l’aternativa

<Ho un regalo per te> disse. […] <Voglio che anche tu impari a prenderti cura di te>

[…]

Rita le raccontò di un cerbiatto che si era mangiato le verdure del suo orto. Era una femmina, e si presentava sempre da sola. A niente erano serviti piatti di latta o pezzi di sapone per tenerla lontana.

<Alla fine ho piantato un po’ di lattuga e di spinaci per lei> disse ridendo. <E lei ha capito subito che quella parte di orto era sua. Non va più a mangiare nella zona principale>.


da Il nostro riparo di frances greenslade, Keller ed.

Annunci

siamo in un’era medievale

dice che la dittatura non ti lascia parlare e che la democrazia non ti lascia ascoltare.
nella prima si esegue e basta senza spazio alla critica, senza confronto; nella seconda si parla tutti senza ascoltarsi quindi senza spazio alla critica, senza arrivare a una sintesi armonica concreta.

dice che siamo diventati automi senza passioni, ci lasciamo sbattere di qua e di là come foglie al vento, con l’ipocrisia nel petto e i soldi come valore.
dice che siamo immobili muovendoci come criceti in un tempo che si sposta.

ma quanto volete durare così?

oggi quelli che chiamereste un disabile e una dissociata mi hanno letto il reale e non erano esattamente loro il disabile e la dissociata.

com’è difficile vivere in un’era di passaggio.

IMGP4611.JPG

equilibrio dinamico

nasce tutto da un’esigenza. e se non nasce, quell’esigenza non ce l’hai?
mi dicono tutto bene ma io leggo merda.
di cosa abbiamo bisogno chiedo.
dicono un equilibrio dinamico.

nel frattempo ho scritto mille post, ho vissuto mille vite; ma non qui.

dicono che per sopravvivere dovremmo cercare il nostro equilibrio ma per vivere è quello dinamico che va cercato. è necessario imparare a conoscere i venti e la gravità.
è come andare col surf, se non sposti il tuo equilibrio cadi. devi solo andare avanti , il vento e la gravità di dicono come.
dicono che senza stress non andremmo avanti, non sposteremmo quel punto di equilibrio. resteremmo fermi, sospesi senza meta.
dice che ci salverà la moderazione. un imprevisto è la sola speranza.

IMG_0557.JPG

semplificala

20140101-172706.jpg

un buon inizio anno con una doppia malattia mi costringe a viziarmi da una poltrona all’altra meditando buone attività.

iniziare col trarre il meglio da ciò che accade.

continuare.

tagliare ove possibile e soprattutto semplificare porgendo il fianco alla complessità.

l’idea mi viene da un bel librino che ho giusto finito in questi giorni. di john maeda, si intitola le leggi della semplicità.

ve lo consiglio.

buon anno.

valichi

poco meno di un mese fa ho compiuto gli anni. una data tonda, bella.

ho passato gli ultimi dieci anni a vivere continuamente in un’alba dentro l’imbrunire; veramente figo -a volte e sempre dopo-.

ho compiuto gli anni e mi hanno citato f. dostoevskij e b. eno.

del primo hanno detto che vivere oltre la mia età è di cattivo gusto. e infatti ho deciso di vivere questa né quella che mi attribuiscono.

del secondo hanno detto che se ho un problema e non riesco a risolverlo devo pensare a un contesto dove il problema è una soluzione. ci devo riflettere su.

ho compito gli anni dunque e senza volerlo ho cambiato storia e continente.

sono in sudafrica, la casa dove vivo ha uno studiolo vittoriano con una vista molto bella.

il pomeriggio me ne vado a camminare in riva al mare.

comincio a conoscere le mille contraddizioni di questo paese e del nostro. l’italia da qui ha tutta un’altra forma.

quando tornerò avrò iniziato e deciso il mio prossimo decennio. sicuramente sarà una nuova storia.

cheers.

 

sono gli individui che cambiano la società (cit.)

simpaticamente mi pare che cerchino di distruggere la democrazia facendoci credere che la sua conquista sia il voto.

se penso a come si conquistano i voti.

ma è la molteplicità delle idee che porta, alcune delle quali contraddittorie a fare la differenza; è la molteplicità delle opportunità e una indiscussa qualità della dignità alla quale si tende per orgoglio.

come dice doris lessing “stiamo vedendo il prezzo che la società deve pagare per il fatto di insistere su un modo di pensiero ortodosso, semplicistico, fatto si slogan”.

non so dire da che parte stia andando la società. beh non necessariamente in discesa, forse su un piano oppure per dossi, potrebbe arrancare verso qualcosa, certo è che sarà l’individuo a darle impulso, l’individuo che riconosce se stesso.

