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donne che conquistano gli uomini

torno io e torna la meloromantica rubrica del love guru: consigli superdotati per aspiranti amanti.

su consiglio della strada in salita stamani ci occupiamo di conquista.
qui siamo saldamente attaccati al versante femmina. se volete conoscere i consigli per i maschi andate qui [quando lo scriverà eheheh].

l’argomento è di quelli delicati nel senso che non sai se si tratta di roba complicata o di cagata fotonica. comunque eccoci pronti a elargire le nostre consapevolezze, a confondere i vostri alibi e le nostre tristi ragioni.

donne! quando si tratta di codesti argomenti la prima domanda da porsi è: volete davvero conquistare un uomo?
se la risposta è no fermatevi qui e contattatemi che andiamo a prendere un aperitivo [tachipirigna o spritz come volete] per ridercela e contarcela su.

se la risposta è allora vi si pone un duplice quesito: volete conquistare e basta [sono necessari, quanti?, cinque minuti volendo e sapendo?] o volete mantenere la conquista anche in un qualsivoglia rapporto?
se volete conquistare e basta vi si apre il problema sesso.
se volete mantenere, si apre il problema sesso corredato da altre fastidiose questioni.

siccome qui si va un po’ per le lunghe e finisce che divago dall’affascinante tema proposto dal titolo per entrare nelle spire di un’arguta malizia, mi limito a dare qualche indicazione per la conquista rinviando a un prossimo appuntamento col magico mondo del love guru la sezione mantenimento [va da sé che dopo una certa età si debba mantenere].

orbene siete sempre decise a conquistare un uomo? recidive eh?
occhei. abbiamo prima di tutto un mito da sfatare.
ovvero la bellezza.
è inutile che dite di no. tutte pensate che se aveste quell’occhio più allungato o più all’ingiù, quel colore più chiaro o più scuro, quel chilo in meno o quel chilo in più, quel capello più perfetto potreste conquistare con uno schiocco di dita. insomma credete che se foste davvero stra fighe sarebbe un attimo conquistare e non tutta quella rottura di balle alla quale vi sottoponete talvolta se non spesso.
sbagliato.
una stra figa esteticamente parlando conquista con uno schiocco di dita solo i rimbambiti sfigati. se volete conquistare quelli prego la porta è aperta, il mondo ne è pieno, auguri.
e tutte, dico tutte, conquistano qualcuno se la danno senza il minimo problema o ripensamento. e qui direi che il problema sesso è risolto.
ma dal momento che dubito fortemente che chi legge si possa trovare comodamente in una di queste due categorie allora c’è da fare qualche passo in più.

ecco in cinque punti, per farla breve:

1. essere carine aiuta. carine ho detto, non fighe. via gli scolli se vi fanno sembrare una mucca che ha appena partorito, via le mini quando avete due gambe che fanno provincia. trucco e vestiti [se li mettete] devono solo esaltare pregi e soprattutto i piccoli difetti [quelli grossi se vi riesce magari camuffateli un po’]. i difetti portati con classe sono irresistibili;
2. siate voi stesse. non c’è niente di più fastidioso di interagire con la brutta copia dell’idea di qualcuno o qualcosa;
3. sorridete. mette sempre di buon umore;
4. siate stucchevolmente egoiste;
5. se vi si apre il problema sesso il must è non ponetevi il problema sesso, cioè via cacciate via il pensiero finché non siete certe che c’è un frizzantino nello sfiorare qualcosa di suo e una qualsivoglia tensione (ma quella genitale comunque passatela in secondo piano che vivaddio va da sé). Sembra banale ma se avete conquistato perché ve lo siete portato a letto e vi siete dette sinceramente questa frase, bè, mi spiace dirvelo ma avete fatto un buco nell’acqua.

infine faccio l’ultima domanda alle care donne che gentilmente passano di qui: siete davvero sicure di voler conquistare scientemente un uomo? Mah!

