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Non mi chiedermi un giudizio

e tu scrivimi se ti viene la voglia

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

altri

Nel 2009 mi arrogavo il diritto di non avere a tutti i costi un giudizio; continuo ancora ad arrogarmi questo diritto, solo che ora so di dover aggiungere un aggettivo a quel sostantivo: pubblico.

Non devo avere a tutti i costi un giudizio pubblico. Perché il mio giudizio è in fase di definizione.

E so che quando potrò mettergli l’etichetta di pubblico, non vorrà dire vero ma ponderato, migliorabile se necessario.

Non mi chiedermi cosa è vero, se sapevo dirtelo te lo telefonavo.

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3 commenti

  1. willyco ha detto:

    Magari ripetere un po’ di grammatica prima della sentenza 😉

  2. La cri ha detto:

    stavo appunto per chiederti… 🙂

  3. The quantum death cat ha detto:

    Sono ricapitato qui dopo un po’ di girovagare,
    come del resto si confà con il mio essere quantico.
    E alla 4a parola noto il vergo “arrogare”, che in effetti è una parola che mi si confà e uso,
    e che, anzi, mi arrogo di usare insieme (oltre ovviamente a tutta un’altra serie di diritti),
    e incuriosito penso “qui c’entro anche io…” e infatti seguendo il link… wild boys! 🙂

    ps.
    da qualche parte nella vecchia Recsando ci deve essere ancora un mio vecchio adagio:
    “osservo superficialmente e poi giudico”
    ma è nascosto nella preistoria di internet, e non lo sa nessuno.
    e noi non lo diremo ad anima viva…

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