è che mi pare che questo surrealismo moderno, fatto di iperrealismo dei dettagli dove non funziona per niente l’insieme, non giovi tanto alla salute. perché iperrealismo dei dettagli non è approfondire, non è andare in profondità, è lì dove si nasconde il diavolo, dicevano. e tutto finisce in vacca, o per essere più eleganti direi che finisce in uno squallido squallore.

e dunque perché non tornare al dettaglio dell’hic et nunc, accennare al chiacchierato marchionne, e rilevare che è un falso problema quello di questi giorni: il nostro paese ha già perso da tempo. ha perso una sfida importante, quella di progredire, differenziandosi magari. questo ci siamo detti giusto l’altra sera.

farcela o non farcela non è questo il problema

ho detto che mi sono abbonata alla rivista internazionale? adesso al sabato ho due impegni importantissimi: aspettare il postino e coccolare i mici. poi può iniziare la giornata.

stamattina, con una mano sfogliavo il giornale e con l’altra affondavo le dita nel pelo di gatto quando mi sono imbattuta nella posta di milana runjic. non mi piace sempre questa scrittrice croata, ma quando mi piace, mi piace tantissimo.

non importa che ho ancora poco tempo, mi metto adesso a mezzanotte e mezza a trascrivere quello che ha scritto nel suo spazio e mi riprometto di riguardamelo qualche volta, quando lo sconforto avanza.

la domanda di una lettrice è stata: un brutto voto potrebbe condizionare il mio futuro?

ma avrebbe anche potuto essere, un pensiero negativo giustificato potrebbe condizionare il mio futuro?

pensieri come questo ci impediscono di dare il meglio. quando dovevo sostenere un esame importante ceravo di avere un atteggiamento distaccato. ero agitata fino a cinque minuti prima di sedermi davanti al professore. poi cominciavo a pensare che la mia vita fosse più importante di tutto quello che sarebbe successo in quella stanza. più abbiamo paura di qualcosa più gli diamo importanza più aumentano le possibilità di sbagliare. forse lo scopo della vita è imparare a non avere paura. non significa che dobbiamo essere indifferenti, ma che dobbiamo saper dare il giusto significato a quello che ci succede: una sconfitta, con il tempo, si può trasformare in una vittoria. se ci guardiamo intorno, possiamo sempre trovare una vita d’uscita. la sconfitta è un aspetto normale e inevitabile della vita. se dovesse andar male l’esame, non sarà la rovina di tutte le speranze e di tutte le tue aspettative, ma solo qualcosa che ti spingerà a pensare in modo più dinamico alle tue prossime imprese. devi sempre cercare di impegnarti al massimo, ma non devi sentirti in colpa per un risultato negativo. l’esito finale dipende anche da cose che non possiamo controllare: il destino, la fortuna, le vibrazioni universali, “la musica delle sfere”, per dirla come gli antichi greci.

amo i colori, tempi di un anelito inquieto*

dunque a che punto sto? sono al colore. sono alla graziosa luminescenza del colore. e dunque anche la piccola dresda, la mia adorata casa nuova, sta prendendo forma al colore.

ho due stanze attigue, due stanze che sono due trapezi; i lati obliqui si incontrano; il muro che unisce i due trapezi è stato in parte abbattuto a formare un grande arco squadrato. una delle due stanze è la sala. nella sala ho colorato la base del trapezio di verde. è un verde boston.

poi ho la camera. una parete l’ho colorata di prugna. è un prugna praga.

e c’è l’ingresso. nell’ingresso appenderò una fotografia molto grande in bianco e nero che ritrae un uomo dai capelli bianchi che soffia sulle bolle di sapone. la parete dell’ingresso è grigio lilla. è un grigio parigi.

mi restano ancora due pareti da colorare. una della cucina e la base del secondo trapezio.

se ti metti in mezzo alla sala potrai vedere parte di tutti i muri colorati.

a parte che questa cosa, oltre ad essere una goduria, è anche una figata, devo decidermi a scegliere gli ultimi colori. ho deciso di condividere questa scelta e ho chiesto in giro.

in fondo come dice bruno taut** in un motto preso da paul scheerbart, character is merely obstinacy, i move in all directions.

mi hanno chiesto che colori hai già scelto? ho detto verde boston, grigio parigi e prugna praga. di seguito sono arrivate le proposte.

per la stanza:

bianco niglio

rosso malpelo

giallo/viola los angeles

rosso ferrari ma forse volevano dire ferrara

arancio provenzale

lavanda antibes

malva istambul

iuta art déco

per la cucina:

giallo burro siviglia

pelle scamosciata helsinki

qualcuno ha altre idee che aiutino la mia confusione?

devo far nascere una stella.

prometto che poi invito tutti a cena.

***

** mi ha sapientemente detto la mia amica arkika che bruno taut è un architetto tedesco nato nel 1880 e morto nel 1938, il quale impiegò il colore come strumento educativo finalizzato al “risveglio della consapevolezza”. fece ricorso alle più diverse valenze del colore: il colore come espressione di gioia di vivere, come mezzo per educare alla cultura, come oggetto di identificazione, il colore come strumento creativo a basso prezzo, ma anche come elemento necessario all’architettura moderna. stica.

*amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irresolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici “perché” del mio respiro. (alda merini)