occhei allora vi do l’ultima regola, quella GOLD, quella da mettere sotto il cuscino:

regola gold: se volete conquistare smettetela all’istante di fare alcunché per conquistare. ehi! nemmeno con l’intenzione. vi vedo! non mi fregate eh!

e se infine proprio non c’è niente da fare, bè rassegnatevi non tutti sono conquistatori alzatevi e mettendo mano alla maniglia fischiettate gaiamente un motivetto che fa così.

corrispondenza d’intenti fra il single a secco e l’anti amante consapevole

ogni tanto si parla di amanti e gossip.

così ieri sera si discuteva sull’argomento. poi oggi è partita una breve corrispondenza fra il maschio single senza storia e senza amanti e la ragazza single senza storia che fugge principalmente dal suo papabile ruolo di amante. io non c’entro niente. lo riporto qui, così, che c’ho poco tempo e tanta voglia. volevo raccontare un po’ di cose belle. è che la vita stringe. la preferisco. i sogni li lascio all’agire e al dormi veglia serale e mattutino. sono i più belli. quelli della notte stanno nel cassetto “consapevolezza”.

cara amante perfetta ti scrivo

sembra proprio che io conosca una ragazza che rappresenta l’amante perfetta. almeno a detta di lei. non perché lei si reputi tale, ma perché gli uomini che incontra la ritengono tale. pare che tutte le occasioni e le proposte che riceve siano – secondo qualche logica cosmica – di essere l’amante. ora, io, da assoluto incapace, maschio atipico, mi chiedo come facciano costoro a proporre una cosa così.

e allora mi rivolgo a te. spiegatemelo, amica cara. cosa si dice: “ciao, lo sai che mi piaci un sacco? ho voglia di spalmarti addosso un vasetto di maionese. ah, a proposito, sono sposato”.
cioè, in quale pianeta siamo? come faccio ad arrivarci? c’è la navicella? insegnami, se sai, ti prego. 🙂

caro amico inconsapevole ti rispondo

ecco il prototipo dell’amante: carina, non troppo bella, ma affascinante. poliedrica e stimolante. il tutto in una rima.

la compagna, invece, deve essere una da cui tornare dopo le proprie peripezie. dunque tornare e sapere cosa aspettarsi.

ma la noia attanaglia, e quando il nostro uomo scova una pulzella che risponde alle caratteristiche dell’amante, la lampadina si accende, il bitorzolo si alza e si dà il via alle allusioni, ai giochetti di parole, ai complimenti tres chic, il tutto condito con cascamortismi vari. è allora che si sollucchera la propria pensante e disarmante qualunquità, ben sapendo che se va male, potrà tornare fra le braccia calde e inconsapevoli di chi ha giurato che è vero e che forse a mentire è bravissima. perché devi sapere caro amico, che l’uomo qualunque preferisce di gran lunga le balle alla disarmante autenticità. dunque, se va bene col prototipo di amante, la mascolinità se ne rallegrerà sennò pace, sarà stato bello andare a caccia anche solo per poco, anche solo per un piacevole retrogusto. e olè.

poi amico ti dirò. i casi sono tanti. milioni di milioni. moglie che hai, amante che trovi. ma ulisse resterai e da penelope tornerai, da secoli oramai.

perdona le rime ma il discorso è scadente come una rima baciata mal posta. prendi la prima che trovi e limona duro. dille ero qui per te, domani non so. salta sul tuo cavallo e corri incontro al tramonto. tanto poi lo sai, il sipario cala.

màndala a fancùlo

ovvero bisguru – seconda parte dei consigli di due figosissimi stracotti…credi, credici un po’ di più di più davvero.

màndala: rappresentazione simbolica del cosmo nella tradizione religiosa buddista. voce sanscrita che significa cerchio.
fancùlo:  lo stesso che vaffanculo, con grossa aferesi iniziale. > vaffanculo: insulto che esprime un violento rifiuto della propria attenzione o considerazione o anche adirata avversione o rigetto clamoroso.
[neru ringrazia il santissimo devoto-oli]

SITUAZIONE A
giovane uomo in piena tempesta ormonale, aggravata da precoce primavera, sta seduto e sospira. è innamorato. lei, la sua lei, no. lui sogna. lei depista. lui ci prova. lei distrugge. lui si farebbe schiacciare, torturare, intimidire, rimbalzare -cosa che puntualmente avviene- ma indomito sta lì, in piedi, di gomma, come un pungiball che prontamente torna al suo posto.
lui non ha capito. lei è innamorata, non di lui. la situazione imbarca. ci vuole un taglio netto. si veda titolo.

