geografie del cuore_chapter four

un calzino, messo nel cassetto,

cercherà quasi sempre di fare coppia con un calzino diverso.

stefano benni in “pane e tempesta”

è per questo che lascio sempre i miei calzetti, i calzini e le calze -che mica si sa le pieghe che prendono i collant- sparsi in giro per terra?

A cena è imbarazzante

Ormai ci ho fatto il callo a quelle cene di famiglia a casa di mio padre e mia madre dove ci sono anche mia sorella con il ragazzo-di-mia-sorella, l’altra mia sorella con il ragazzo-dell’altra-mia-sorella, mio fratello con la ragazza-di-mio-fratello e Io, che al massimo posso sfoggiare il mio ego.
Non che mi lamenti, il mio ego in queste situazioni è più che sufficiente. Tutt’al più non posso abbracciarlo. Ma pazienza.

Particolari poi, quelle volte che mio fratello con la-ragazza-di-mio-fratello portano anche i genitori-della-ragazza-di-mio-fratello che si trovano in visita in città.

Questa volta però  ho un ospite anche io: la mia migliore amica!

Il problema è che avere a cena una che conosce (quasi) tutti i tuoi segreti e che per indole si diverte a bastonarti con la scusa di volerti educare, a volte può essere problematico.
Se poi tua sorella si sfrega le mani dicendo dai adesso tiriamo fuori gli altarini del sottoscritto, e sai che la tua migliore amica in questi frangenti ci sguazza, la situazione può diventare imbarazzante.
Se inoltre aggiungiamo i propositi di vendetta-tremenda-vendetta che la accompagnano dopo che nel pomeriggio, facendoti conoscere sua madre, lei ti ha fatto notare che hai brillato fin troppo di luce propria abbagliante et obscurante,  allora la situazione rischia davvero di volgere verso l’incidente diplomatico!

Fortuna vuole però che mia sorella ad un certo punto, tirando fuori da chissà quale cassetto una scatola piena di palle colorate et profumate, se ne esca con un:
- ma lo sai che una volta a Natale ha avuto il coraggio di regalarmi …

Flash-back in bianco e nero alla Quentin Tarantino. Io e la mia migliore amica al telefono:
- hey G., dammi un consiglio …

-  … queste cose con su scritto Lush!!!

- … vai tranquillo che tutte le ragazze adorano i massaggi e le bollicine …

Di fronte alla faccia stranita di lei, io comincio a ridere a crepapelle. Mia sorella interdetta non sa cosa pensare. Tutto il resto della tavola, compresi i genitori-della-ragazza-di-mio-fratello, si volta.

Il mio ego non può trattenersi:
- HAHAHA, è stata lei … HAHAHA, è stata lei che me lo ha detto, HAHAHA, lei!!! HAHAHA

Certe soddisfazioni sono decisamente impagabili!

u lupu di mala cuscienza

“u lupu di mala cuscienza comu opera accussì pensa”, ovvero “il lupo di cattiva coscienza come opera così pensa”.

 

il fatto è che il lupo s’incazza quando si toccano le cose sue. e forse bisognerebbe capire cosa è davvero proprio e cosa in fondo non lo è.

c’è stato un tempo che credevo che tante cose fossero mie e poi però si rompevano, e a dire il vero non sapevo proprio con chi arrabbiarmi. a dirla meglio, non sapevo come arrabbiarmiché la mia mamma mi ha sempre insegnato che bisogna capire, non giustificare se non è il caso, ma capire sì. e che palle mamma dicevo e chi mi capisce ammè? capisciti tu intanto mi diceva mammà. e poi vai, fai.

poi ho letto sta cosa di italo e ho detto porca miseria però.

 

L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Si sta come d’autunno

Il mio balcone sta in un cortile che pare una casa di corte ma non lo è. Sono quattro case e tanti appartamenti e insieme fanno la corte. Così ci hanno chiamati ma ci salutiamo a malapena. È solo un nome amarcord.

Chi si saluta a malapena, lo si fa a modo suo. Ci si saluta a gruppi o per caso o per simpatia, o distrattamente e magari non ne avevano voglia ma gli è scappato, alcuni si parlano dai balconi ma hanno del sud alle spalle.

La corte si chiama così perché ci si guarda dentro nelle case ché allora sarebbe stato meglio chiamarle case voyeur.

