la più grande…bugia non vi salverà!

Ho letto “La più grande”, un libro di formazione scritto da Davide Morosinotto, pubblicato da Rizzoli, proprio sull’onda di entusiasmo di amici e librai che mi piacciono.

Mi piace leggere libri di formazione che sono destinati a un pubblico giovane, perché mi pace capire quale mondo gli adulti propongono loro, con quali figure solleticano la loro immaginazione.

È un libro piacevole che si legge in un attimo.

Tuttavia per me è un grande no.

Per alcuni motivi ma uno in particolare. Si narrano le vicende di Shi Yu, piratessa, e si pompa sul fatto che la storia è ispirata alla vita di Ching Shih, che comandò la più grande flotta pirata di tutti i tempi. Ora, a parte il fatto che sono due piratesse, Ching Shi e Shi Yu hanno poco in comune. Ching Shih inizia le sue avventure come prostituta, Shy Yu come cameriera.

Ching Shih ne vede e ne fa di ogni, Shy Yu ne subisce di ogni ma con il potere della volontà diventa la più grande, con una sfilza di valori positivi ed encomiabili da qui a Babilonia.

Bastava dire che volevamo raccontare una cenerentola moderna vissuta nel 1700 e ci avremmo creduto lo stesso.

Insomma sto dalla parte di Ching Shih. Non vergognatevi di lei.

Ragazzo divora universo

Ragazzo divora universo è un libro che mi ha regalato il mio amico Myskin per un non compleanno. Ti piacerà, mi ha detto, visto che a te piacciono le storie e le parole e le due cose sono inscindibili.

Ci ho messo molto a leggerlo e non perché Myskin mi abbia detto una bugia. Certo sono 548 pagine ma non vi deve spaventare questo. È il meno.

Questo libro parla di un bambino cazzuto. Come avrebbe potuto l’autore, Trent Dalton, diversamente, se vuole tirare fuori una buona storia? Chi vuole leggere dei vinti che restano vinti in un mondo di tristezza e sgomento?

E parlando di gente cazzuta, mi è venuto in mente un film che non mi è piaciuto molto, dove Hugh Grant dice che è stanco dei film con protagoniste donne cazzute e fa infuriare la paladina di Jane Austen. Ed è stranamente vero che da un po’ di tempo al cinema ci sono donne cazzute ma forse abbiamo imparato a combattere i cliché con altri cliché o forse no. Ti accorgi di qualcosa solo quando ne parlano, e allora, che dire di Rossella O’Hara? Posso dire che Rossella ha rimandato a domani mentre queste donne di oggi non rimandano mai. Ma come è facile abbandonarmi a un facile cliché.

L’ atmosfera è la periferia australiana. All’inizio, ti chiedi ma dove sono finita? però alla fine quasi senti quei posti. Quasi sei contenta di non viverci. È un mondo duro quello descritto ed Eli Bell, il nostro bambino cazzuto, non è un cliché. Ho fatto fatica ad accettare il suo mondo, ho dovuto prenderlo a piccole dosi. È un mondo ingiusto; io, per molto meno, ancora credo di poter mettere sul piatto traumi antichi, mentre lui li attraversa e li sputa come ossa di pollo. Non potevo accettarlo.

Ragazzo divora universo è un bel libro. Sarà fonte di alcune mie citazioni, che ho segnato meticolosamente sulla risguardia. Non solo le citazioni ma tutto il libro è pieno di vita. E alla fine aveva ragione Myskyn, è una bella storia che ha parole precise, puntuali con personaggi pazzeschi che non sai che farne, non sai se amarli odiarli o cosa. È vita.

il lamento di penelope

Ora che sono morta so tutto. Avrei voluto che fosse così, ma come molti dei miei desideri neanche questo si è avverato. Conosco solo alcuni eventi che prima ignoravo, entrati nella tradizione, ma forse infondati. Inutile dire che è un prezzo molto alto per soddisfare una curiosità. Da quando sono morta -da quando ho raggiunto questa condizione di senzaossa, senzalabbra, senzapetto- ho imparato cose che avrei preferito non sapere, come succede se si origlia dietro le finestre o si aprono le lettere degli altri. Credete che vi piacerebbe leggere nelle menti? Ripensateci.

