Non lo credete anche voi?

“Abbiamo capito che i fattori emotivi, emozionali e in genere di cura del sé e dell’altro, incidono sulla durata della vita molto di più del fumo, dei geni, della vicinanza a un ripetitore, del cibo avariato o sofisticato.

…il mio modello…aveva come ipotesi l’evidenza che l’amore, in ciascuna delle sue minute declinazioni, allunga la vita. Forse perché la rende limpida e la orienta. Tuttavia avendo scomposto l’amore in minutaglie che tutti chiamano quotidianità o caso, nessuno aveva inteso la portata rivoluzionaria della nostra idea, nessuno in quell’elenco aveva ricostruito la forma delle felicità possibili e delle fortune, ed è stato meglio così, nessuno ci avrebbe ascoltato e creduto”.

Annunci

non fidarsi con moderazione #chiavedivolta2

Leggo da un libro che non mi ha entusiasmato tranne alcuni brani:

“Paul Valéry, tra le altre cose, ha scritto Quello che viene creduto da tutti, per sempre, dovunque, ha molte probabilità di essere falso. Dunque la storia non è affidabile, la realtà non è la verità, è tanto vale procedere da soli, con le proprie farneticazioni e i propri amori, anche quando gli amori sono spine e le farneticazioni buche degli imprevisti. […]

[Il protagonista] Si era convinto che le imperfezioni tengono il mondo in equilibrio e impediscono che tutto frani […] ma non bisogna confidarci troppo.”

Dunque è così che la vedo anch’io adesso. Non credo davvero a niente e nessuno. Tanto vale procedere. Così. Esattamente come sono. Con tutte le mie imperfezioni e le mie solitudini.

Qualche volta ho paura. Come sarebbe bello a volte spazzarla via. Così. Con un colpo d’occhio.

siate pioggia

“La persona che ami è fatta dal 72,8% di acqua e non piove da settimane”.

Questo l’incipit di “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin” di Johan Harstad. Lo sto leggendo in questi giorni, oltre ad altri incantevoli libri.

Vi auguro in queste feste di essere pioggia e di concimare la terra su cui poggiate i piedi. Fate attenzione a chi amate, ma poi sapete chi o cosa amate davvero?

l’aternativa

<Ho un regalo per te> disse. […] <Voglio che anche tu impari a prenderti cura di te>

[…]

Rita le raccontò di un cerbiatto che si era mangiato le verdure del suo orto. Era una femmina, e si presentava sempre da sola. A niente erano serviti piatti di latta o pezzi di sapone per tenerla lontana.

<Alla fine ho piantato un po’ di lattuga e di spinaci per lei> disse ridendo. <E lei ha capito subito che quella parte di orto era sua. Non va più a mangiare nella zona principale>.


da Il nostro riparo di frances greenslade, Keller ed.

siamo in un’era medievale

dice che la dittatura non ti lascia parlare e che la democrazia non ti lascia ascoltare.
nella prima si esegue e basta senza spazio alla critica, senza confronto; nella seconda si parla tutti senza ascoltarsi quindi senza spazio alla critica, senza arrivare a una sintesi armonica concreta.

dice che siamo diventati automi senza passioni, ci lasciamo sbattere di qua e di là come foglie al vento, con l’ipocrisia nel petto e i soldi come valore.
dice che siamo immobili muovendoci come criceti in un tempo che si sposta.

ma quanto volete durare così?

oggi quelli che chiamereste un disabile e una dissociata mi hanno letto il reale e non erano esattamente loro il disabile e la dissociata.

com’è difficile vivere in un’era di passaggio.

IMGP4611.JPG

equilibrio dinamico

nasce tutto da un’esigenza. e se non nasce, quell’esigenza non ce l’hai?
mi dicono tutto bene ma io leggo merda.
di cosa abbiamo bisogno chiedo.
dicono un equilibrio dinamico.

nel frattempo ho scritto mille post, ho vissuto mille vite; ma non qui.

dicono che per sopravvivere dovremmo cercare il nostro equilibrio ma per vivere è quello dinamico che va cercato. è necessario imparare a conoscere i venti e la gravità.
è come andare col surf, se non sposti il tuo equilibrio cadi. devi solo andare avanti , il vento e la gravità di dicono come.
dicono che senza stress non andremmo avanti, non sposteremmo quel punto di equilibrio. resteremmo fermi, sospesi senza meta.
dice che ci salverà la moderazione. un imprevisto è la sola speranza.

IMG_0557.JPG

semplificala

20140101-172706.jpg

un buon inizio anno con una doppia malattia mi costringe a viziarmi da una poltrona all’altra meditando buone attività.

iniziare col trarre il meglio da ciò che accade.

continuare.

tagliare ove possibile e soprattutto semplificare porgendo il fianco alla complessità.

l’idea mi viene da un bel librino che ho giusto finito in questi giorni. di john maeda, si intitola le leggi della semplicità.

ve lo consiglio.

buon anno.

valichi

poco meno di un mese fa ho compiuto gli anni. una data tonda, bella.

ho passato gli ultimi dieci anni a vivere continuamente in un’alba dentro l’imbrunire; veramente figo -a volte e sempre dopo-.

ho compiuto gli anni e mi hanno citato f. dostoevskij e b. eno.

del primo hanno detto che vivere oltre la mia età è di cattivo gusto. e infatti ho deciso di vivere questa né quella che mi attribuiscono.

del secondo hanno detto che se ho un problema e non riesco a risolverlo devo pensare a un contesto dove il problema è una soluzione. ci devo riflettere su.

ho compito gli anni dunque e senza volerlo ho cambiato storia e continente.

sono in sudafrica, la casa dove vivo ha uno studiolo vittoriano con una vista molto bella.

il pomeriggio me ne vado a camminare in riva al mare.

comincio a conoscere le mille contraddizioni di questo paese e del nostro. l’italia da qui ha tutta un’altra forma.

quando tornerò avrò iniziato e deciso il mio prossimo decennio. sicuramente sarà una nuova storia.

cheers.

 

sono gli individui che cambiano la società (cit.)

simpaticamente mi pare che cerchino di distruggere la democrazia facendoci credere che la sua conquista sia il voto.

se penso a come si conquistano i voti.

ma è la molteplicità delle idee che porta, alcune delle quali contraddittorie a fare la differenza; è la molteplicità delle opportunità e una indiscussa qualità della dignità alla quale si tende per orgoglio.

come dice doris lessing “stiamo vedendo il prezzo che la società deve pagare per il fatto di insistere su un modo di pensiero ortodosso, semplicistico, fatto si slogan”.

non so dire da che parte stia andando la società. beh non necessariamente in discesa, forse su un piano oppure per dossi, potrebbe arrancare verso qualcosa, certo è che sarà l’individuo a darle impulso, l’individuo che riconosce se stesso.

è che mi pare che questo surrealismo moderno, fatto di iperrealismo dei dettagli dove non funziona per niente l’insieme, non giovi tanto alla salute. perché iperrealismo dei dettagli non è approfondire, non è andare in profondità, è lì dove si nasconde il diavolo, dicevano. e tutto finisce in vacca, o per essere più eleganti direi che finisce in uno squallido squallore.

e dunque perché non tornare al dettaglio dell’hic et nunc, accennare al chiacchierato marchionne, e rilevare che è un falso problema quello di questi giorni: il nostro paese ha già perso da tempo. ha perso una sfida importante, quella di progredire, differenziandosi magari. questo ci siamo detti giusto l’altra sera.