l’aternativa

<Ho un regalo per te> disse. […] <Voglio che anche tu impari a prenderti cura di te>

[…]

Rita le raccontò di un cerbiatto che si era mangiato le verdure del suo orto. Era una femmina, e si presentava sempre da sola. A niente erano serviti piatti di latta o pezzi di sapone per tenerla lontana.

<Alla fine ho piantato un po’ di lattuga e di spinaci per lei> disse ridendo. <E lei ha capito subito che quella parte di orto era sua. Non va più a mangiare nella zona principale>.


da Il nostro riparo di frances greenslade, Keller ed.

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crescere è un mestiere triste

no vabbè i libri brutti esistono. eccome.

e si concentrano soprattutto nel periodo della crescita quando te li impongono. imporre è sempre un mestiere difficile.

però ci sono anche i libri che non ci piacciono e quelli che non ci piacciono adesso ma ci sono piaciuti prima o forse non ci piaceranno dopo se mai gli daremo una seconda possibilità. e ci sono quelli che ci sono piaciuti prima ma che adesso ripensandoci sono stati una cagata o forse chissà, la memoria a volte fa brutti scherzi ma non importa, è sufficiente per sapere se ci sarà una seconda possibilità. personalmente darei sempre una seconda possibilità. è che manca il tempo. falso. è che ormai si vuole impiegarlo in altro, sempre in altro, lasciar perdere gli errori e inventarsene nuovi anche se così si dà una mano ai vecchi errori che per farne nuovi bisognerebbe magari digerire i primi o sapere di averli commessi davvero.

capito tutto, no?

questo per dire che fulì ormai mesi fa proprio in questo blog mi consigliò il mago di cesar aira. un libretto leggero da leggere in pausa pranzo. ma quante pause pranzo possono stare in un libro che non ci piace? quanto lo spazio fra due punti.

lo trovo scritto o tradotto male. pieno di rimandi, ti spiega tutto anche l’ovvio. in una parola osceno. volevo firnirlo ma preferisco fare i grattini ai mici sinceramente.

piuttosto sponsorizzo un libro di racconti. tradotto bene. simpatico. ottima narrativa moderna, quella che segnerà un periodo storico, non la storia. troppo cinemtografico, troppo sceneggiatura. ma ormai scrivono tutti così. passerà. come passano le mode. però adesso è bello. è triste anche. è coinvolgente. soprattutto è struggente. è un libro verde blu. non è per i perbenisti. ça va sans dire.

se vi capita leggete crescere è un mestiere triste di santiago roncagliolo nato nel 1975 a lima in perù, oggi vive a barcellona.

il perché di tutto sommato

parte da adesso la rubrica “scelti per voi”.

libri brevi brevissimi da leggere sulla panchina nelle belle giornate di sole in pausa pranzo o quando cavolo volete -tipo sotto l’ombrellone ma mi pare ancora presto a meno che non siate, bastardi fortunelli, in uno di quei posti tipo sicilia, puglia , calafrica etc.- comunque dove volete purché vi faccia piacere e vi metta in pace col mondo o del mondo vi faccia godere la pazzia.

questo libro è dedicato all’amica scogliera, al suo corso di catalano e alla meravigliosa barcellona che presto mi avrà tra le sue vie. scandalosa! -barcellona non scogliera poretta!-

un consiglio. non li comprate, andate a prenderli in biblioteca; lo dico anche a te sammy che hai un rapporto feticista con i libri!

autore: quim monzó nato a barcellona nel 1952 viene considerato fra i più significativi scrittori catalani viventi. è giornalista. ha scritto canzoni e sceneggiature di film.

cosa si può trovare in questo libro:

micro storie sulla vita sentimentale e sulla difficoltà di comunicazione. uno stile da sceneggiatura. pillole tipo blob con una forte vena sarcastica. a dire il vero pure blob è sarcastico. vabbè.

cosa ne penso:

apprezzabile per la poliedricità della scrittura e la grande creatività -di solito non parlo così giuro-. come un ottimo balletto per esserlo deve sembrare facile anche a un bambino così la sua scrittura appare semplice. dotato di grande sintesi. provocatorio, godibile e amaro-divertente. non lo legga chi ha intenzioni suicide, lo faccia chi pensa che la delusione sia dietro l’angolo. sì vabbè adesso non andate tutti a prenderlo!

adatto a chi:

ama il giallo sole venato di strisce grigio chiaro; ama il prugna e i sapori agrodolci, gli piace fare cenni d’assenso mentre legge, ama veder comparire un sorrisino sulla propria faccia; desidera essere scioccato; se ne sbatte del perbenismo puritano.

uno stralcio:

“ forse è che non mi ami”.

“ti amo”.

“come lo sai?”

“non lo so. lo sento. me ne accorgo”.

“come puoi essere sicuro che quello che senti è che mi ami e non un’altra cosa?”

“ti amo perché sei diversa da tutte le donne che ho conosciuto in vita mia. ti amo come non ho mai amato nessuno, e come non potrò mai amare nessun altro. ti amo più di me stesso. per te darei la vita, mi farei scorticare vivo, lascerei che giocassero con i miei occhi come fossero biglie. che mi gettassero in un mare di acido muriatico. ti amo. amo ogni piega del tuo corpo. mi basta guardarti negli occhi per essere felice. mi vedo nelle tue pupille, piccolo piccolo”.

lei scuote la testa inquieta.

“dici davvero? oh, raul, se sapessi che mi ami davvero, che posso crederti, che non inganni te stesso e, quindi, me… davvero mi ami?”