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il tempo scorre lungo i bordi

e tu scrivimi se ti viene la voglia

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c’est tout

vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

altri

viviamo in simbiosi e per associazioni.

è che nei nostri piccoli passi ci sovrapponiamo. abbiamo le stesse cose da dire al mondo e prima a noi stessi.
perché questi pensieri? non è la solitudine, non vaghiamo dentro una stazione. o forse sì. lo senti il brusio di tutta la gente che passa e non guarda? la testa china o fiera, lo sguardo sotto lenti scure per cercare un carisma impigliato fra l’iride e le ciglia. ma lo sguardo è altrove, magari in un pomeriggio d’estate in un parchetto sotto casa a raccogliere margherite e a fare il fango con la terra e gli sputi.
su queste pareti non ci sono date né nomi né cuori incrociati. tu puoi venire e andartene quando vuoi. mi è bastata una parola e l’avermi fatto sentire importante. io ho qualcosa. sono gli adesivi sulle pareti. e il tempo che scorre lungo i bordi.

se avessi saputo cosa mi aspettava mi sarei preparata meglio. ma non c’è mai tempo per le prove. me lo dovevano dire che era un atto unico. testarda aspetto, come se fosse dovuto a tutti un’altra parte per ricominciare.

credevo di avere un paracadute. magari non mi hanno insegnato ad aprirlo ché per me tirare la corda era quella del gabinetto. o forse semplicemente ho tirato troppo.

ogni cosa qui dentro aspetta un segnale, puoi leggerlo nelle pieghe della mano. c’è un triangolo e una linea che gira. rispondo seria è mia, sottintendo la vita. e la fine del discorso la conosci già.

è il tempo che scorre lungo i bordi. siamo io e te appoggiati su queste sedie ad aspettare.

poi comincia la polvere.

la stessa polvere che ho sentito nella voce di emidio clementi.

la vita che scorre lungo i bordi, io l’ho sentita nelle sue parole mentre leggeva brani del nuovo libro che ha scritto matilde e i suoi tre padri.

ché se penso al nome emidio penso a un ragazzo adolescente che voleva essere ragazza. ma i tempi non erano pronti. non aveva un padre pronto. non aveva chi fosse pronto per lui. soffriva emidio. moltissimo. finché contro tutti e contro tutto diventò donna. ma non si può sempre andare contro. così un giorno emidio decise di volare in cielo su una stella.

piove sui nostri occhi e non è pioggia quella che cade dal cielo ma viole. in questa notte insicura, in questa notte che fa paura.

invece questo emidio io non lo conoscevo fino a poche settimane fa. è stato grazie al mio amico nerd se ieri ho sentito le fate sussurrare in quella sala gremita. raccontavano di storie bambine. è per questo che poi ho ascoltato fino a notte fonda i massimo volume, e ho capito che sono i precursori delle luci della centrale elettrica.

la vera rivoluzione è crederci ancora e sempre.

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7 commenti

  1. gap ha detto:

    non ho capito molto, ché è mattina presto e poi si sa, io sono tonto..
    ma mi sono innamorato di questa chiosa, ecco..

  2. neru ha detto:

    anch’io. intendi il titolo neh?
    non è mio purtroppo dato che è di emidio. bravo lui.
    gap! ascolta i massimo volume. ‘scolta me. sono sicura che ti piaceranno. poi mi dici eh!

  3. nata ha detto:

    bel post davvero…sembra quasi un flusso di pensieri che prende quando aspetti un treno in stazione con un libro sulle gambe, la gente intorno e la testa per aria a pensare…o magari intendevi tutt’altro! che bella pezzi di vetro!

    (oggi dev’essere il mio giorno del commento)

  4. neru ha detto:

    ma un flusso di pensieri alla joyce o alla woolf? nessuno eh?
    sìsì ci potrebbe stare nella stazione che io la stazione con i volti la vedevo pure! e la fnac lunedì pareva pure una stazione…con gente che va e che viene.

    sai che ogni volta che scrivo o che leggo una frase di pezzi di vetro non posso non cantarmela nella testa e continuare fino alla fine della canzone? malattia pura!

    beh ma io sono contenta che mi commenti soprattutto perché mi ricordi che…SONO IN RITARDO!!!! ci dobbiamo vedere…fra un po’ vieni a prendere il tè nella casa nuova!
    ma devi ASSOLUTAMENTE vedere questa perbacco!

  5. willyco ha detto:

    mi capita, a volte, di essere seduto sui miei pensieri, di ascoltare parole che muovono colori densi, dentro, ed è come impastare gesso, toccare con un dito e non poter mangiare. E avere voglia di bestemmiare tra me e me perchè è stato fatto male a qualcuno che conoscevo appena. Ma quel qualcuno era un pezzo di me, era un pezzo di me…

  6. nata ha detto:

    più alla woolf, anzi leva joyce che il suo è un flusso di pensieri troppo costruito!
    ma certo che devo vederla la casa attuale, questa cosa delle mattonelle/lavagna della cucina mi ha messo curiosità!!

  7. neru ha detto:

    bentornato willy! e dove sei stato eh?
    maglio rabbia che rassegnazione. in alto le mani a muoverle come farfalle!

    natuzza mia ma tu vuoi bene a mamma! 😉 eh ma tu solletichi il mio ego!
    cmq joyce era un maschio non dimenticartelo!
    ammetto che non dico mai di venire qui perché qui è sempre un porcile! adesso m’impegno eh! 😀

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