Sopravvivere al proprio funerale

Il lugubre corteo ricomincia a festeggiare …

Trattasi né di paradosso, né di bozza per canzone di Sergio Caputo.

Oggi è carnevale. O meglio, è carnevale in tutto il mondo tranne che a casa mia dal momento che lì sarà sabato. Ma visto che non sono a casa, oggi è carnevale! Volente o nolente. Dolente o piacente.

Sicché oggi è carnevale e mi ricordo, sì! io mi ricordo, di quella volta che organizzammo un funerale. E mentre noi ci stupivamo nel vedere gli altri …

– guarda quello s’è vestito da Elio …
– no, guarda! Quello E’ ELIO!!!
– oh, ma allora il monociglio esiste davvero!!! INCREDIBILE!

gli altri si stupivano di più a vedere noi sfilare in centro:
4 ante di un armadio e  un mio amico costruì la bara. Qualche lumino e un paio di vecchi lenzuoli grigio/viola ed ecco che il fiorino del lavoro divenne un carro funebre. 4 ragazzi belli prestanti vestiti di nero come becchini per trasportare a spalla la bara (che a proposito pesava uno sproposito). Un futuro avvocato di grido mascherato da prete a improvvisare, da anticlericale qual’era, sermoni blasfemi. E in coda una pletora di comari piangenti, parenti inconsolabili, amici mortificati e un campionario umano tra i peggiori mai visti.

E io? … io che di solito mi organizzo all’ultimo secondo stavolta ebbi l’IDEA: faccio lo zombie!
Il che in pratica voleva dire fare di sera ciò che sono la mattina! :-D.
Jeans strappato, camiciona da boscaiolo di flanella bucata, un paio di evidenziatori spalmati sul viso per esaltare il colorito plumbeo e una bomboletta di lacca fregata a mia sorella  per farmi stare in piedi i capelli lunghi dell’epoca. Et voilà, il vostro zombie, personale, automatico, ricaricabile e non è pronto!

Durante il corteo, con lo sguardo inebetito, le braccia penzoloni e due km di lingua fuori dalla bocca, saltavo qua e la come una mosca fastidiosa cercando di spaventare gli ignari passanti e abbrancare senza troppo successo le  ragazze.
Ogni tanto ci fermavamo per far rifiatare i becchini e io mi infilavo immobile dentro la bara. La gente passava e mormorava “guarda! dentro hanno pure il bambolotto del morto!”, poi mi toccavano e io tornavo in vita “oddio! si muove!!!”.

Ma il bello doveva ancora venire: a fine serata, parte della comitiva decide di andare a bere da qualche parte. Le macchine sono poche, i posti contati, per cui mi ritrovo nel carro funebre, dietro, seduto sulla bara. Ad un certo punto l’illuminazione: e quando mi ricapita? … per cui apro il coperchio, entro, e mi stendo … e infine chiudo. Buio!

Sicché, quanti altri possono vantare aver fatto un viaggio dentro la bara e raccontarlo?

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