la più grande…bugia non vi salverà!

Ho letto “La più grande”, un libro di formazione scritto da Davide Morosinotto, pubblicato da Rizzoli, proprio sull’onda di entusiasmo di amici e librai che mi piacciono.

Mi piace leggere libri di formazione che sono destinati a un pubblico giovane, perché mi pace capire quale mondo gli adulti propongono loro, con quali figure solleticano la loro immaginazione.

È un libro piacevole che si legge in un attimo.

Tuttavia per me è un grande no.

Per alcuni motivi ma uno in particolare. Si narrano le vicende di Shi Yu, piratessa, e si pompa sul fatto che la storia è ispirata alla vita di Ching Shih, che comandò la più grande flotta pirata di tutti i tempi. Ora, a parte il fatto che sono due piratesse, Ching Shi e Shi Yu hanno poco in comune. Ching Shih inizia le sue avventure come prostituta, Shy Yu come cameriera.

Ching Shih ne vede e ne fa di ogni, Shy Yu ne subisce di ogni ma con il potere della volontà diventa la più grande, con una sfilza di valori positivi ed encomiabili da qui a Babilonia.

Bastava dire che volevamo raccontare una cenerentola moderna vissuta nel 1700 e ci avremmo creduto lo stesso.

Insomma sto dalla parte di Ching Shih. Non vergognatevi di lei.

Non sottovalutate i padri

Qualcuno ne ha scritto, dei padri. Ma forse dei padri se ne parla di più, e con più sincerità, sui lettini dei professionisti.

È un ruolo mai abbastanza sviscerato. I padri contano eccome, in tutta la loro presenza e assenza.

Recentemente, ho avuto modo di sviscerare la figura del padre nelle sue diverse forme, padre biologico, padre putativo, padre di fatto, padre di altri, maschio alfa, nel libro di Trent Dalton: Ragazzo divora universo. E ho trovato questa frase che non avevo mai letto prima.

“Ultimamente, Alex, ho pensato che ogni problema al mondo, ogni crimine commesso, si può far risalire al padre di qualcuno. Rapine, stupri, terrorismo, Caino che aggredisce Abele, Jack lo squartatore: tutto risale ai padri. Forse anche alle madri, immagino, ma non c’è mamma di merda al mondo che prima non sia stata figlia di un padre di merda”.

photo by @nerugiada – Stellenbosch Oude Libertas

Ragazzo divora universo

Ragazzo divora universo è un libro che mi ha regalato il mio amico Myskin per un non compleanno. Ti piacerà, mi ha detto, visto che a te piacciono le storie e le parole e le due cose sono inscindibili.

Ci ho messo molto a leggerlo e non perché Myskin mi abbia detto una bugia. Certo sono 548 pagine ma non vi deve spaventare questo. È il meno.

Questo libro parla di un bambino cazzuto. Come avrebbe potuto l’autore, Trent Dalton, diversamente, se vuole tirare fuori una buona storia? Chi vuole leggere dei vinti che restano vinti in un mondo di tristezza e sgomento?

E parlando di gente cazzuta, mi è venuto in mente un film che non mi è piaciuto molto, dove Hugh Grant dice che è stanco dei film con protagoniste donne cazzute e fa infuriare la paladina di Jane Austen. Ed è stranamente vero che da un po’ di tempo al cinema ci sono donne cazzute ma forse abbiamo imparato a combattere i cliché con altri cliché o forse no. Ti accorgi di qualcosa solo quando ne parlano, e allora, che dire di Rossella O’Hara? Posso dire che Rossella ha rimandato a domani mentre queste donne di oggi non rimandano mai. Ma come è facile abbandonarmi a un facile cliché.

L’ atmosfera è la periferia australiana. All’inizio, ti chiedi ma dove sono finita? però alla fine quasi senti quei posti. Quasi sei contenta di non viverci. È un mondo duro quello descritto ed Eli Bell, il nostro bambino cazzuto, non è un cliché. Ho fatto fatica ad accettare il suo mondo, ho dovuto prenderlo a piccole dosi. È un mondo ingiusto; io, per molto meno, ancora credo di poter mettere sul piatto traumi antichi, mentre lui li attraversa e li sputa come ossa di pollo. Non potevo accettarlo.

