l'alba dentro l'imbrunire

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siamo in un’era medievale

dice che la dittatura non ti lascia parlare e che la democrazia non ti lascia ascoltare.
nella prima si esegue e basta senza spazio alla critica, senza confronto; nella seconda si parla tutti senza ascoltarsi quindi senza spazio alla critica, senza arrivare a una sintesi armonica concreta.

dice che siamo diventati automi senza passioni, ci lasciamo sbattere di qua e di là come foglie al vento, con l’ipocrisia nel petto e i soldi come valore.
dice che siamo immobili muovendoci come criceti in un tempo che si sposta.

ma quanto volete durare così?

oggi quelli che chiamereste un disabile e una dissociata mi hanno letto il reale e non erano esattamente loro il disabile e la dissociata.

com’è difficile vivere in un’era di passaggio.

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andando un po’ oltre

e poi andando ancora un po’ oltre, dopo essere “liberi”, c’era “sentirsi amati”

(altro…)

equilibrio dinamico

nasce tutto da un’esigenza. e se non nasce, quell’esigenza non ce l’hai?
mi dicono tutto bene ma io leggo merda.
di cosa abbiamo bisogno chiedo.
dicono un equilibrio dinamico.

nel frattempo ho scritto mille post, ho vissuto mille vite; ma non qui.

dicono che per sopravvivere dovremmo cercare il nostro equilibrio ma per vivere è quello dinamico che va cercato. è necessario imparare a conoscere i venti e la gravità.
è come andare col surf, se non sposti il tuo equilibrio cadi. devi solo andare avanti , il vento e la gravità di dicono come.
dicono che senza stress non andremmo avanti, non sposteremmo quel punto di equilibrio. resteremmo fermi, sospesi senza meta.
dice che ci salverà la moderazione. un imprevisto è la sola speranza.

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non mi stupisco, perché dovrei?

siamo prima di tutto esseri emotivi e aggressivi, solo dopo ed eventualmente culturali.
il primo stato serve per sopravvivere, l’altro per vivere.
non stigmatizzate e non fate i finti tonti, se proprio volete fare qualcosa cominciate col capire e poi decidete come agire. a ognuno la sua.

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Non mi chiedermi un giudizio

Nel 2009 mi arrogavo il diritto di non avere a tutti i costi un giudizio; continuo ancora ad arrogarmi questo diritto, solo che ora so di dover aggiungere un aggettivo a quel sostantivo: pubblico.

Non devo avere a tutti i costi un giudizio pubblico. Perché il mio giudizio è in fase di definizione.

E so che quando potrò mettergli l’etichetta di pubblico, non vorrà dire vero ma ponderato, migliorabile se necessario.

Non mi chiedermi cosa è vero, se sapevo dirtelo te lo telefonavo.

guarda ciò che hai a portata di mano

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gli ho tagliati, li ho mangiati ed erano buonissimi. un cavolfiore no, uno l’ho lasciato lì e ho lasciato lì anche i culi del radicchio a dirmi quanto la natura è vicina e bellissima. capita che nei gesti ordinari tu riesca a trovare lo straordinario.

cambiare abitudine

sono due anni che sperimento sulla mia pelle cosa vuol dire cambiare abitudine. credo che sia la cosa più difficile che ho mai fatto. ma ciò che mi sorprende di più è quanto idealmente o a parole sembri una cazzata e quanto mi sta rendendo libera.

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una vita metaforica

ci piace un mondo fatto di metafore; diversamente ci annoia oppure non lo capiamo.
da qualche parte ho letto che le metafore sono coinvolgenti se sorprendenti.
ho delle amiche che sono avvolte dalla noia e aspettano solo di essere sorprese.

ora, vivere una metafora e avere il cuore costantemente sorpreso è un puro esercizio di lettura. se non lo sai fare nella vita, calati nella lettura.

sarebbe così interessante provare a vivere qualche volta, credo. potrebbe risultare incredibile.

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artista: grainne mchugh

semplificala

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un buon inizio anno con una doppia malattia mi costringe a viziarmi da una poltrona all’altra meditando buone attività.

iniziare col trarre il meglio da ciò che accade.

continuare.

tagliare ove possibile e soprattutto semplificare porgendo il fianco alla complessità.

l’idea mi viene da un bel librino che ho giusto finito in questi giorni. di john maeda, si intitola le leggi della semplicità.

ve lo consiglio.

buon anno.

Del perché il discorso del papa sui gay non migliora alcuna cosa

I non cattolici festeggiano le nuove parole del papa sui gay.

I cattolici oltranzisti non so cosa pensino, almeno gli girano le palle?

Non tutti i cattolici pensano che i gay siano malati, molti sì. Anche molti non cattolici lo pensano.

 

“Chi sono io per giudicarli?”

 

Vi è piaciuta questa domanda, eh?

Anche a me.

Ma non abbastanza.

 

Perché il papa condanna i gay che fanno lobby e fra tutti gli esempi possibili di lobby, cita i massoni. Fare lobby è un modo per “portare avanti” i propri interessi e magari in questo caso, nel caso dei gay dico ma non solo nel loro caso, per far valere i diritti o alcuni diritti che li riguardano; ammesso che abbiano dei diritti. Se penso alle donne infatti nel loro caso, molti diritti vanno e vengono e dunque presumo che siano diritti di moda o al consumo o di cultura.

Insomma finisce sempre che origina da un problema culturale che stranamente ha risvolti pratici molto seri. Posso togliere anche il molto ma restano seri.

 

Così potete essere omosessuali nella vostra intimità, nel vostro privato ma non dirlo e non aspettarvi nulla, nessun diritto da dichiarare o da dimostrare. Se volete esistere fatelo ma nel silenzio.

 

Quanto poi al fatto che siano stati citati i massoni, beh, io non l’ho mica capito. Voi?

 

 

Questo articolo sull’argomento mi è piaciuto.