Dedica con titolo

di Danilo Reschigna

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siamo in un’era medievale

dice che la dittatura non ti lascia parlare e che la democrazia non ti lascia ascoltare.
nella prima si esegue e basta senza spazio alla critica, senza confronto; nella seconda si parla tutti senza ascoltarsi quindi senza spazio alla critica, senza arrivare a una sintesi armonica concreta.

dice che siamo diventati automi senza passioni, ci lasciamo sbattere di qua e di là come foglie al vento, con l’ipocrisia nel petto e i soldi come valore.
dice che siamo immobili muovendoci come criceti in un tempo che si sposta.

ma quanto volete durare così?

oggi quelli che chiamereste un disabile e una dissociata mi hanno letto il reale e non erano esattamente loro il disabile e la dissociata.

com’è difficile vivere in un’era di passaggio.

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l’italiano medio

lo ricopio paro paro da willy tagliando qualche punto qua e là, ché così è già lungo ma perfetto. ora vado, mi metto comoda nel pensatoio a ragionare su di me. ciao neh.

 

* non gli interessa se il premier gioca con le minorenni, anzi ci giocherebbe anche lui,

* ama la famiglia e va a puttane, ma distingue bene gli ambiti, a volte,

* il sesso lo racconta, agli amici e al bar,

* pensa che la pena di morte a volte ci vuole,

* pensa che qualche ceffone non ha mai ammazzato nessuno,

* è religioso perché non si sa mai,

* non va in chiesa perché i preti non fanno quello che dicono,

* non va in chiesa perché i preti fanno quello che dicono,

* pensa che tutto è uguale, e che tutti sono corrotti,

* pensa che tutti sono corrotti e che il premier ha tanti soldi quindi non ha bisogno di essere corrotto,

* pensa che se uno che ha tanti soldi compra un’altro, è colpa di chi si lascia comprare,

* pensa di aver scampato un pericolo terribile con i comunisti,

* pensa che i comunisti si sono messi insieme con i democristiani perché vogliono solo il potere,

* pensa che non ci sia nulla di male a farsi governare da ballerine e igieniste,

* pensa che la politica è utile se gli procura dei vantaggi,

* è solidale, basta che non gli rompano i coglioni,

* ama gli extracomunitari a casa loro,

* si commuove per i bambini che muoiono di fame in Africa, ma gli danno fastidio in Italia,

* non si preoccupa se “il trota”, zero tituli, è consigliere della Lombardia, anzi se fosse possibile anche per suo figlio…

* mica crede a tutte le storie che gli raccontano, ma solo a quelle che gli piacciono,

* pensa che la mafia è in Sicilia e che se la tengano,

* vuole vivere sopra le proprie possibilità, tanto qualcuno pagherà,

* voterà per Berlusconi, perché è sempre meglio dei comunisti e poi non ci penserà più fino alla prossima volta,

* non è antifascista perché il fascismo non c’è più, e poi Mussolini non aveva mica tutti i torti,

* chiede agli altri il rispetto della legge,

* cerca di non pagare le tasse e giustifica chi ci riesce,

* è furbo, perché furbi si vive meglio,

* infrange i divieti basta che non lo vedano,

* è favorevole al nucleare a casa degli altri,

* è favorevole alle discariche ed agli inceneritori a casa degli altri,

* non ne può più, non capisce di cosa, ma lo devono risolvere gli altri,

* pensa che la costituzione mica si mangia,

* pensa che la cultura mica si mangia,

* pensa che la ricerca mica si mangia,

* pensa che la fuga dei cervelli lascia più posti a chi resta,

* pensa che gli insegnanti non fanno niente e che suo figlio non è capito,

* pensa che i dipendenti pubblici non lavorano e che se Brunetta li lascia tutti a casa, fa bene,

* pensa che è tutto un magna magna,

* pensa che tanto non cambia,

* pensa che è stanco di politica, che lui saprebbe come cambiare,

* pensa che non vale la pena…

* pensa che non è medio: è lui l’italiano

 

 

 

cos’è realmente nostro?

ho due cose dentro al cuore, cinque braccialetti, tre pensieri uno di dolore due di amore, una biglia in tasca, una manciata di speranze, tre attese, tre monete e un dado, nessun gioco, una strategia, quattro giramenti di palle, qualche parolaccia, due vanità.

ho una paura. una . ma è tanto grande che posso nuotarci dentro. ho una macchina che non guiderò, un biglietto aereo che prenderò. ho parole da capire e silenzi da decifrare. ho qualcosa che sarà. in fondo ho sempre me.

tirando le somme va tutto bene e ho un sonno porco.

