l’arte di costruire porte

ci sono muri che non cadono mai e simboli che servono a spostare i mattoni da altre parti.

i muri ti dicono di qua o di là, dentro o fuori. chi vive solo, dentro quattro mura, lo sa.

però c’è una cosa che impari quando sei nella condizione di fratello. impari a costruire porte.

perché i muri si fanno o te li ritrovi, perché devi imparare a muoverti, perché per abbattere il muro del suono devi andare velocissimo e quando cerchi di far cadere un muro devi essere certo che non sia quello portante.

insomma prima di scoprire che ci sono i prefabbricati, è meglio imparare l’arte delle porte.

costruire porte da aprire, porte da chiudere per poi riaprirle e chiuderle di nuovo. ma dentro e fuori quelle porte passa la vita, il perdono, la consapevolezza soprattutto di sé.

quando sei fratello puoi scappare ma non troppo. quando hai fratelli, lo sai che i muri ci sono dai lividi che ti ritrovi sulla testa, ma almeno impari a condividere, in ogni caso sei costretto a dividere. dopo forse, la vita viaggia un po’ più umana, perché a dividere i sentimenti sarebbe bene sperimentalo quando le ossa sono giovani.

geografie del cuore _ chapter three

a me non importa come le persone giungono alle cose, ma se scelgono di restare.

chiara valerio

geografie del cuore _ chapter two

l’amore muove il mondo… e non sempre nella direzione giusta.

geografie del cuore

tutti gli amori lasciano qualcosa e non sempre sai dove.

chiara valerio in “nessuna scuola mi consola”

il senso di colpa

non sono solo io a crederlo. il senso di colpa è stato inventato dai maschi e tramandato dalle femmine. quando buona parte degli uomini ne ha scoperto il potere, la natura di donna è diventata rabbiosa come di animale in gabbia.

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Dell’apparire

E’ opinione comune che magro è bello. E’ facile piacere.

Ma anche grosso può essere bello.

Però devi avere una personalità schiacciante.

Ed è una rottura di cazzo avere una personalità schiacciante.

emoziono o emotivo?

all’inizio basta accarezzare l’idea.

ti senti soddisfatto così. grazie.

già a metà inizio, non basta più l’idea.

poco dopo sei uno straccio.

vuoi di più.

ci sono emozioni che vanno vissute. ché poi le emozioni si vivono col corpo.

e scopri tuo malgrado che in fondo vivere le emozioni è un casino fotonico.

a questo punto non hai molte possibilità. le vivi. le guardi. le leggi. le deleghi.

in ogni caso hai due scelte.

ti dai all’emotività e ti struggi, vivi l’emozione e soffri.

lo so che emotività ed emozione hanno la stessa radice ma non hanno la stessa ragione e se le osservi bene non viaggiano sulla stessa macchina. anzi viaggiano su mezzi differenti. è probabile che abbiano altre mete.

l’emotività è quella che se fa un viaggio si porta sempre dietro il sacchetto delle medicine. ha la sua utilitaria. è efficace, cavolo se lo è, ma finisce per non essere mai abbastanza. e non sai perché ti manca sempre un pezzo per essere felice.

l’emozione di solito prende i mezzi pubblici. ha una certa qual dimestichezza con la pelle. gli odori, gli afrori. anche quelli si vivono sulla pelle.

c’è da dire che chi vive le emozioni seduce. sarà per la pelle, sarà che ha a che fare con la vitalità.

poi ci sono quelli che scrivono. c’è chi scrive partendo dalle proprie emozioni e chi scrive per fomentare emotività. non è la stessa cosa.

come dice michele serra dalla sua amaca su repubblica del 31 ottobre -ma il tema è tutt’altro da questo- “quanto è faticoso, a volte, rintracciare tracce di realtà sotto la valanga di smodata emotività che esonda da edicole e televisori”.

quando qualcuno fa leva sulla tua emotività, comincia a diffidare. ma se l’emozione è sua, di chi ti parla, lo sai bene: finisce per sedurti. ed è quella la cartina di tornasole. la realtà che seduce. anche lasciarsi sedurre è un’emozione impagabile.

per essere sul pezzo, in questi giorni di ricorrenze, ricordo alda merini e pier paolo pasolini, morti a un giorno e molti anni di distanza. sono due artisti che hanno vissuto le loro emozioni fino in fondo, senza paura dell’apparire. e le hanno scritte. emotivi certo, ma non così tanto. sicuramente più emozionati ed emozionanti. sicuramente vitali.

alda merini dice che il poeta soffre molto di più, però ha una dignità tanto che a volte non si difende nemmeno; il poeta non discute mai da che parte viene il male.

e forse proprio quel non difendersi e vivere le emozioni li ha consacrati alla letteratura.

tutti gli altri, che dell’arte ne sono solo fruitori, potrebbero comunque consacrarsi alla vita e lasciarsi emozionare. di emotività virtuale ce n’è a valanga. a nastro proprio.

attese

boh.

io aspetto il grande cocomero.

cià.

onestà per onestà

la disperazione peggiore di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.

corrado alvaro (1895-1956)

 

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quello che mi spaventa è che praticamente tutti sono convinti che vivere onestamente sia inutile e passano oltre, senza mettere il tempo fra sé e la speranza. come se dovessimo morire domani. ma domani per qualcuno ci sarà no?

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pochi giorni fa ho detto a una ragazza che si può amare il proprio lavoro oppure nel lavoro si può amare il potere che nasce dall’insicurezza e/o dall’ignoranza. è indubbio che il secondo sia molto più veloce del primo. amare il proprio lavoro dilata tutti i tempi e allora forse bisognerebbe non avere paura del tempo.

il fatto è che tutto ciò che è fatto onestamente dilata i tempi.

aspetti che non t’aspetti e diresti non sospetti

ogni volta che vuoi fare una bella figura, fai una figura di merda. pare che sia matematico.
allora sai che c’è?
rilassati.
in fondo, hai trovato il coraggio per fare quello che stai facendo? non abusarne.

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come dice qualcuno, i miei tanti io stanno facendo un sit-in di protesta e chiedono di uscire allo scoperto. il sindacato è preoccupato. il padrone perplesso. siamo in trattative.