Davanti al mio balcone c’è un albero. Un albero piccolo che prima era un alberello. Poi è stato attaccato da chissà che da chissà chi. L’ho amato con lo sguardo, gli dicevo forza ce la puoi fare. Ché poi speravo crescesse per un senso di protezione. Nei miei confronti chiaramente. Chissà se diversamente avrei tifato lo stesso per lui. Comunque è cresciuto. Adesso è un alberello arcobaleno. È verde, poi si tinge di rosa. Torna verde e diventa rosso. Ora è giallo. Ora è grande. Ho tolto persino una tenda. La tenda l’ho tolta dalla mia finestra. Ché mi piace guardarlo diventare grande. L’albero dico. Di mattina, all’alba, quando il frigo smette di rantolare, lo senti crescere, fra il vociare dei merli, stronzetti, che ti dicono che è ora d’alzarsi mentre tu ti rigiri fra le coperte e rispondi con gli occhi cisposi ancora un minuto. È birichino. Quando piove, non t’aiuta proprio, perché non capisci se ha smesso o se è lui che gioca con l’acqua. Se stai leggendo è bello perché ci dà dentro con l’atmosfera, se devi uscire no, ti tocca mettere la mano fuori dal balcone e devi stare attenta che il palmo stia dalla parte giusta.

 

Prima ero fuori sul balcone e lo guardavo. Guardavo il suo giallo che è bello in autunno, l’altro ieri era anche un po’ rosso, oggi è solo giallo. Oggi è giallo e parla. Dice parole che sono foglie e finisce con fiussss toc. Il prato è mezzo verde e ha un tappeto giallo con le frange. È un belvedere. Pare un quadro. È bello. Proprio.

dal vivo è imbarazzante

- ciao.
- ciao.
- sei contenta oggi.
- sì
- come mai?
- ho un fidanzato.
- uh che bello.
- veramente ne ho due: uno dal vivo e uno su messanger.
- scusa ma quanti anni hai?
- undici.
- e cosa vuol dire avere un fidanzato su messanger?
- dal vivo è imbarazzante. su messanger posso scrivergli cose e dire che le ha scritte la mia amica.
- ma i due fidanzati sanno l’uno dell’altro?
- quello di messanger sì.
- e che dice?
- niente. lui ha un sacco di ragazze che gli corrono dietro dal vivo.
- e preferisce te?
- sì. dice che è meglio su messanger.
- e tu? non è difficile averne due?
- beh no. per dire se quello di messanger fa cose brutte, posso lasciarlo tanto ho quello dal vivo.
- e se quello dal vivo fa delle cose brutte?
- bè no non lo lascio.
- e perché?
- perché è carino.
- …

certe conversazioni che mi accadono mi lasciano imbrazzata.

non c’è fretta, parola di lebowski

pare che pullulino le giornate dedicate a qualcosa. tipo che l’altro ieri era la giornata della gentilezza. ma io non amo moltissimo le persone gentili. cioè le persone garbate sì, mi piacciono. ché si può essere scontrosi e garbati al contempo, e questo binomio mi sa di genuinità. quando si parla di gentilezza invece mi sale su un rigurgito amarcord oppure penso al sorriso finto paresi, quello da pochi centesimi al minuto per intenderci.

capita che quando “sono” quella cosa lì, mi accorgo di essere cortese e che la mia non è proprio gentilezza. per dire nessuno mi dice uh com’è gentile lei, uh ma guarda quanta gentilezza, perché a me la gentilezza talvolta pare di plastica e non mi viene tanto bene, anzi non mi viene proprio. se lo devo fare per qualche strano motivo che m’è imposto allora faccio una mezza risatina, tipo ahah.

quando invece sono garbata, che mi riesce meglio, lo capisco perché allora la gente sorride e si distende. non si distende per terra, chiaro, distende i muscoli della faccia, è serena ed è una bella cosa.

comunque quello che volevo dire è che se devo aderire a qualche giornata che ha la pretesa di migliorare la società o la nostra qualità della vita, allora faccio mio questo giorno-evento pensato dalla mia libreria romana preferita, altroquando. e cioè il lebowski day. che poi è un “a white russian tribute” il famoso cocktail di dude. ricordo che per un sacco di tempo, dopo aver visto quel film, ho bevuto un bel po’ di withe russian ed era davvero buono.

insomma questa vuole essere la giornata della filosofia del “farsela prendere bene“.

riporto scrupolosamente le indicazioni degli altroquandiani.

se non capite di che cosa e di chi sto parlando, non mi sembra certo il caso di provare a spiegarvi in due parole la situazione, punterei piuttosto a farvi comprendere l’importanza della nuova festività che stiamo andando a creare, in un momento storico in cui certi valori cominciano a scarseggiare.
l’ozio, il rito del vizio, il fancazzismo, la trasandatezza, la flaccidità sinaptica, non solo sono poco consoni ai ritmi della vita attuale, ma hanno ormai connaturata un’accezione prettamente negativa.

ecco poche regole che vi consentiranno di aderire in maniera adeguata all’evento:

- bere molto la sera precedente cercando di mischiare vari tipi di alcolici
- svegliarsi verso le 15, 15-30 in una casa che non non è la vostra (o non sembra tale) e in cui non ci si ricorda di essere andati.
- evitare di radersi (solo per gli uomini). lavarsi con superficialità.
- fare tutto con estrema calma
- indossare preferibilmente gli abiti del giorno prima, o comunque le prime cose che capitano a tiro.
- cercare nelle vicinanze avanzi di cibo e bicchieri mezzi pieni o mezzi vuoti.
- recarsi in anderquando con spirito rinnovato e ingenuo ottimismo.

io ho fatto quasi tutto tranne il fatto che, abitando a milano, non sono potuta andare in libreria a roma. ma vabbè dettagli. me la sono presa comoda. e poi ieri di certo sono andata in una bellissima libreria in corso buenos aires con la mia amica arkika, sicuramente con uno spirito di ingenuo ottimismo. insomma credo di aver iniziato i festeggiamenti ieri e sono intenzionata a continuare domani. siete ancora in tempo. ciao.

Il tavolino del bar di fronte al cinema

Il tavolino del bar di fronte al cinema è il posto migliore per aspettare che il film cominci.
Il tavolino del bar di fronte al cinema è a fianco del tavolino dove Lei e Lui sono seduti.
Il tavolino del bar di fronte al cinema dove Lei e Lui siedono è fonte di tante parole.
Specialmente di Lei.

Lei: … ma perché non riesci ad esprimere le tue emozioni? Io vorrei che se ti va di dirmi che mi ami o che mi vuoi bene, tu me lo dica …
Lui:

Lei:
io sono qui con te, qui ora, perché mi va, e mi va di dirti che mi piace stare con te
Lui:
Lei:
io non capisco. ma ti piaccio almeno?
Lui:
si
Lei:
o stiamo insieme solo perché scopiamo bene insieme?
Lui:
si, no. mi piaci, è che …
Lei:
a me piace scopare con te, e perché tu non me lo dici?
Lui:

Cameriere: vi porto dell’altro?
Lui:
ci porta il conto per favore?

Si alzano.

Conversazioni in metropolitana

Siedo la mattina mezzo assonnato.

Due veline di fronte a me chiacchierano:
- …  ancora non ho capito questa cosa riguardo l’esteròfilo
- guarda, se non ho capito male l’èstero-fìlo deve essere una specie di tessuto nuovo
- sarà … comunque fintanto che gli arabi continuano a dare queste mance va bene così
- già. questo mese ho fatto 5.000 euro di mance. La busta paga era di 4.5000 euro
- si, anche la …

… mia fermata. Esco

manie

ci sono manie insensate e incontrollate. che poi diventano abitudini.

 

la mia è quella di togliere l’etichetta dalle bottigliette d’acqua da mezzo litro.

soprattutto in mensa. a pranzo. mi siedo. appoggio il mio vassoietto che di solito è giallo e prima di iniziare a parlare, ché parlo sempre prima di mangiare, anche dopo a dire la verità. beh anche durante ma almeno metto la mano davanti alla bocca. comunque dicevo, mi siedo guardo il vassoio e acchiappo la bottiglietta di plastica. stacco l’etichetta e la infilo sotto il vassoietto. poi il pranzo può iniziare. allora fissando quella bottiglietta senza logo, come se l’ammirassi mi rivolgo alla mia amica con un “bene”. a quel punto può cominciare il gossip duro e un unico lamento “cavolo vogliono davvero rovinarmi l’appetito sti qua”. oggi mi sono consolata col budino al cioccolato.

che vita vezzeggiativa.

accendimi

è una notte buia e tempestosa.

lo so, può essere un inizio travolgente. bisogna avere fortuna con la seconda frase.

se ad un tratto riecheggiasse uno sparo, qualcuno potrebbe dire l’intreccio s’infittisce. ma sarebbe solo un colpo di fulmine e, come afferma la mia amica arkika, i colpi di fulmine iniziano a razzo e finiscono a cazzo.

allora una storia semplice, vorrei. una storia di gioia e di dolore. basterebbe scrivere ahahahah e saremmo a posto con la gioia. nel sorriso e nel pianto ti desidererei. ma nel dolore no. il dolore lo lascerei. lo lascerei per quando non se ne può fare a meno.

ammetto che gli anni sono stati buoni con me, ma i mesi sono stati un po’ villani.

avendo l’ultimo fiammifero non lo sprecherei su un muro umido ad accenderlo. io non ci proverei.

ma io non sono di legno, non sono di ferro.

l’importante, dice il brachetto, è mai innamorarsi di un fiocco di neve…