SITUAZIONE B
la mia amica riceve una mail d’insulti da una donna che conosce poco. alterata, la mia amica mi chiama al telefono, mi racconta i fatti e chiede consiglio. m’innervosisco anch’io, ma la esorto a cambiare prospettiva. non facciamoci del male fra noi donne, mi sento dirle, troviamo una formula che le faccia capire come abbia preso una cantonata e che il problema è altrove.
curiamo in due la mail di risposta. modestamente parlando, è bellissima. la mia amica spedisce l’email. ecco. non avevamo preventivato la grettezza. la tipa controbatte e rincara la dose. afferma: non credere che m’inganni la tua dolcezza, non mi freghi.
io e la mia amica ci guardiamo negli occhi esterrefatte. ci vuole un taglio netto. si veda titolo.

corollario alla situazione A
al di là della volontà di agire sulla propria vita per non farsi male ad oltranza, è bello sognare. tiene accesa la speranza. qualsiasi miccia vi capiti fra le mani che possa alimentare la speranza, tenetela stretta, tenetela alta. la strada è lunga, i vicoli sono bui. non perdetela, alimentatela. sognate e immaginate. c’è tempo. e quando la vita vera vi strizza l’occhio, corretele dietro come la vispateresa con la sua farfalla.

corollario alla situazione B
in genere, quando si accusa qualcuno, lo si accusa per qualche nostra caratteristica che spesso mal sopportiamo o di cui abbiamo paura o di cui non vogliamo prendere coscienza. accusiamo gli altri per non accusare noi stessi.
in un certo qual modo, mettiamo le mani avanti.
volete un esempio concreto?
se mi dici che sono egoista, è molto probabile che tu lo sia. se mi accusi di essere bugiarda, idem. se mi dici che faccio le cose solo per interesse, è molto probabile che tu ti comporti in questo modo. se mi accusi di architettare complotti, è molto probabile che tu li faccia.
capito nani? capito silvio?

love guru

alta fedeltà bis, ovvero il decalogo: per uomini svegli e donne che non sono trofei

non vi capita mai di ascoltare storie andate a male?
o di essere i protagonisti di saghe allucinanti che manco beautiful?
ecco. a me e quadrilatero non capita e non è capitato mai.


sehhh.
non ci credete eh? vabbè cosa c’entra?
il fatto è che ho scoperto con meraviglia e stupore che il nostro blogger torinese è un guru dell’amore e che io non sono una sua fedele adepta. è che non c’azzecco. è sempre l’ultimo consiglio che mi sfugge, la chiosa finale che non capisco. così ne combino una più del diavolo.
per dire, restando in tema di categorie divine e assassine, quando gli chiesi che faccio o guru qui tutto sembra remare contro, facciamo che è il destino e non ci penso più? lui mi disse se esiste un dio, esiste anche un diavolo. e chi può dirlo? potrebbe esserci lui dietro.
insomma, ha ragionamenti di stimolo e incoraggiamento.

così parla che ti parla, a un certo punto abbiamo capito che tutti noi incappiamo in tanti piccoli tranelli e paure, che impegnano almeno il 60% delle nostre risorse. risorse sprecate e passi falsi durante i primi cinque incontri che danno avvio a una possibile storia.
dunque dieci piccoli consigli per donne -andate qui– e per uomini -restate qui-.

ecco cosa devi o non devi fare, ché se sei già sul dovresti stai già sbagliando!

