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il falso mito del senso materno

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

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è arrivato prima il figlio. indolente, stralunato, studente di filosofia con scarso scarsissimo interesse. non guarda negli occhi, qualcuno pensa che prima o poi farà un gesto insano. lo so che dovrei stare zitta ma l’ho guardato e dopo averlo guardato non ho potuto chiedergli perché? perché studi quando è evidente che non t’interessa? perché odi la realtà?

poi è arrivata la madre. perfetta tranne un labbro troppo grosso, precisa, sofisticata, tutta d’un pezzo. ho guardato anche lei. mi ha chiesto delle precisazioni sul figlio, su suo figlio. avrei voluto dirle che quel ragazzo è maggiorenne, avrei voluto dirle che era lui a doversi informare sulle conseguenze delle proprie azioni. invece le ho risposto argomentando le precisazioni, le ho detto che suo figlio aveva seguito una procedura che anche lei aveva fatto a suo tempo ed evidentemente senza pensarci vi aveva acconsentito.

infine è arrivata una madre. le brillavano gli occhi. mi ha detto sai sono incinta. le ho chiesto a quanto siamo. mi ha risposto siamo al quinto. sei felice le ho chiesto. tantissimo. ero felice anch’io. tantissimo.

la madre si è girata verso quella donna dagli occhi grandi per annunciarle la sua meraviglia. che coraggio! ci vuole predisposizione, ha detto, io ho subìto i figli. è terribilmente faticoso. ne ho avuti due e mi sono bastati, sarebbe stato meglio nessuno. li ho cresciuti però. sono cresciuti educati almeno.

caro mio lettore che passi di qui, io vorrei dirti che il senso materno non è reale, che vale per alcune e non per tutte. che la televisione, i film, una cultura millenaria che sa bene dove vuole arrivare ci bombarda di queste minchiate, di sposarsi prima che i giochi siano finiti, che mettere al mondo un figlio è bello a prescindere, che da soli non si è niente, che siamo tutte fatte per essere madri.

balle. tutt’al più siamo fatte per procreare. ma prima ancora siamo fatte per essere noi stesse.

se li mettete al mondo per tenervi un uomo, per non sentirvi sole, per dare un senso veloce ma che dura per sempre a una vita che non sapete più di chi è, pensateci bene. pensateci prima. e quando lo fate, se lo fate lo stesso, va bene, contornatevi di madri almeno.

e se invece avete solamente paura. beh, l’unica cosa di cui bisognerebbe aver paura è la paura stessa disse roosevelt.

non tutte le donne possono avere figli, non tutte le donne possono essere madre. non c’è nulla di terribile in queste due affermazioni. è bene che lo si dica.

per tirare su una vita, anche la nostra, ci vuole tantissimo amore o una volontà di ferro.

alla fine, che si sappia, restiamo sempre soli. è bene saper restare con se stessi.

occhei basta, per questo mese ho finito con i polpettoni.

grazie caro lettore che hai tenuto duro. anch’io.

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23 commenti

  1. Quad ha detto:

    Cara neru, non hai tutti i torti, però perché tiri dentro pure il figlio? Perché è cresciuto male? Beh, ma quello non dipende da quanto una madre è capace a fare la madre.

  2. ARKIKA ha detto:

    bello, ci voleva proprio un post così, per me oggi, per me ora 🙂

  3. neru ha detto:

    quad perché è cresciuto visibilmente senza amore. in genere si preferisce essere ineducati e amati che il contrario. è una vita ancora più difficile purtroppo.

    sono contenta arki!

  4. RO ha detto:

    Quanta referanza alla solitudine in questo post cara neru, è brutta lo so…la solitudine dico:). Che non tutti siano in grado di essere padri o madri è un dato di fatto, che siano impossibilitati per cause fisiche o diciamo di “predisposizioni” è altre tanto vero. Ci hanno creato per poi procreare e cosi perdurare nel tempo anche questo. Ma un figlio/a ti puo anche cambiare la vita, di fatto lo fa, persone come quella su che descrivi non superano in numero a quelle che invece provano gioia e infinito amore portandoli a questo mondo. Sei troppo fatalista al dire RIMANIAMO SEMPRE DA SOLI non sono d’accordo non tutti…non sempre. Averli (loro) en un qualcosa che va sentito non capito.

