho la forza. O solo la voglia.

Crocifiggetemi se vi va, basta che non mi rompiate il cazzo.
Attaccatemi, basta che non me ne accorga.

Vorrei vivere in un altro mondo, ma mi accorgo che mi muovo nel tempo e nello spazio in questo altrove.
E mi ci muovo bene. O forse male. Non importa.

Ho la nausea.