1. al ritorno accompagnala fino al posto più sicuro, non lasciarla sola per strada ma non riaccompagnarla a qualunque condizione. cavaliere sì ma, non servo della gleba

2. nessun dono inutile all’inizio, piuttosto un foglio con una frase, piuttosto cucina qualcosa tu anche se fa schifo. non cucinare per il dopo ma per il piacere di farlo per lei. una donna non sa resistere a qualcosa che fai per lei per il solo piacere di farlo per te

3. mai mai mai parlare delle precedenti esperienze amorose né tanto meno delle ex fidanzate. questo è il punto del game over. se ne parli allora non c’è storia attuale che possa andare

4. non ascoltare mai i consigli delle amiche che ti dicono le cose per il tuo bene. i loro discorsi hanno un solo nome: gelosia. se poi gli amici in coro, dopo un mese, ti diranno che stai frequentando una pazza allora e solo allora credigli

5. non dire cazzate tanto per avvicinare la versione distesa. anche se fa finta di niente la donna se ne accorge. anche una cretina se ne accorge. a quel punto è meglio essere chiari e non sfacciati. perché se le va bene occhei, ma di solito dà la misura del tuo reale interesse per la persona

6. non dividere il conto, è una galanteria che non passa mai di moda

7. se spegni la macchina quando la riaccompagni perché ci stai dentro, per favore sforzati di dire qualcosa di carino e se ti va di baciarla fallo e basta. almeno provaci -certo cerca di capire se le va…sei così sturd?-

8. non fare niente di clamoroso per stupirla. stupiscono i piccoli gesti, le piccole attenzioni

9. non ti arrovellare troppo, se la tipa ti piace e non sai se sei ricambiato, è comunque interessante conoscere una persona che magari ti fa conoscere qualcun altro…

10. non cercare conferme, sii sicuro. al massimo va male. mai e poi mai aver paura d’innamorarsi troppo. insomma quelli che dicono ci provo con una che non mi può spezzare il cuore bè, è un discorso da uomini a metà…ma se va bene così…

fiumi di parole

mancanza di testo per eccesso di chat.

[da ora parte il meme di quadrilatero con una deroga al prossimo post che sto cercando di scrivere da giorni. ma fra cene a sbafo, whisky con l’arancia -slurp-, chiacchiere vere e virtuali, è un casino, il resto è magna magna]

come distinguere il porcame del web

insomma, ieri mi stavo gustando una sigarettina sul balcone (bbbrrrr che freddo!) e ruminavo circa la sindrome del single nel mondo moderno. pensavo che in effetti è ben strano che, in una milano tanto di corsa, piena di opportunità e cose da fare, in una milano tutta da bere, si faccia veramente fatica a trovare una persona con cui star bene. come facevano i nostri genitori? forse sono io che sbaglio, e – i giorni che mi guardo intorno – guardo nei posti sbagliati.

così accendo una seconda sigarilla e penso ad un mini esperimento. fuliggi dice sempre che in rete ormai ci sono più blog che siti porno, la creatività soppianta il sesso. chissà se è vero. allora, mi sono inventata un profilo fasullo su facebook. ho messo una foto abbastanza esplicita di una ragazza trovata in rete, ci ho aggiunto qualche nota al profilo, non ho limitato la privacy… e ho dichiarato aperte le iscrizioni!!
tempo tre ore avevo 21 richieste di amicizia! tutti uomini, naturalmente…

questo, cosa mi porta a concludere? se fossi superficiale direi che “tutti gli uomini sono porci!”. e che facebook è un ottimo sistema per collezionare nomi e cognomi delle persone da evitare con cura!
🙂
ma credo ci sia un po’ di più dietro. perchè gli uomini usano uno strumento come questo per broccolarmi quando possono fermarmi in strada? e perchè non preferiscono andare sulle chat e usare i tanti altri servizi per incontri che ci sono in rete, se proprio vogliono?
se giocano con facebook è perchè funziona? ci sono tante ragazze che si lasciano abbindolare da una richiesta di amicizia? forse sì. forse perchè in una città indiavolata come milano si spera sempre di trovare l’anima gemella; ma dentro dentro si crede che sia più facile, o forse più indolore, cercar amicizia invece che amore!

