ci sono muri che non cadono mai e simboli che servono a spostare i mattoni da altre parti.
i muri ti dicono di qua o di là, dentro o fuori. chi vive solo, dentro quattro mura, lo sa.
però c’è una cosa che impari quando sei nella condizione di fratello. impari a costruire porte.
perché i muri si fanno o te li ritrovi, perché devi imparare a muoverti, perché per abbattere il muro del suono devi andare velocissimo e quando cerchi di far cadere un muro devi essere certo che non sia quello portante.
insomma prima di scoprire che ci sono i prefabbricati, è meglio imparare l’arte delle porte.
costruire porte da aprire, porte da chiudere per poi riaprirle e chiuderle di nuovo. ma dentro e fuori quelle porte passa la vita, il perdono, la consapevolezza soprattutto di sé.
quando sei fratello puoi scappare ma non troppo. quando hai fratelli, lo sai che i muri ci sono dai lividi che ti ritrovi sulla testa, ma almeno impari a condividere, in ogni caso sei costretto a dividere. dopo forse, la vita viaggia un po’ più umana, perché a dividere i sentimenti sarebbe bene sperimentalo quando le ossa sono giovani.
non sono solo io a crederlo. il senso di colpa è stato inventato dai maschi e tramandato dalle femmine. quando buona parte degli uomini ne ha scoperto il potere, la natura di donna è diventata rabbiosa come di animale in gabbia.
ci sono emozioni che vanno vissute. ché poi le emozioni si vivono col corpo.
e scopri tuo malgrado che in fondo vivere le emozioni è un casino fotonico.
a questo punto non hai molte possibilità. le vivi. le guardi. le leggi. le deleghi.
in ogni caso hai due scelte.
ti dai all’emotività e ti struggi, vivi l’emozione e soffri.
lo so che emotività ed emozione hanno la stessa radice ma non hanno la stessa ragione e se le osservi bene non viaggiano sulla stessa macchina. anzi viaggiano su mezzi differenti. è probabile che abbiano altre mete.
l’emotività è quella che se fa un viaggio si porta sempre dietro il sacchetto delle medicine. ha la sua utilitaria. è efficace, cavolo se lo è, ma finisce per non essere mai abbastanza. e non sai perché ti manca sempre un pezzo per essere felice.
l’emozione di solito prende i mezzi pubblici. ha una certa qual dimestichezza con la pelle. gli odori, gli afrori. anche quelli si vivono sulla pelle.
c’è da dire che chi vive le emozioni seduce. sarà per la pelle, sarà che ha a che fare con la vitalità.
poi ci sono quelli che scrivono. c’è chi scrive partendo dalle proprie emozioni e chi scrive per fomentare emotività. non è la stessa cosa.
come dice michele serra dalla sua amaca su repubblica del 31 ottobre -ma il tema è tutt’altro da questo- “quanto è faticoso, a volte, rintracciare tracce di realtà sotto la valanga di smodata emotività che esonda da edicole e televisori”.
quando qualcuno fa leva sulla tua emotività, comincia a diffidare. ma se l’emozione è sua, di chi ti parla, lo sai bene: finisce per sedurti. ed è quella la cartina di tornasole. la realtà che seduce. anche lasciarsi sedurre è un’emozione impagabile.
per essere sul pezzo, in questi giorni di ricorrenze, ricordo alda merini e pier paolo pasolini, morti a un giorno e molti anni di distanza. sono due artisti che hanno vissuto le loro emozioni fino in fondo, senza paura dell’apparire. e le hanno scritte. emotivi certo, ma non così tanto. sicuramente più emozionati ed emozionanti. sicuramente vitali.
alda merini dice che il poeta soffre molto di più, però ha una dignità tanto che a volte non si difende nemmeno; il poeta non discute mai da che parte viene il male.
e forse proprio quel non difendersi e vivere le emozioni li ha consacrati alla letteratura.
tutti gli altri, che dell’arte ne sono solo fruitori, potrebbero comunque consacrarsi alla vita e lasciarsi emozionare. di emotività virtuale ce n’è a valanga. a nastro proprio.
la disperazione peggiore di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.
corrado alvaro (1895-1956)
***
quello che mi spaventa è che praticamente tutti sono convinti che vivere onestamente sia inutile e passano oltre, senza mettere il tempo fra sé e la speranza. come se dovessimo morire domani. ma domani per qualcuno ci sarà no?
