tempo di leadershit al femminile

c’è un sito abbastanza interessante. si chiama leadershit perché ritiene che sia passato il tempo del potere esercitato dal leader.

insomma leadership è una parola abusata e ormai dovrebbe andarsene alla baggina per i suoi autori. via, pussa via, modalità autocentrica, autolesionistica e autocentrata sulle caratteristiche personali. spazio a termini come confronto, relazione e collaborazione. anche perché uno su mille – che dico! uno su un milione!- riesce ad essere un buon leader e tutte le altre volte? ecco sarebbe meglio trovare soluzioni alternative praticabili.

peccato che in italia i leader inutili siano congeniali ai poteri forti. è ancora una questione di mentalità.

comunque, su questo sito c’è bell’articolo dove si parla di donne e potere.

l’autore si chiede a conclusione del suo discorso, peraltro già sentito: “insomma donne, ma voi – e sono due uomini a chiedervelo – in questo valoreD dove siete?

il valore d starebbe per donne al vertice per l’azienda di domani. si tratta della -dicono- prima associazione di grandi imprese creata in italia per sostenere la leadership femminile in azienda.

questa associazione ha un obiettivo: aumentare la rappresentanza dei talenti femminili ai vertici delle aziende italiane.

la solita domanda che ci si pone è perché le donne, soprattutto sul lavoro, non mettono in campo caratteristiche proprie e au contraire -figo sto termine eh?- tendono a scimmiottare l’atteggiamento maschile quando ottengono una briciola di potere.

come diceva virginia woolf, in modo molto più elegante di quanto farò io ora, se le donne da sempre imparano a scrivere leggendo testi scritti da maschi, anche il loro modo di pensare, di organizzare il pensiero, e dunque di scrivere sarà ugualmente incline a ricalcare le modalità maschili di scrittura. per le donne trovare un proprio modo di tradurre il pensiero con le parole non è e non è stato facile. ci vuole molto tempo e tanti pianti. e se chiedete in giro, i testi di queste donne non piacciono poi tanto. è una questione di abitudine e mentalità. come adesso. quanti leggono ancora i romanzi dell’ottocento, ad esempio? sapete quali romanzi vogliono? quelli che assomigliano alle sceneggiature, quelli dinamici come un film, quelli veloci.

il fatto è che la mentalità di leadership di un’azienda è maschile, anche quella in generale lo è.

quando una donna prova a scardinare questa mentalità ha due strade davanti a sé:

  • non far carriera
  • essere denigrata

allora qualcuna pensa di far carriera intanto e relega a un momento successivo la possibilità di inserire un valore aggiunto personale. peccato che quel dopo sia già troppo tardi.

strade alternative ci sono? forse. non lo so con certezza.

del resto credo fortemente che qualunque strada si percorra non si sa mai cosa ci sia in serbo per noi. io a sfondare i muri e i tetti di vetro ci proverei.

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