correspondance d’amour _lei

entrò nella stanza che era ancora giorno. si sedette alla scrivania, prese un foglio, lo lisciò lentamente con la mano, scelse la penna e appoggiando i gomiti sul tavolo osservò attentamente quella carta bianca mentre giocherellava con la penna. poi si mise a scrivere.

ti ho conosciuto per caso e per caso ti ho amato. non so cosa voglia dire esattamente ma so che qualunque cosa sia è ancora qui. il tempo passa sulla mia pelle e sul mio sguardo e lui è sempre qui.

è qui bizzarro e distratto, arriva quando vuole attirato da cose da niente, poche note buttate a caso, una frase malcerta, un rubinetto che gocciola, una pagina aperta sul vuoto. è impertinente perché quando se ne va mi lascia un’insana voglia di te. vorrei raccontarti i miei giorni stupidi e le mie risate, vorrei nascondere le mie insicurezze fra le tue braccia. sarebbe tutto più facile se io fossi una persona facile ma non m’importa. amare costa, dicono. cosa ti posso dare io che non ho nulla? amarmi costa, forse è vero. saresti così incosciente da rischiare tutto?

ti vedo sorridere e vivere i tuoi giorni con la fatica e la destrezza di uno spadaccino. ti immagino sognare e ricacciare in qualche angolo i sogni innominabili, sperando in un domani migliore e più clemente di questo tempo che non ci lascia tregua. vorrei esserti accanto a condividere le fatiche, a gridare contro le ingiustizie e le paure. vorrei trafiggere ogni tua angoscia, e gettarla in mare. la bontà di qualche pescatore ce la riporterebbe sotto forma di perla. e di queste perle mi farei una collana da indossare come amuleto. lascerei che fosse il silenzio a riempire le nostre distanze e a raccontare di noi.

ma tu hai bisogno di tempo, di un tuo tempo che ti indichi la strada. una strada che sia tua. ti sei fermato da me per chiedermi se sapevo la direzione e io ti ho detto di no. ma ti ho dato una mappa, ti ho indicato qualche sentiero buono e ti ho lasciato nelle mani tutto quello che non ho. ti sarò sempre accanto, quando sorriderai e se starai male. ti sarò accanto quando non avrai bisogno di me. e a me forse non tornerai.

io resterò qui ad aspettare il tuo ritorno, per sapere se è andato tutto bene, per rivedere ancora una volta il tuo sguardo. e ti lascerò libero di amare e di scegliere.

appoggiò la penna. si alzò dalla scrivania e andò verso la finestra. già cominciava ad imbrunire. rimase lì per un po’ a guadare fuori i colori cambiare, fissando un punto lontano. qualcosa la distrasse, discostò la testa e tornò a sedere. prese in mano il foglio, lo stracciò e scrisse velocemente.

è stato bello incontrarti e conoscerti. ti auguro ogni bene.

ti abbraccio

correspondance d’amour _lui

amo lavorare in gruppo. amo essere la coprotagonista.

un po’ di tempo fa proponevo i post ping-pong, quelli fatti a quattro mani. mi diverte mescolare la mia sensibilità con quella di altri. c’è stata una persona però che ha accettato il gioco e io mi sono tirata indietro. finora. perché non mi piace tirarmi indietro quando accetto le sfide. e allora, eccomi qua.

avrei dovuto scrivere qualcosa con willy dal titolo di cazzate è fatto il mondo.

