Ragazzo divora universo

Ragazzo divora universo è un libro che mi ha regalato il mio amico Myskin per un non compleanno. Ti piacerà, mi ha detto, visto che a te piacciono le storie e le parole e le due cose sono inscindibili.

Ci ho messo molto a leggerlo e non perché Myskin mi abbia detto una bugia. Certo sono 548 pagine ma non vi deve spaventare questo. È il meno.

Questo libro parla di un bambino cazzuto. Come avrebbe potuto l’autore, Trent Dalton, diversamente, se vuole tirare fuori una buona storia? Chi vuole leggere dei vinti che restano vinti in un mondo di tristezza e sgomento?

E parlando di gente cazzuta, mi è venuto in mente un film che non mi è piaciuto molto, dove Hugh Grant dice che è stanco dei film con protagoniste donne cazzute e fa infuriare la paladina di Jane Austen. Ed è stranamente vero che da un po’ di tempo al cinema ci sono donne cazzute ma forse abbiamo imparato a combattere i cliché con altri cliché o forse no. Ti accorgi di qualcosa solo quando ne parlano, e allora, che dire di Rossella O’Hara? Posso dire che Rossella ha rimandato a domani mentre queste donne di oggi non rimandano mai. Ma come è facile abbandonarmi a un facile cliché.

L’ atmosfera è la periferia australiana. All’inizio, ti chiedi ma dove sono finita? però alla fine quasi senti quei posti. Quasi sei contenta di non viverci. È un mondo duro quello descritto ed Eli Bell, il nostro bambino cazzuto, non è un cliché. Ho fatto fatica ad accettare il suo mondo, ho dovuto prenderlo a piccole dosi. È un mondo ingiusto; io, per molto meno, ancora credo di poter mettere sul piatto traumi antichi, mentre lui li attraversa e li sputa come ossa di pollo. Non potevo accettarlo.

Ragazzo divora universo è un bel libro. Sarà fonte di alcune mie citazioni, che ho segnato meticolosamente sulla risguardia. Non solo le citazioni ma tutto il libro è pieno di vita. E alla fine aveva ragione Myskyn, è una bella storia che ha parole precise, puntuali con personaggi pazzeschi che non sai che farne, non sai se amarli odiarli o cosa. È vita.

fattene una ragione

il caso salverà il mondo.

non la cultura, non il bello, non l’istruzione, non l‘amore. purtroppo. e noi non siamo niente.

sì. dimenticheranno. è il nostro destino, non ci si può fare nulla. ciò che a noi sembra serio, significativo, molto importante, col passar del tempo sarà dimenticato o sembrerà irrilevante. ed è curioso che oggi noi non possiamo assolutamente sapere che cosa domani sarà ritenuto sublime, importante e cosa meschino, ridicolo. […] e la nostra vita, che oggi viviamo con tanta naturalezza, apparirà col tempo stanca e scomoda, priva di intelligenza, non sufficientemente pura, forse addirittura immorale. (anton checov)

chiedete sempre gli scontrini

il senso è tutto qui in questo scontrino. trovarsi un un posto che non avresti pensato a mangiare cose diverse da quelle che dicevi di volere ed essere infine incredibilmente e inequivocabilmente contento senza che si possa pronunciare la parola accontentarsi. non che sia male accontentarsi ma quando ti accorgi di averlo fatto, subito una sensazione di disgusto e rigurgito si affaccia alla propria coscienza. talvolta si lascia spazio all’accontentarsi finché non ci si rende conto che le pareti sono diventate troppo strette. non so se il trucco stia nel non renderle mai strette.

e allora quando si è contenti?

perché il fatto è questo: non vi capita mai che tutto quello che avete immaginato, che avete voluto, non lo ottenete mai come avevate pensato? non vi siete mai posti il problema se vi stavate accontentando? chiamatelo destino, caso, sorte o provvidenza di fatto le cose accadono in modo loro e mai tuo.

e perché allora ti capita di essere contento? irrimediabilmente contento?

perché se guardi un cazzutissimo scontrino ti accorgi che succedono le cose che hai voluto ma certamente non nel modo che avevi pensato.