[p.s. grazie a cecilia per il video]

ogni cosa è e non è ciò che sembra a prima vista

io c’ero ieri sera.

a volte penso di non esserci abbastanza. sulle cose, sul pezzo.

sulle persone invece è un altro paio di maniche. credo che bisognerebbe starci ma non addosso come serve sulle cose per renderle proprie (forse perché non dovrebbero essere proprie le persone). anche su se stessi non bisognerebbe stare addosso: invece liberare aria (mio nonno infatti diceva che c’è più aria fuori che dentro, ma era per un altro fatto che lo diceva. comunque.) e volare con un sano pragmatismo, altrimenti le idee diventano principi e i principi diventano dictat e poi vengono pensieri tipo di intolleranza.

ad ogni modo io c’ero ieri sera al teatro dal verme. c’è un’iniziativa che si fa tutti gli anni a milano e si chiama “la milanesiana”. incontri, dibattiti musica.

ci sono andata per jonathan coe e per paolo fresu. uno scrittore e un trombettista. “tromba con la scrittura”, una roba da maschi o da sfigati poteva sembrare; è pur vero che con le parole si tromba, se sai contarla su bene ma non di sole parole vive l’uomo.

insomma quello che volevo dire è che la serata ha ruotato intorno ai paradossi. e ne han dette di belle. bella soprattutto la voce di coe: chiara limpida come il suo testo, e tagliente. ha parlato di satira l’inglese col suo humor.

ha detto [qui tutto il testo] che a volte si scrive satira pensando di cambiare le cose e invece si finisce per avere un drappello di soggetti che ti leggono perché la pensano come te e l’unica cosa che si riesce a fare è mantenere lo status quo.

mi si è raggelato il sangue. e adesso? sarà mica vero?

a volte pare sia proprio così. tu fai dici scrivi e le cose cambiano a modo loro. non sai mai davvero come. non sai mai davvero quando. io mi dico liberare il pensiero è una cosa, una cosa bella. perché ogni cosa è se stessa ma anche altro. spesso non è ciò che sembra a prima vista.

così. se avete qualcosa da fare e anche se non avete niente da fare, se il caldo attanaglia, se state abbracciando il condizionatore che poi magari vi ammalate, se state lavorando o siete in vacanza, non importa, trovate il modo per ascoltare chi ho amato ieri sera. liberate il pensiero.

fatelo. provateci.

il piano del cubano omar sosa, le percussioni dell’indiano trilok gurtu e la tromba di paolo fresu. ascoltateli. niente vi sembrerà più lo stesso.

Menù turistico

Estate. Ore 13.30

Due turiste alla cassa del supermercato:

  • 2 Coca-Cola light (che schifo l’aspartame)
  • 2 porzioni mignon di Nutella da 30g
  • 2 brik da 1 litro di Tavernello
  • 1/4 di Caciotta da 150g

io e il mio panino al prosciutto e bottiglietta d’acqua ci sentiamo inadeguati.

Dovessero tassare la Nutella sparirebbe anche il formaggio? Non sia mai …

De Crescenzo

è un fatto che a volte non scrivo io sul mio blog. però non lo capisce nessuno. poco male. comunque adesso lo puntualizzo perché si dà il caso che l’autore di questo post, il quale HA un SUO blog ma evidentemente gli piace pisciare su quelli altrui, dicevo, l’autore del post oggi compie gli anni. tantissimi anni. è vero che sembra giovane e che si sente giovane ma questo non cambia. ho capito che l’età personale è una cosa, quella all’anagrafe non se la caga quasi nessuno, mentre l’età percepita dagli altri è tutt’un’altra cosa. mi riferisco sì al fatto di sembrare giovani o vecchi agli occhi degli altri ma in relazione al presupposto che esistono età sociali: per dire, se hai una certa età ci sono delle cose che devi aver fatto e altre che non devi più fare, pena la pietà -se ti va bene-. ma chi l’ha detto?

ad ogni modo: TANTI AUGURI ZUNSTRAAL e ricordati che pure tu hai un blog!

abbracci sparsi,

la tua amica neru [alla quale, ricordo, hai sfracassato quel dì a roma un piede…]

***

Passati i 25 lo scorrere del tempo ha assunto un altro significato. Più che altro rapido!
Ancora ricordo come ieri gli inutili discorsi fatti per cercare di far desistere la mia ragazza dell’epoca dall’assurdo proposito di mollarmi!