poi lui ha preferito cimentarsi nella sfera affettiva e dato che ciò che riusciva a fare in quel momento era in forma di lettera, ne ha scritta una a un ipotetico amore. quando me l’ha inviata via posta l’ho trovata molto toccante ma sinceramente mi ha messo a disagio. come potevo rimaneggiare una lettera d’amore di un uomo a una donna? come potevo intervenire io? c’ho girato intorno per una settimana e alla fine ho deciso che quella lettera non si poteva toccare e che avrei dovuto scriverne una io. non sapevo ancora se di risposta o no. e mi sono accorta, col passare del tempo, che io non so scrivere lettere d’amore. è passato un mese e un’ora fa non avevo ancora scritto una riga. poi ho detto basta, adesso è una sfida con me stessa. sono qui al pc, sul tavolo ho appoggiato un bicchiere di martini, il pacchetto di sigarette, guardo il video, sospiro, e mi dico va bene facciamolo.

ho capito che nel dichiarare un amore siamo spesso banali ma è anche la nostra bellezza e che mettere in piazza i sentimenti a cui teniamo di più è difficile, nessuno leggerà quello che avresti voluto scrivere. e che altri possano interpretare quei sentimenti in modo proprio, fa un po’ male. sembra quasi che li autorizzi a spogliarti. ma poi ciò che è nostro, è veramente poco e comunque resterà nostro, il resto si può donare. in fondo siamo tutti poveri.

mi piace una frase di jeannette winterson che mette in bocca a una ragazza caraibica in viaggio verso londra, una ragazza che dopo aver pronunciato quella frase, rifiuterà un matrimonio conveniente. dice: “sono povera ma anche i poveri ereditano qualcosa, gli occhi del padre, il coraggio della madre. io ho ereditato i sogni”. tutti abbiamo qualcosa che è solo nostro.

qui sotto la lettera di willy, quella che avrei dovuto pubblicare un mese fa. nel prossimo post la mia.

(altro…)

io, l’amavo

e così sono a casa di myskin e jules. i maschi sono andati a ordinare le pizze, noi femmine stiamo buttando giù il post. è per un commento di betta, io ne ho prlato e jules ha tirato fuori un diario di annotazioni.

ci sono scritte le frasi che ha preso dai libri e quelle che abbiamo detto noi amici negli anni. alcune mi hanno fatto un buco nello stomaco. certezze d’amore, certezze per il futuro, domande a cui volevamo dare un senso.

jules mi spiega il motivo per cui lo fa, citandomi flaubert le è capitato mai di ritrovare in un libro un’idea che abbiamo avuto vagamente, un’immagine incerta che torna da lontano, come l’esposizione completa del nostro sentimento più sottile? ecco, dice che è così. che le frasi degli altri l’aiutano a chiarirsi le idee.

anch’io lo faccio ma più per ricordarmi cosa e chi mi ha toccato in quel momento della mia vita. per ricordarmi come e chi ero.

stasera di amore vogliamo impicciarci senza il bisogno chiarirci le idee, senza spiegazioni, senza pensare a noi. buttiamo lì sul piatto un lui e una lei ritratti dalla gavalda, una scrittrice francese. due caratteri dal libro “io, l’amavo”.

preferivo subire, preferivo consolarmi ricordando che ero quello che subiva. preferivo sognare o rimpiangere. era tanto più semplice…

la mia prozia materna, che era russa, ripeteva spesso: tu sei come tuo padre, hai nostalgia delle montagne.

di quali montagne? chiedevo.

di quelle che non hai mai visto, caro!

“figo, jules ci hai beccato” le dico tutta contenta.

“non so se va bene, perché magari le montagne le ha viste!”

“e se le avesse scambiate per colline?”

“vabbè dai senti qua, poveretta”

sono tutta ammaccata, sento che diventerò diffidente. riconsidererò tutta la vita attraverso un traditore. non aprirò più la porta. andatevene. parola d’ordine? bene, prendete le pattine. restate nell’ingresso. senza muovervi.

