l'alba dentro l'imbrunire

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l’aternativa

<Ho un regalo per te> disse. […] <Voglio che anche tu impari a prenderti cura di te>

[…]

Rita le raccontò di un cerbiatto che si era mangiato le verdure del suo orto. Era una femmina, e si presentava sempre da sola. A niente erano serviti piatti di latta o pezzi di sapone per tenerla lontana.

<Alla fine ho piantato un po’ di lattuga e di spinaci per lei> disse ridendo. <E lei ha capito subito che quella parte di orto era sua. Non va più a mangiare nella zona principale>.


da Il nostro riparo di frances greenslade, Keller ed.

siamo in un’era medievale

dice che la dittatura non ti lascia parlare e che la democrazia non ti lascia ascoltare.
nella prima si esegue e basta senza spazio alla critica, senza confronto; nella seconda si parla tutti senza ascoltarsi quindi senza spazio alla critica, senza arrivare a una sintesi armonica concreta.

dice che siamo diventati automi senza passioni, ci lasciamo sbattere di qua e di là come foglie al vento, con l’ipocrisia nel petto e i soldi come valore.
dice che siamo immobili muovendoci come criceti in un tempo che si sposta.

ma quanto volete durare così?

oggi quelli che chiamereste un disabile e una dissociata mi hanno letto il reale e non erano esattamente loro il disabile e la dissociata.

com’è difficile vivere in un’era di passaggio.

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equilibrio dinamico

nasce tutto da un’esigenza. e se non nasce, quell’esigenza non ce l’hai?
mi dicono tutto bene ma io leggo merda.
di cosa abbiamo bisogno chiedo.
dicono un equilibrio dinamico.

nel frattempo ho scritto mille post, ho vissuto mille vite; ma non qui.

dicono che per sopravvivere dovremmo cercare il nostro equilibrio ma per vivere è quello dinamico che va cercato. è necessario imparare a conoscere i venti e la gravità.
è come andare col surf, se non sposti il tuo equilibrio cadi. devi solo andare avanti , il vento e la gravità di dicono come.
dicono che senza stress non andremmo avanti, non sposteremmo quel punto di equilibrio. resteremmo fermi, sospesi senza meta.
dice che ci salverà la moderazione. un imprevisto è la sola speranza.

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guarda ciò che hai a portata di mano

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gli ho tagliati, li ho mangiati ed erano buonissimi. un cavolfiore no, uno l’ho lasciato lì e ho lasciato lì anche i culi del radicchio a dirmi quanto la natura è vicina e bellissima. capita che nei gesti ordinari tu riesca a trovare lo straordinario.

semplificala

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un buon inizio anno con una doppia malattia mi costringe a viziarmi da una poltrona all’altra meditando buone attività.

iniziare col trarre il meglio da ciò che accade.

continuare.

tagliare ove possibile e soprattutto semplificare porgendo il fianco alla complessità.

l’idea mi viene da un bel librino che ho giusto finito in questi giorni. di john maeda, si intitola le leggi della semplicità.

ve lo consiglio.

buon anno.

Ma te l’ho mai detto che m’incazzo ogni volta?

Le occasioni arrivano senza che tu ti sia potuto preparare. O vai bene così o ciccia. È inutile cercare di capire perché non si è mai pronti.

Bisogna iniziare a essere pronti quando non serve.

 

chiedete sempre gli scontrini

il senso è tutto qui in questo scontrino. trovarsi un un posto che non avresti pensato a mangiare cose diverse da quelle che dicevi di volere ed essere infine incredibilmente e inequivocabilmente contento senza che si possa pronunciare la parola accontentarsi. non che sia male accontentarsi ma quando ti accorgi di averlo fatto, subito una sensazione di disgusto e rigurgito si affaccia alla propria coscienza. talvolta si lascia spazio all’accontentarsi finché non ci si rende conto che le pareti sono diventate troppo strette. non so se il trucco stia nel non renderle mai strette.

e allora quando si è contenti?

perché il fatto è questo: non vi capita mai che tutto quello che avete immaginato, che avete voluto, non lo ottenete mai come avevate pensato? non vi siete mai posti il problema se vi stavate accontentando? chiamatelo destino, caso, sorte o provvidenza di fatto le cose accadono in modo loro e mai tuo.

e perché allora ti capita di essere contento? irrimediabilmente contento?

perché se guardi un cazzutissimo scontrino ti accorgi che succedono le cose che hai voluto ma certamente non nel modo che avevi pensato.

Ché poi essere pronti è una questione di incoscienza

Pensandoci bene non si è mai pronti davvero.
Non si è pronti quando ti chiamano, alla lavagna, dalla cucina, da un ufficio, al telefono; quando arriva l’occasione, giusta o non giusta.
Quando dici è ora.
Ora di diventare la persona che vuoi essere, di smettere di fare finta di essere chi non sei o di capire finalmente chi sei o cosa vuoi, di cambiare vita, di restare, di andare ad abitare lontano, di affrontare una malattia o un’operazione, di crescere, di passare oltre; anche di farsi meno pippe mentali e formulare un pensiero semplice.
Bisogna crearsi le condizioni per essere pronti, come quando devi uscire dal nido o dal letto che un po’ è la stessa cosa e ti costruisci un motivo. E non bisogna pensarci troppo ché a pensarci non sei pronto davvero.
Avviene così, butti da un lato il pensiero e lo lasci lì buono perché sei convinto di averlo allenato ad esserti amico severo e giusto, rompicoglioni a tratti, davanti a te ci piazzi l’incoscienza. E ti butti come la gabbianella di quel racconto di Sepulveda.

Ma volare per un bipede non è nella natura delle cose, come dicevo è necessario crearsi le condizioni per perdere gravità come lo è per essere pronti. Insomma ti devi costruire due cazzo di ali. E bisogna ricordarsi che devono essere due.
Il due lo decidi tu qual è e com’è.

Regole di vita § 1

non avere fretta.

non bisogna avere fretta. tutto arriva.

se hai fretta tutto scappa come un pesce pescato male.

come diceva l’amico quadrilatero citando i ching molto tempo fa: propizia è la perseveranza, e purtuttavia, come egli stesso ha detto poco tempo fa, procrastinare è pericoloso.

non avere fretta aiuta a centrare l’obiettivo, non necessariamente a colpirlo.