Non mi chiedermi un giudizio

Nel 2009 mi arrogavo il diritto di non avere a tutti i costi un giudizio; continuo ancora ad arrogarmi questo diritto, solo che ora so di dover aggiungere un aggettivo a quel sostantivo: pubblico.

Non devo avere a tutti i costi un giudizio pubblico. Perché il mio giudizio è in fase di definizione.

E so che quando potrò mettergli l’etichetta di pubblico, non vorrà dire vero ma ponderato, migliorabile se necessario.

Non mi chiedermi cosa è vero, se sapevo dirtelo te lo telefonavo.

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3 pensieri su “Non mi chiedermi un giudizio

  1. Sono ricapitato qui dopo un po’ di girovagare,
    come del resto si confà con il mio essere quantico.
    E alla 4a parola noto il vergo “arrogare”, che in effetti è una parola che mi si confà e uso,
    e che, anzi, mi arrogo di usare insieme (oltre ovviamente a tutta un’altra serie di diritti),
    e incuriosito penso “qui c’entro anche io…” e infatti seguendo il link… wild boys! 🙂

    ps.
    da qualche parte nella vecchia Recsando ci deve essere ancora un mio vecchio adagio:
    “osservo superficialmente e poi giudico”
    ma è nascosto nella preistoria di internet, e non lo sa nessuno.
    e noi non lo diremo ad anima viva…

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