“azz un po’ meno disfattista no?” le chiedo.

ma sì dai c’è la spalla che le dà fiducia. ci vuole sempre una spalla che ti fa vedere un po’ più in là. cazzo servono gli amici e i parenti sennò?

no tu non diventerai mai quel tipo di donna anche se lo volessi, non ci riusciresti. le persone continueranno a entrare nella tua vita come in un porto di mare, soffrirai ancora e va benissimo così.

mi guarda jules, sorride, dice che abbiamo invertito i testi e abbiamo messo prima la fine. insomma siamo partite dalla fine per risalire la corrente. la fine per spiegare un inizio? ma l’inizio si capisce dalla fine o ci dice molto probabilmente la fine, e noi siamo così presi da non leggerne i segni per tempo?

non lo sappiamo. ci interessa più quello che sta in mezzo. forse è anche quello che si ricorda con meno intensità, però è quello che ci segna di più.

si è fatto tardi, i ragazzi sono arrivati, le pizze si raffredano, è ora di chiudere.

“vabbè basta” dice jules. “non c’è più amore”.

“e allora cosa c’è?” chiedo io.

“c’è la vita”, dice lei.

“?”

“ma sì il dolore, la sofferenza, la speranza, la gioia. quelle cose lì”.

“cazzo jules, potevo chiudere con un po’ di poesia no?”

“toh, scrivi questa”, mi dice. “è di simone de beauvoir da memorie di una ragazza perbene”.

quali che siano le lacrime che si piangono, si finisce sempre per soffiarsi il naso.

facciamo che io ero lost e tu mi venivi a cercare?

mi chiamo ll 170. sono partita da lì e mi piace viaggiare. lì è un posto molto bello. è sempre bello il posto da cui si parte, come gli inizi. poi le tappe, quelle te le scegli. alcune sono belle, altre non so. ci provi, comunque. sospesa e a terra. tappa dopo tappa. destinazioni precise. progetti, speranze e qualche volta un po’ di sano volare a casaccio. chi scende non mi saluta. solo qualche anima piccola lo fa, è una predisposizione che ogni tanto si perde. ma in cambio ho avuto il sole dietro me, ma anche davanti. e in questo gioco-giro qualche volta ci si perde. tuttavia, c’è sempre qualcuno più precisino di te che ti dice “prego biglietto! ecco, deve andare di là”. e che ci vuoi fare? ognuno ha le sue fisime. la mia è quella che sta nel mio nome. e’ che qualche volta ci si stanca a parlare del tempo. come adesso, che il tempo sta per finire. sappiamo tutti l’evento. la notizia.

la fine del mondo è annunciata. un’epifania che manco le mucche e gli asinelli.

dicono che sarà per colpa di un buco.

io non lo so se crederci. io faccio buchi nelle nuvole e questo mi basta.

comunque, accadrà una di queste cose.

tutte le mucche del mondo stanche dello sfruttamento da latte si metteranno a scureggiare contemporanemente. come aveva previsto ilye prigogine -premio nobel per la chimica nel 1977- si aprirà un enorme buco nell’ozono e saremo massacrati dai raggi ultravioletti. un attimo e oplà.

oppure, finirà il petrolio. avranno bucato così tanto che ci sarà un’implosione.

e infine, il tanto atteso evento del 10 settembre 2008, che tra l’altro è fra poco mi pare. un esperimento e il buco nero ci mangerà vivi. ma come le stelle, siamo figli delle stelle in fondo -come diceva quel cantante che chissà che fine o inizio ha fatto- insomma come le stelle, il buco ci inghiottirà a poco a poco. e si sa, non è che i buchi sono sempre vuoti. allora meglio stare nell’emisfero nord, vicino agli esperimenti. si fa prima. si entra o si esce, secondo i punti di vista.

il fatto è che se c’è la fine allora io suppongo un nuovo inizio in qualche posto e qualche tempo, magari in una bella isola con le palme e tutto il resto. poi gli altri. ma vengono dopo. prima la mia carlinga semidistrutta sulla spiaggia, poi alcuni disperati che cercano di capire dove sono.

così, se sopravvivo mi verrai a cercare? attenzione: sono ll 170, costume ed occhiali da sole, sotto la palma accanto al tronco gigante a forma di buco.

written by neru & coltrane