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Se hai la musica nel sangue lasciala entrare

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

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let it be cantavano i beatles. perciò io dico, se le cose le devi lasciare andare, poi le devi anche far entrare. e se la musica ti è dentro, bè allora capisci che la tua casa non ha porte ed è tutto un andare e venire. e va bene, va bene così diceva vasco. lo senti il vento? senti che bel vento? è che non basta mai il tempo e domani un altro giorno arriverà…

voglio trovare un senso a questa situazione anche se questa situazione un senso non ce l’ha. voglio trovare un senso a questa condizione anche se questa condizione un senso non ce l’ha. sai che cosa penso? che se non ha un senso, domani arriverà.

ma non è di domani che voglio parlare, è di ieri e l’altro ieri e il giorno prima ancora. e di musica. sì la musica che mi è rimasta dentro. ce l’ho nella pelle sin da quando sono nata e mia mamma ascoltava la radio 24 ore su 24.

consiglio a tutto il mondo che non la conosce, e se parliamo di italia potremmo raggiungere senza troppa fatica la vetta del 90%, camille. meravigliosa. coinvolgente. con lei il corpo diventa musica. è una specie di bobby mc ferrin in gonnella e che gonnella! provocante e travolgente ha chiuso il concerto con un vestito nero lungo che lasciava intravedere, e parecchio, le sue grazie per la gioia dei fanciulli. è folle come lo sanno essere gli artisti e lei è una tessitrice della musica.

poi è stato il tempo di cat power. un po’ deludente il concerto date le aspettative ma pur sempre interessante. voce roca, scivolata via. ti porta in mondi lontani. deserti abitati dal vento dove vorresti andare perché sai che lì ti ci puoi perdere. e ti perditi. un sussurro gridato, voci ancestrali che rinascono. e che cazzo no! mica è uno zombi anche se qualcuno la definisce sua ubriachezza. sembra indifesa invece, sarà una caratteristica delle donne di quell’età. boh.

poi non ce l’ho fatta. il suono non era modulato bene. mi sono alzata e me ne sono andata. in fondo, però. oltre il tendone, oltre le sedie, oltre tutto. e mi sono seduta. il suono era perfetto. ho guardato davanti a me e c’era un viottolo illuminato e un bosco. due fari rossi che si allontanavano fra gli alberi. e no, non sono cappuccetto rosso. però avrei potuto seguire quei fari, sarei potuta entrare dentro al bosco, chissà se mi avrebbe chiuso dentro. non ho pensato più a nulla. un suono dolcissimo mi arrivava. ho alzato gli occhi, ho guardato il cielo. ho pensato che mi piaceva il posto dove stavo.

e ora facciamo un gioco. gli altri due concerti li racconto poi che non lo sapete ma questa è la ballata del seguito alla prossima puntata. chi la conosce? ma la conosci tu la storia? se la conosci lasciala entrare.

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2 commenti

  1. willyco ha detto:

    lasciar entrare qualcosa vuol dire amare ciò che entra. La musica non bussa devi decidere se lasciarti prendere e poi fa lei quanto basta e serve.
    Sollevi pensieri profondi e semplici. E’ notte e domani non potrò pensare alla musica, al lasciarsi prendere.
    Notte Neru

  2. neru ha detto:

    a che devi pensare willy?

    non sempre ami ciò che lasci entrare, sai? almeno per me è così. lascio entrare e guardo senza guardare, sento senza ascoltare. solo dopo capisco se amo o accolgo. è diverso.

    mi piace la profondità semplice! dici?
    ‘giorno willy

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