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se cercando alice trovo tutte le donne

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

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se fossi nella casa editrice, ho pensato, questo libro lo promuoverei ovunque.

invece la marcos y marcos ha deciso alcune date italiane quasi nascoste per camilla trinchieri.

un teatro comunale a valperga (torino), una villa a monticello brianza (lecco), tre librerie in sardegna, una a palermo, una a firenze e dentro un evento dedicato all’editoria a roma. secondo me le ha scelte più per le location e per le vacanze annesse.

comunque.

camilla trinchieri ha scritto due libri, quello a cui mi riferisco è appena uscito e si chiama cercando alice.

camilla trinchieri è una tizia nata a praga, vissuta negli stati uniti e a roma, è figlia di un diplomatico italiano e un’americana. gli stessi ingredienti che si trovano nel libro.

e allora ho pensato che la casa editrice ha fatto bene a scegliere posti così, come dire, di nicchia. perché la prima cosa che faresti incontrando camilla è chiederle della sua vita, quanto c’è di vero e di suo in quella storia che ha scritto; allora sì che perderesti la storia e i personaggi, ti scivolerebbero dalle mani in una banalità disarmante.

ed è facile che le faranno quelle domande dementi. peccato. deve essere una roba terribile rispondere a certi interrogativi. proprio quando hai lasciato il libro che a quel punto non ne puoi più e ti viene anche un po’ di vomitillo a riprenderlo in mano e sembra magari di parlare di un morto appena dopo il funerale per spiegare perché e come è morto, quando lo vorresti lasciare riposare in pace. qualcosa che se non sei un medico legale nell’anima non ce la fai.

insomma fare domande inopportune a un autore appena ha pubblicato un libro è qualcosa di aberrante, bisognerebbe farle al libro. tipo com’è ad essere sfogliato? che faccia ha fatto la massaia gina quando è arrivata a pagina 195? e il signor achille che ha pensato di alice? ha detto tutte uguali ‘ste donne? e di aldo? credi che non si sia sentito toccato da un uomo così? credi che abbia detto d’un fiato no io mai? che effetto fa quando ti prendono in mano e ti ripongono? ti piace la tua copertina? preferisci una biblioteca o una libreria? quando ti hanno tagliato hai pianto o hai provato un senso di libertà?

perché il libro è bello ma bello bello. non è un’opera narrativa di quelle che dici “caspita!”. tipo che se leggeste il primo paragrafo dell’airone di giorgio bassani mi capireste. ma è una storia bellissima.

si svolge durante la seconda guerra mondiale, è raccontato a due voci: quella della figlia e quella della madre a dodici anni di distanza.

si parla di disfatte, di bene e male, di morte, di buoni e cattivi. se ne parla per mettere tutto questo da parte perché nella storia non ci sono né vincitori né vinti, non c’è bene e male, non c’è solo bianco e nero, tutto si mescola per mettere in luce l’umanità per quello che è.

ci sono profili di donna bellissimi. ne senti il profumo. ci sono luci e ombre e ci sono colori, ci sono odori.

tutte le donne del racconto potrebbero essere una donna sola. ci sono le persone, vere, vive.

se ho naso, il lavoro di editing è stato determinante. c’è un filo rosso che segue tutto il profilo del libro. un filo dolce e delicato che dona dignità alle ombre che alitano lungo le righe.

è un rosso bordeaux. se vi piace il rosso bordeaux e non lo trovate fuori moda, leggetevi il libro. se avete voglia di conoscere le donne, leggetelo; se vi siete detti almeno una volta nella vita che a volte la guerra è inevitabile, leggetelo. non c’è scampo per chi ha certezze. non c’è scampo dalla guerra. come non c’è scampo dalla vita, soprattutto se la si vuole vivere fino in fondo.

alice per me è una donna bellissima. e per questo senza scampo. ma verrà un giorno in cui sarà possibile essere donne bellissime con una via di fuga per tornare a casa.

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4 commenti

  1. Quad ha detto:

    Quando è a Valperga? Ci andiamo insieme, così fai una visita al blocco torinese.

  2. neru ha detto:

    quad caro la domanda è quando è stato! il 6 marzo! restano solo le date di firenze e roma. peccato non avere il fronte fiorentino! d’altronde non avrei nulla da dire né da chiedere. non così è stato per herta muller per la quale andai a mantova con una volontà di ferro. ma lì si trattava di un modo di scrivere.

    però una reunion si potrebbe sempre organizzare, no? peccato che abbiate (!) sempre questo fondo schiena pesante! 😀

    dai quaddino che ne è passata di acqua sotto i ponti dall’ultima volta e non credo di averti ancora perdonato quella fuga da milano! 😉

  3. Erika ha detto:

    Abbiamo letto il post, recapitato via e-mail dall’editore Marcos y Marcos e fotocopiato dal libraio presso il quale abbiamo presentato Alice, ieri, a Palermo.
    La tua recensione è bellissima. Nonostante la mancanza di un “fronte fiorentino”, ci piacerebbe molto se riusciste (ma chi? voi plurale? circolo dei lettori? bloggers?) a venire a Firenze, o al limite a Roma. Le cose da dire, o da chiedere, per chi legge come leggi tu, di certo non mancheranno.

    Camilla Trinchieri e Erika Bianchi (traduttrice)

  4. neru ha detto:

    ehi quanta gentilezza. mi pare tutto troppo. grazie, è uno di quei complimenti da tirare fuori dal cassetto nei momenti bui.

    però ecco, adesso sono contrariata ché mi dispiace non aver detto del traduttore. se l’editor è il mago, il traduttore è alchemico, tavolta l’alchimista.

    sul fatto del fronte, quando fra blogger ci si piace in quanto blogger, si finisce per incontrarsi anche nella realtà. ho puntelli a milano e dintorni, torino, padova, bologna e roma. dunque niente firenze.
    la data è un po’ terribile, visto che è un martedì ma siccomeché ho la curiosità genetica e pure quella felice gratitudine degli incontri magari mi arrangio. però. c’è un però. se dovessi mai arrivare in quella bellissima città che si chiama firenze ed entrare alla libreria edison, io nella mia persona voglio porre un’unica domanda.
    e precisamente: ma quanto c’è di autobiografico nel libro? 😀

    il resto del tempo lo impiegherei con chiacchiere da donne…ça va a
    sans dire..

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