A 15 anni, parlando con la mia fidanzatina dell’epoca di come sarebbe stata la nostra vita da li a 10 anni, dicevo che mi vedevo vecchio, con un lavoro, sposato e con figli. Ma soprattutto mi sembrava qualcosa così distante che non valeva la pena pensarci. Ai 25 invece ero uno studente che se la prendeva comoda e che a una vita di responsabilità non ci pensava proprio. A 25 anni di contro mio padre si è sposato e poco dopo sono nato io. Ed è ai miei 25 anni che sono cominciate le pippe mentali del “alla mia età mio padre aveva già …

Ai 28 mi sono ritrovato la stessa caviglia di Van Basten a 28 anni.
Ai 29 è stata la volta del “sono più vicino ai 40 che ai 18
Ai 30 mi sono quasi consolato con “sono più vicino ai 40 che ai 20
Ai 31, beh tralascio per non essere banale.
Ai 33 sono cominciati i paragoni con Cristo.
Ai 35 la triste constatazione che ero più vicino ai 50 che ai 20, oltre a pensare “aaahh Dante … mavvafanculo va!
Ai 36 mentre mi dimenticavo cosa fosse la vita senza la patente, realizzavo che avevo passato la maggior parte della mia vita da maggiorenne piuttosto che da minorenne.
Ai 38 l’apoteosi del “cazzo quest’anno c’è gente che fa la maturità che nasceva quando io facevo la maturità!”
E qui mi fermo.

In televisione passa uno spot con una tizia che fa “quest’anno sono 40, sarà il caso che mi cerchi una palestra …“, beh manca ancora un pochetto ma non troppo, però sarà il caso che cominci a cercarmene una anche io dal momento che sono un po’ troppo out of shape per i miei gusti.

A parte questo la gente fatica a darmi più di 30 anni: sarà che ho 5-capelli bianchi-5 che non si vedono (lo scorso anno comunque erano 3!). Però è innegabile che stia invecchiando. Anche se ascolto ‘forever young‘ tutti i giorni, sto invecchiando (infatti “forever young” è una canzone del secolo scorso).
Lo vedo purtroppo nelle facce di chi mi sta attorno, specialmente dei miei ex compagni delle elementari che fortunatamente incontro molto raramente (ma guarda se 30 anni fa E. doveva preferire sto vecchio pelato a me!).

Sto invecchiando! Anche se la Wii mi dice  dimostro 27 anni (oltre a ‘cazzo, butta giù la panza!‘), invecchio!

La cosa che mi fa specie è che ho cominciato a scrivere questa cosa sul cellulare per riempire il tempo nella mezz’ora di metropolitana che mi aspettava dopo essere rimasto sconvolto dall’incontro con una persona.
Esco da una libreria e incrocio sto vecchio, ‘cazzo l’ho già visto!” torno sui miei passi e lo vedo meglio: passo lentissimo, accompagnatore, sguardo perso ‘… ma cristo è Luciano De Crescenzo … azz che finaccia che sta facendo!’. Era un po’ che non lo vedevo in giro (ergo, tv). Come passa il tempo!

Che merda invecchiare!

E porca puttana la caviglia mi fa di nuovo un male cane!

“oh l’amour”, ovvero Ciccio

Lei ha sempre detestato che mi riferissi al suo ragazzo, o comunque al ragazzo di chiunque altra, con l’appellativo di Ciccio.
Quantunque qualunque buon dizionario riporti alla voce Ciccio la seguente definizione: nome generico di fidanzato altrui, Lei non lo accettava.
Nonostante l’indubbia utilità Lei disapprovava.

Certo la versione femminile funziona meno, ma è innegabile che al maschile la parola Ciccio è di facile utilizzo e di immediata comprensione:

come sta Ciccio?
Ciccio che dice?
Dove andate tu e Ciccio in vacanza?

etc.
Se poi i Cicci sono tanti è possibile creare delle forme contratte con il nome in modo da individuare immediatamente il particolare Ciccio in questione: nel caso di un Ciccio di nome Ermanno si può usare Cicciomanno; se invece è Galileo, non di meno si ha un Ciccioleo che risponde perfettamente alla bisogna; qualora il Ciccio fosse Marcello, ecco spuntare un Ciccello che risolve i problemi. E così via.

Però Lei no! Ciccio non le stava bene.

Per cui quando mi ha riferito che aveva posto termine all’ultimo periodo di zitellaggine con l’introduzione di un Ciccio di nome Manolo, mi sono ben guardato dall’usare un normale e giusto Cicciòlo – mi raccomando, la prima O è aperta, come ghiacciòlo.