Quaggiù tutti arrivano con un otre, simile a quello che racchiudeva i venti, ma ciascuno di questi otri è pieno di parole -pronunciate, udite, e che altri hanno detto su di noi. Ci sono otri piccoli e otri grandi; il mio ha una dimensione media, anche se molte delle parole che contiene riguardano il mio insigne marito. Mi ha raggirata, sostiene qualcuno. Era la sua specialità, il raggiro. E trovava sempre una via di fuga, un’altra delle sue peculiarità: fuggiva.

Riusciva facile credergli. Molti, nel tempo, hanno ritenuto autentica la sua versione degli avvenimenti, si trattasse di uccisioni, di splendide seduttrici, di mostri con un occhio solo. Anch’io gli credevo, ogni tanto. Sapevo che era scaltro e bugiardo, ma non pensavo che avrebbe usato la sua astuzia e sperimentato le sue bugie anche con me. Non gli ero stata fedele? Non avevo aspettato, e aspettato, e aspettato, vincendo la tentazione -quasi un impulso- a comportarmi in altro modo? E che cosa ho raccolto, una volta che si è affermata la versione ufficiale? Sono diventata una leggenda edificante. Un bastone con cui picchiare altre donne. Non avrebbero potuto essere assennate, oneste, pazienti com’ero stata io? Questa era la linea seguita dagli aedi, dai cantastorie. Non seguite il mio esempio, vorrei gridarvi nelle orecchie -sì nelle vostre orecchie!- e quando cerco di gridare, la mia voce è quella di un gufo.

Io certo intuivo in lui l’ambiguità, la scaltrezza, la malizia, e -come dire?- l’assenza di scrupoli, ma cercavo di non dar loro peso. Tenevo la bocca chiusa, o, se l’aprivo, era per tessere le sue lodi. Non lo contraddicevo, non gli rivolgevo domande che potessero infastidirlo, non approfondivo le discussioni. A quel tempo credevo nelle soluzioni felici, che si ottengono tenendo chiuse le porte e andando a dormire se soffia la tempesta.

Ma quando gli avvenimenti principali si conclusero e tutto diventò meno simile a una leggenda, mi accorsi che erano in molti a ridere alle mie spalle -a sbeffeggiarmi, a inventare storielle sul mio conto, pulite ma anche sporche; mi avevano trasformata in una storia da raccontare, anche se non del genere che mi piace ascoltare su di me. Che cosa può fare una donna quando una chiacchiera indecente viaggia attraverso il mondo? Se si difende sembra colpevole. Così ho aspettato ancora un po’.

Ora che tutti gli altri hanno parlato a perdifiato, è giunto il mio turno. Lo devo a me stessa. […] quelli di voi che riusciranno a cogliere questo bisbiglio, questo squittio, confonderanno le mie parole con le brezze che soffiano tra i giunchi secchi, con il volo dei pipistrelli al crepuscolo, con i brutti sogni. Ma io sono sempre stata determinata per natura. Paziente, si diceva di me. Amo seguire un progetto sino alla fine. [da il canto di penelope di margaret atwood]

in cinque parole penelope mi sta sul culo. svegliamoci ragazze. il tempo di essere contraltare è finito. che cosa possono dare gli scaltri e i bugiardi? nulla o pochino proprio proprio. un amore a poco prezzo, meraviglioso perché atteso, sognato ma relegato nell’anno del mai e quando dico mai è mai per davvero! che fugaci volte non sono abbastanza per dire sufficiente.

non dico basta alla capacità femminile dell’ascolto, non dico basta all’attesa e alla comprensione con qualche tocco salutare di malignità e arguzie, ma dico che sarebbe tempo di dare spago a chi sa mettersi in gioco -la percentuale delle donne che lo fa è ancora troppo bassa-, non credo che potrebbe perdere nulla della propria mascolinità un uomo così. non mi riferisco solo agli amanti, ai compagni ma anche agli amici, ai collaboratori, foss’anche un capo di governo.

i bambini partoriamoli, piuttosto che farceli o tenerceli accanto coccolati. basta dargli credito-nel senso di uè bello mi hai scassato grazie!-. e su, dài.

però in penelope c’è qualcosa di estremamente affascinante, ammettiamolo.