***
pochi giorni fa ho detto a una ragazza che si può amare il proprio lavoro oppure nel lavoro si può amare il potere che nasce dall’insicurezza e/o dall’ignoranza. è indubbio che il secondo sia molto più veloce del primo. amare il proprio lavoro dilata tutti i tempi e allora forse bisognerebbe non avere paura del tempo.
il fatto è che tutto ciò che è fatto onestamente dilata i tempi.
ogni volta che vuoi fare una bella figura, fai una figura di merda. pare che sia matematico.
allora sai che c’è?
rilassati.
in fondo, hai trovato il coraggio per fare quello che stai facendo? non abusarne.
***
come dice qualcuno, i miei tanti io stanno facendo un sit-in di protesta e chiedono di uscire allo scoperto. il sindacato è preoccupato. il padrone perplesso. siamo in trattative.
beh, se ti vuoi mettere in contatto -cose dell'altro mondo- puoi scrivermi. non sempre rispondo ma in genere lo faccio. è un indirizzo strano. non chiedermi perchè. non lo so nemmeno io >>>
lubi.undri@gmail.com
una volta fatto il punto, non mi resta che la latitudine di andarmi a coricare sulla longitudine del mio lettuccio, ed è ciò che faremo non senza piacere.
//
frattanto, viviamo di speranza e di tisana.
//
LN_tesoro! a quanti sei arrivato?
ICARO_sette
LN_ma ci sono solo cinque piattini
ICARO_anticipavo il futuro. sono un futurista di là da venire.
LN_sei di buon umore a quanto pare. cameriere, per me, lo stesso. non ti sei annoiato solo solo?
ICARO_niente affatto. ti aspettavo
LN_saresti così contento se dovessi aspettarmi più a lungo?
ICARO_ti aspetterò fin quando me lo dirai.
//
ma se non ho l'esperienza, ho la saggezza del cuore.
//
ICARO_una volta liberi, non abbiamo gli stessi desideri? gli stessi bisogni? le stesse facoltà? non dobbiamo sottostare alle medesime necessità della vita?
MAITRETOUT_una volta liberi, sì, ma rischiamo sempre di tornare a un'altra condizione, se veniamo recuperati. non così l'altra gente.
ICARO_che ne sappiamo? forse è la stessa cosa. sono forse personaggi di un'altra specie di autori.
//
non esistono mestieri sciocchi né c'è da vergognarsi.
//
R. Quenau
back to my brain / quello che io sono / non è mai abbastanza simile a quello che vorrei / e a quello che vorresti tu da me che non lo sai / quanto si assomigliano i sogni tuoi coi miei / non lo sai / non lo sai. [...] l'antefatto e condizione di un'idea / è che prenda bene sul terreno del reale / riback to my brain / quello che io faccio / non è mai abbastanza simile a quello che farei / e a quello che faresti tu che però non lo sai / davvero / perchè tu ti diverti e io lavoro [...] 'e battaglie vanno fatte pe risolvere i problemi / materiali della vita / e so' bbattaglie sporche 'e mmerda / 'e bbattaglie pulite / stanno sulo rint'a capa / 'e chi sta sempe c' 'o culo aparato // vivere ai margini dell'era della confusione / rompere semiotiche gabbie di identificazione / non mi insegnare niente lo so. //
99 posse
c’est tout
vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.
necessità salvaterga
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Scrivo solo quando ho da scrivere e racconto se non posso farne a meno. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
Marchi, immagini e contenuti citati in queste pagine sono dei rispettivi proprietari.
Tutti i testi originali del blog sono pubblicati sotto una Creative Commons License (http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.5/it).
Se riprodotti altrove, la loro paternità va attribuita
specificando il nome dell’autore.
Ad ogni modo l'autrice ringrazia RIO per la preziosa collaborazione.
dite la vostra che vi rispondo