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il guscio della tartaruga

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

altri

niente di nuovo sotto il sole. i gesti, gli sguardi, le parole dette. quello che abbiamo fatto, visto o ascoltato è già stato detto e fatto e qualcuno lo rifarà, eppure ogni gesto resta nostro.

le vite degli uomini illustri non sono molto diverse dagli sconosciuti che non abbiamo incontrato, eppure quelle dei primi vengono tramandate nel tempo e assumono una nuova dimensione, probabilmente la quarta. noi le leggiamo e talvolta viene da confrontarsi.

c’è un bel libro, che parla di alcuni di loro. si chiama il guscio della tartaruga. è stato scritto da silvia ronchey. ho conosciuto la ronchey grazie a hillman, a dire il vero. ma del libro volevo parlare. non diventerà un classico, tratta di classici in modo originale. è piacevole, scorrevole e si ciba di citazioni nascoste. ha il dono della sintesi e dei piani trasversali di lettura. ilgusciodellatartaruga

l’editore –nottetempo-, in coda al libro, scrive una cosa che riporto qui sotto. mi è piaciuta questa cosa. mi è piaciuta perché penso che in fondo parli di tutti gli uomini, riferendosi ai racconti. scrive di noi. di tutti noi che siamo un racconto. di noi che viviamo, soprattutto che viviamo come possiamo. che non stiamo qui a pettinare le bambole, nemmeno quando lo sguardo si perde nel vuoto. noi che non siamo nuovi agli altri ma lo siamo ogni giorno a noi stessi. noi che viviamo di segreti, anche quando siamo zabette. noi che i nostri segreti ce li portiamo tatuati sul viso. noi che costruiamo pezzo dopo pezzo il nostro guscio. noi che siamo un mosaico, e va bene così. a posto così.

queste vite hanno un segreto. tutte le vite ce l’hanno, quelle che non si raccontano ancora di più di quelle che si raccontano. ma anche il racconto ha i suoi segreti, ed è l’ordito su cui s’intesse la trama. senza questo segreto (ogni racconto il suo) non ci sarebbe racconto.

il guscio della tartaruga è il segreto di queste vite: è più largo del corpo della tartaruga, lo ricopre, lo adorna, lo protegge, lo nasconde, lo trasporta, lo tramanda. il guscio è coperto a sua volta da un mosaico di scaglie che insieme formano la corazza, lo scudo della altrimenti povera esistenza della tartaruga.
anche queste vite sono un mosaico. un mosaico di citazioni: frasi dette o scritte dai personaggi di cui si racconta la vita e da quanti hanno parlato di loro nella letteratura.
le citazioni sono l’ordito, i “fili destinati a formare la lunghezza del panno” (come dice il dizionario): fra loro passa il vento dell’ispirazione, che si chiama trama.


cit. dal libro


dickens. l’arte di dickens somigliava alla vita. come lei era egoista e responsabile. più l’enigma era impressionante, più la soluzione era banale. in dickens la superficie delle cose sembrava più tremenda delle loro profondità. la vita e dickens producevano mostri.

empedocle. ogni cosa muore di desiderio per l’altra.

huxley. secondo huxley, se si vuole che gli uomini agiscano ragionevolmente bisogna persuaderli in modo demente.

lucrezio. ognuno osservava lucrezio, vorrebbe fuggire da sé, ma non è possibile, e più affonda in se stesso più si odia. perché allora, si domandava, questa smania atroce di vivere? la via che percorriamo affannati è sempre la stessa. ci sembrano belle solo le cose lontane.

merton. secondo father louis, le parole stanno fra due silenzi: il silenzio delle cose e  il silenzio del nostro essere. secondo father louis, le parole non ci separano più dal mondo né dagli altri uomini né da noi stessi quando smettiamo di credere che il linguaggio contenga realtà.

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7 commenti

  1. lo scorfano ha detto:

    Bellissima la citazione lucreziana. O forse è la mia formazione classica a fregarmi. Ma trovo che quel sembrarci belle delle cose più lontane sia una verità amara e inevitabile insieme.

  2. willyco ha detto:

    c’è un’arte divinatoria che legge i gusci delle tartarughe e non è forse simmetrica del leggere i segni che abbiamo dentro confrontandoli con quelli che sentiamo fuori illudendoci che la vita possa essere definita con le parole? segni, per l’appunto, tracce che da qualche parte porteranno.
    Grazie per la segnalazione del libro, leggerò 🙂

  3. neru ha detto:

    lo scorfano è davvero un’amara verità. non so quanto serva farci i conti. non è la tua formazione classica a fregarti, no.

    willy non è un libro di quelli da leggere però è piacevole. se vuoi quando ci vediamo te lo presto. le tracce non sempre portano da qualche parte e i pezzettini di pane lasciati per strada non ti fanno ritrovare il camino ma sfamano gli uccellini chepassano di lì per caso.
    l’arte divinatoria non è divinatoria, è un’arte profonda che entra nel profondo e che fa spesso male. del resto, scegliamo la vita che vogliamo vivere.

    • willyco ha detto:

      hai ragione Neru, una buona vita si basa su equilibri profondi, così come le cose non risolte ti si rivoltano contro e ti avvolgono con lacci sempre più stretti. 🙂

  4. […] Guarda Originale: il guscio della tartaruga « Nerugiada […]

  5. Normale ha detto:

    Della serie “Nihil dictum quin prius dictum”,come dicevano i dotti e saggi latini.(odio le citazioni in latino,ma qui ci andava a pennello,ma soprattutto odio questa citazione perchè mi ricorda l’esame di letteratura italiana che ho odiato profondamente!)
    Oh cmq repetita iuvant!;)

  6. neru ha detto:

    willi seperiamo che i lacci non siano di cuoio portati in un giorno di sole!

    normale mi piacciono le citazioni, da morire. è come fare un puzzle, come giocare a lego. a usarle non si è più o meno intelligenti di quanto non si sia a non usarle…
    gli esami lasciano sempre dei ricordi tremendi…chissà perché…

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