  5. neru ha detto:

    ro all’inizio e alla fine sei sempre da solo, nel frattempo impiegati come meglio credi. sono piuttosto convinta di questo. e guarda che non do una valenza negativa alla mia affermazione.
    sono d’accordo con te, la vita va sentita e non capita, non tutta almeno.

    quello che volevo dire è che troppo spesso noi donne facciamo -e ci fanno dipendere- il nostro valore dalla capacità di procreare e dall’essere madri. non siamo solo questo. a volte non possiamo nemmeno procreare e non per questo valiamo di meno, a volte non siamo proprio madri. ci sono donne che non hanno figli e sono madri e viceversa. quello che voglio dire è che abbiamo il diritto di essere noi stesse e di non sentirci sbagliate se non rientriamo nei canoni e nell’immagine che hanno costruito per noi chi di noi ha troppo spesso timore…relegare a un ruolo qualcuno senza dare la possibilità di scegliersi e di capire qual è il proprio ruolo è ingiusto.

  6. willyco ha detto:

    partendo da angoli diversi siamo arrivati allo stesso incrocio Neru, ma io sono un uomo e per un uomo figliare è senso di continuità, trasposta attraverso un altro corpo. Credo che i sensi di colpa delle non madri, prima di una origine ancestrale, abbiano avuto una formalizzazione maschile. In te sento il rifiuto dei ruoli, è bello e forte, faticoso a volte, perchè persegue un completamento attraverso la tua testa anzichè i canoni codificati. Intorno ai 40 anni le donne fanno i conti con questa scelta/possibilità. Non è facile rinunciare o insistere. Se avessimo più tolleranza civile nei confronti di chi davvero vuol fare il genitore, una parte di questi problemi scomparirebbero. e non sarebbero sublimazione, ma scelta consapevole.
    Mò ci penso ancora.
    😉

  7. RO ha detto:

    In che sempre da soli cara neru?. Tu avrai una famiglia giusto? (padre, madre ecc.) sei nata da qualcuno, sei stata cresciuta da qualcuno, avrai fatto le tue scelte a volte anche condividendole con qualcuno, giusto?. Non eri da sola, giustamente sei cresciuta anche da sola ma non completamente sola, credo, spero. Le donne in quanto persone hanno un valore humano et spirituale, le etichette della nostra società maschilista (ho letto che siamo nell’ultimo gradino in Europa cioè stramaschilisti vicini alla Grecia, Spagna) vanno sicuramente bandite stirpate. Da quello che ho letto sul tuo bel blog mi pare che te sei abbastanza te stessa, brava. E penso che avrai dei figli…se non li hai già e la tua vita cambierà…se non è cambiata già. Vedrai 😉

  8. Elis ha detto:

    Uff. E io che sono emozionatissima e impazientissima solo perchè la mia gatta è incinta e io voglio un esserino piccolo piccolo su cui riversare tutto il mio amore.
    Tesoro se vieni, sarei felicissima di regalarti un piccolo Milietto malo come la madre. Chè quella, non è capace davvero a fare la madre.
    (ha una pancia enorme che tuttavia non le impedisce di dormire SOPRA le porte, saltando da terra. Non chiedetemi come fa chè è un mistero pure per noi)

  9. neru ha detto:

    willy sono d’accordo sui quei sensi di colpa di formalizzazione maschile, non sono d’accordo sul rifiuto dei ruoli tranne quelli stabiliti a priori. e non credo che le donne debbano fare i conti intorno ai 40 anni ma in qualsasi momento della propria vita anche a 60 anni…come dicevo ci sono molti modi di essere madre…inoltre credo che una donna verso i 40 non dovrebbe porsi problemi o fare i conti con la procreazione, se li dovrebbe fare molto prima. nel senso. al futuro non si pensa nel futuro ma si “pensa”, “si desidera”, “si opera” nel presente e non con scelte di comodo perché allora ti sei già dato per vinto. mi spiego?