Ragazzo divora universo è un bel libro. Sarà fonte di alcune mie citazioni, che ho segnato meticolosamente sulla risguardia. Non solo le citazioni ma tutto il libro è pieno di vita. E alla fine aveva ragione Myskyn, è una bella storia che ha parole precise, puntuali con personaggi pazzeschi che non sai che farne, non sai se amarli odiarli o cosa. È vita.

trovo solo più difficile fingere di martedì

Non sopporto le domande indirette, i giri di parole. Non arrivano al punto, non vuoi scoprire le carte. Hai paura.

Delle tante cose che ti perdono perché hai paura, questa la trovo meschina.

Mi fai perdere tempo. Se vuoi il tuo buttalo. Il mio è prezioso, ho tante idee. O forse semplicemente mi annoi, mi distrai e non trovo il filo, poi perdo la matassa.

Mi dici buttati tutto alle spalle e inizia una nuova vita.

Che curiosità il concetto di buttare quando si avvia l’era del riciclo.

Anche il concetto di tempo sta mutando. Non un prima, non un dopo ma un lungo fluire nel qui e ora. Esserci, scegliere, trovare, eleggere; in quest’ordine.

Mi perdo. Non avere paura.

Sull’abbandono del feticismo

ultimamente ho sentito un gran parlare di kindle, il reader per libri elettronici.

all’inizio non ne avevo un’opinione. poi ho pensato che era una mezza boiata: tanto valeva usare il pc, o uno di quei comodissimi netbook da viaggio.

l’altro giorno un articolo mi ha finalmente chiarito alcuni aspetti, sia tecnici che non.
ad esempio kindle (ma anche altri reader) utilizzano una tecnologia per gli schermi che simula la carta reale. In pratica gli schermi non sono retroilluminati come i comuni monitor, bensì c’è bisogno di una fonte di luce esterna: sole, lampadina o candela che dir si voglia.

l’articolo termina facendo considerazioni sul fatto che, come gli mp3 per la musica, gli e-reader potrebbero rivoluzionare il mercato letterario. in america pare stia già succendendo.
le ragioni contrarie a questa tesi riguardano tutte il piacere.
il piacere di annusare il libro in libreria. il piacere del possesso. il piacere arredamentale. il piacere di toccare la carta. il piacere di sfogliare le pagine, di scriverci sopra delle note, di farci le orecchie etcetera eccetera eccetera.
Tutte considerazioni condivisibili.

Quando ero adolescente spendevo tutti i miei soldi in libri (e cassette). Non che rinneghi qualcosa. Tutt’altro, sono sempre stato molto contento dei miei (purtroppo pochi) acquisti dell’epoca.

Poi come Paolo sulla via per Damasco ho cominciato a riconsiderare il tutto.
Dei piaceri tattili-olfattivi posso farne a meno. Segno forse che la fase onanista è terminata 😀
Quando prestavo un libro a mio fratello inorridivo per le orecchie e le note a lato.
Di possedere un libro non me ne frega nulla. La volta che mi hanno regalato un buono di 200 euro per la Feltrinelli ho comprato una quindicina di libri e ne ho letti solo due, e la metà sono ancora incellophanati. Se c’è qualcosa che mi interessa vado in biblioteca e mi faccio prestare il libro (che poi normalmente rendo in ritardo, tanto la bibliotecaria mi perdona ;-)), oppure, vado in biblioteca, mi faccio venire l’ispirazione e mi faccio prestare il libro (tanto la bibliotecaria non si ricorda che li consegno sempre in ritardo :-D)

Insomma, to cut a long story short, se dovessi trovarmi tra le mani uno di questi affari e scoprire che la lettura è davvero agevole, c’è disponibilità di titoli (in Italia ci vorrà un sacco di tempo) e, non ultimo, i prezzi delle pubblicazioni fossero abbattuti… per quanto mi riguarda la rivoluzione può cominciare.

e così salviamo pure la foresta amazzonica! e le schiene dei bambini, e lo spazio sulle mensole e nelle valigie, ma soprattutto potremmo davvero cominciare a comprare libri a scopo ornamentale:

no, guardi architetto, pensavo di riempire quello spazio con un metro di libri con le coste color pastello, invece sulla parete opposta vedrei meglio un’eciclopedia con la copertura in simil-pelle verde. lei che ne pensa?