Era dura digerire il nome – figuratevi se con l’abbondanza di Cicci che c’è in giro sto a ricordarmi tutti i nomi dei fidanzati passati, presenti e pure futuri delle mie amiche quando posso usare un generico Ciccio (infatti la definizione di Ciccio riporta appunto: nome generico di fidanzato altrui) – perciò per estensione stavo cercando di abituarmi a chiamarlo DeGayardon.
In effetti de Gayardon si chiamava Patrick, ma dal momento che mi stavo arrampicando sugli specchi decisi di rimanere in tema.

Voi non potete immaginare cosa, quando un paio di settimane dopo Lei mi disse che lui, Ciccio, in intimità la chiamava Ciccia!

– E tu come rispondi?
– … … ciccio

L’apoteosi!
Voi non potete capire come mi si è semplificata la vita da allora. Il ciccio è stato sdoganato!!!

Almeno fintanto che Cicciolo esiste.
Non dovesse, so già che dovrò eliminare dall’alfabeto stesso sia le
C che le I che le O

storie di donne

in un interessante gioco di rimandi sono finita nell’enciclopedia delle donne curata da umberto eco il quale afferma che nell’antichità “per godere di pubblica notorietà la donna doveva essere una cortigiana”; il che mi ha fatto pensare cosa ci sia di realmente diverso oggi e come siamo progrediti su questo versante in tanti secoli.

sì lo so non ci ho dovuto pensare molto.

qualcuno crede che io sia una post femminista ma non è vero, a parte il fatto che non so cosa voglia dire. ritengo invero di poter conoscere solo me, ed è già un’impresa ardua. perciò posso parlare a ragion veduta della sottoscritta in quanto donna come campione generale.

oggi ho difeso gli uomini. non li ho difesi per bontà. è che è inutile dire che sono diversi quando sono evidentemente diversi.

ma quello che vorrei dire con questo post è segnalare la bellissima storia di due donne, raccontata magistralmente da luisa carrada.

ad ogni modo non credo siano degne di nota solamente le donne molto intelligenti e dotate che non hanno avuto modo di esprimere se stesse in società e farsi conoscere al mondo.

penso alla signora ida, milanese doc dalla tempra dura senza grossi mezzi di denaro e d’istruzione.  oggi mi ha raccontato una puntata della sua storia, di come ha incontrato il marito in tempo di guerra e di come hanno diviso i ruoli in maniera insolita ma così congeniale alle loro inclinazioni, di come guadagnasse più del marito e di come lui fosse contento e soddisfatto di tutto questo, di come gli manchi adesso che non c’è più. sa signorina, m’ha detto, ho avuto tre tumori, ho lupus e un intestino conciato ma il fatto è che se non devi morire non muori; il mio povero marito che stava meglio di me se n’è andato in un attimo. io sto ancora qui e la prendo con ironia, secondo me quello che mi salva è la settimana enigmistica.

volete amore rosso passione ma io sono amore rosso mattone

ho chiuso il libro con i palmi delle mani. ho letto una riga dopo l’altra e il bianco come fosse silenzio. le ho lette sulla vostra faccia.
le ho lette malgrado voi. malgrado me.
e ci ho pensato a questo amore rosso passione di cui parlate tanto. e mi sono chiesta perché non chiamate le cose col loro nome. ché se fate sesso sono contenta, ché se vi alimenta il sacro fuoco della passione è una cosa bella ma non tirate in ballo l’amore per favore. l’amore da cinema non mi è mai piaciuto se non al cinema. vi porto i fazzoletti per piangerne di felicità se volete, altrimenti vi offrirei una spalla su cui appoggiare il capo. ma non parlatemi di un amore che è lucido come le copertine patinate che non si possono riutilizzare nemmeno per pulire i vetri o per raccogliere i peli mentre ti fai il silkepil. no per favore.

come dice annachiara qui

“poi l’amore è un’altra cosa. E’ più di viscere e meno di cuore. E’ più fatica che leggerezza. E’ più costruzione che osservazione.”
non è un attimo amore per me. non sono quegli attimini in cui si parcheggia in mezzo alla strada. è tempo. è crederci nonostante tutto. credere in se stessi prima di tutto. è restare. anche fedeli. a se stessi prima di tutto, nelle scelte ancor prima.

e dopo davvero non so. non so se lo capisco io che in fondo posso solo offrire un amore rosso mattone.