    ro che carino!certo che sono sempre con qualcuno! anxi sono molto fortunata in questo ma quando nasci e quando muori sei solo, nelle scelte importanti sei solo, nel prendere in mano la tua vita sei solo. non ci sono alternative credo ed è giusto che sia così. gli altri sono compagni di viaggio. e il viaggio è più o meno bello anche in relazione a chi hai scelto a chi hai incontrato.
    e sì, la nostra è una società maschilista. e cavolo! grazie! mi piacerebbe avere figli. chissà!

    elis sìsìsìssìì vengo a roma a prendere il piccolo milietto e sarai tu e lui a decidere se e come e quando. ma un giro a dire ehi tu benvenuto lo faccio eccome!

  10. Elis ha detto:

    Devi! Sempre che non gli faccia del male a quei poveri gattini. Oggi è scesa saltando dal terrazzo al primo piano di mia zia (dio solo sa che cavolo ci è andata a fare lassù)!
    Comunque sarei felicissima che tu avessi un malo-milio… che faccio prenoto??

  11. neru ha detto:

    mi sembrano buoni presupposti per stare in compagnia di un gattino che mi somiglia! prenota prenota che se arriva da te mi è anche più caro!

  12. Elis ha detto:

    Si si si, e io sono più felice se so che lo hai tu!!

  13. willyco ha detto:

    quand’è che l’esperienza diventa presunzione? Sto riflettendo su di me Neru, su ciò che ho visto, sentito, partecipato, poi ognuno segue una strada. Quanto convezionale od originale sia, dipende. Credo che per un maschio il punto di verifica sia quando capisce che non riuscirà più a straviziare come prima e che qualcosa si è consumato. Non manca il futuro, solo non ripeterà il passato e pur non essendo poco qualche insicurezza da cessata abitudine, inquieterà. Le donne sono singole e plurali e un continente sempre affascinante.

  14. RO ha detto:

    Quando nasci c’è tua madre che ti sta accanto talvolta anche tuo padre (non sei da sola/o almeno fisicamente certo a volte a qualcuno capita il contrario).
    Nelle scelte importanti puoi anche prendele da sola ma anche insieme ad altre persone non sempre da sola/o. BEH allora quando avrai i tuoi figli la tua vita cambierà è scontato…almeno come la vedo io.

  15. neru ha detto:

    elis ^^

    willy chi è l’oggetto dello straviziare? mi manca questo per capire.
    mah, le donne come dice il titolo di un libro di maria stella conte sono una terza persona singolare.

    quando avrò dei figli e se li avrò ro, allora ti manderò un’email per farti sapere. cmq sì è un’esperienza unica. me l’hanno detto tutti. ma vedi i figli non sono un’eperienza…

  16. willyco ha detto:

    l’oggetto dello stravizio siamo noi stessi e qualcosa muta quando non ci riceviamo più. Terza persona singolare? Mah, non c’ho mai pensato, è una persona che mi è lontana, meglio il tu o il voi, però ci penso.

  17. neru ha detto:

    ah ho capito willy! è sempre la solita cosa che per apprezzare qualcosa la si deve sudare…ma quando la si ottiene bisognerebbe capire che non è un trofeo pittosto un punto da cui partire. non trovi?

    la donna è lontanta caro willy. ma è bello. potrebbe essere una continua scoperta.

  18. missminnie ha detto:

    pensi che i figli non siano un’esperienza? io penso che lo siano. la più grossa esperienza che si possa fare, a parte la morte. un salto nel vuoto tremendo, tanto forte da dare le vertigini. perchè quando annunci che sei incinta ti arrivano addosso millenni di storie femminili, di madri perfette e madri assassine , di madri dolenti e madri debosciate e ti si chiede subito adesso tu chi sei? una perfetta? una debosciata? una dolente? una che mangerà i suoi figli?…ogni giorno si diventa madri, ogni giorno sperimenti su te stessa tutti quei ruoli, ogni giorno vivi l’esperienza del non sapere ancora. ti vengono poste domande alle quali non sai rispondere ma devi rispondere, lenire piccoli o grandi dolori, perchè quello è il tuo ruolo, gioire per un voto a scuola che tu hai preso altre tremila volte, dare stabilità perchè è della stabilità che i bambini hanno bisogno.
    se una non se la sente di dover continuamente affrontare esperienze è meglio lasci perdere : non è obbligatorio, come di dici tu.
    ma di madri assassine, purtroppo, ne nascono ogni giorno.

  19. Tereza ha detto:

    mi sei piaciuta molto: sbucciata di ogni enfasi, di qualsiasi tono dichiarativo- ideologico, ché le ideologie sbatticoglioni si imbastiscono pure a suon di dichiarazioni zuccherose, magari accuratamente addomesticate e filtrate in lingua attuale, persino politically correct, ma lo stesso vecchie e banalmente superate.
    Ed hai parlato di esperienze e non di ruoli, finalmente: le esperienze sono infinite, i ruoli invece son sempre quelli: spesso insopportabili e fatti solo per sentirsi uguali agli altri, importanti agli occhi di qualcuno o dei più, con qualosa di cui poter parlare e vantarsi (scioccamente).
    :

  20. neru ha detto:

    ciao minnie!
    penso che i figli siano un’esperienza da un particolare punto di vista, uno dei tanti che la madre e donna vive nel corso della sua vita.
    in verità a me sembra che i figli prima di tutto siano vita, indipendente da noi e da noi al contempo dipendente per aderire al mondo.
    non sono madre e quindi lungi da me dal pontificare. io penso solamente -guardandomi dentro, ascoltando molti e osservando tanti- che i figli chiedano e abbiano bisogno di una sola cosa in fondo: di amore, di quello vero, puro, quello disinteressato, quello che è un sorso d’acqua fresca. e non interessano a nessuno le modalità e i tempi, basta che amore ci sia e sia vissuto.
    una cosa, che vale per me almeno, è che per amare qualcuno è necessario amarmi; non mi riferisco all’egoismo ma all’amare se stessi per come si è e dunque imparare a conoscersi nel tatto, nel pensiero, nel desiderio, nella passione, nelle stanchezze e meschinità.
    hai letto il bel libro di concita di gregorio sulle madri assassine? forse sono presuntuosa nel dirlo ma credo che quelle madri tutto quello -ciò che implica amarsi- non se lo siano permesso, più tante altre cose tipo che magari non sono state amate…e il cerchio non si chiude mai. personalmente cmq, non colpevolizzo le madri assassine, no. non le giustifico ma non le colpevolizzo.

    tereza grazie. penso che a volte i ruoli siano necessari cmq. ma sono anche convinta che sono abiti da indossare all’occasione e quindi bisognerebbe che ci calzzassero almeno un po’…

  21. Tereza ha detto:

    Ovviamente quando ho fato riferimento ai ruoli ho pensato ai ruoli solo indotti, non partecipati, o usati come schermo ed esibizione del sé ipertrofico-ma-che-non-c’è perché nulla o quasi nulla lo supporta.
    Altrettanto ovviamente condivido con te il presupposto che i ruoli a volte sono necessari e, in alcuni casi, irrinunciabili e non cedibili: e qui penso al ruolo di genitore.
    Il problema alla fine potrebbe ridursi alla sola capacità/attenzione/cura e tenacia nel separare e tenere separati i ruoli che “servono” e sono irrinunciabili da quelli che servono solo a certificare sé stessi: quelle sono interpretazioni e neanche- purtroppo- dotate di spirito autocritico e- perché no?- sanamente ridanciano…:-))
    Ciao

  22. neru ha detto:

    sì mi pareva di aver colto ma siccome sono tendenzailmente rompipalle, puntualizzo che non si sa mai.
    io il “sé ipertrofico-ma-che-non-c’è” me lo rivendo! e ugualmente mi coccolerò “i ruoli che servono a certificare se stessi” perché è questo che facciamo per paura, il più delle volte, per sottostima di un io che si sente il re del mondo, altre, oppure per un lasciar correre che non porta mai a niente se non a una noia inverosimile. sì, se ci fosse spirito autocritico forse tutte queste barriere cadrebbero. a volte farebbe benissimo ridere di se stessi.
    bello spunto. grazie.
    ciao!

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