l'alba dentro l'imbrunire

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semplificala

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un buon inizio anno con una doppia malattia mi costringe a viziarmi da una poltrona all’altra meditando buone attività.

iniziare col trarre il meglio da ciò che accade.

continuare.

tagliare ove possibile e soprattutto semplificare porgendo il fianco alla complessità.

l’idea mi viene da un bel librino che ho giusto finito in questi giorni. di john maeda, si intitola le leggi della semplicità.

ve lo consiglio.

buon anno.

valichi

poco meno di un mese fa ho compiuto gli anni. una data tonda, bella.

ho passato gli ultimi dieci anni a vivere continuamente in un’alba dentro l’imbrunire; veramente figo -a volte e sempre dopo-.

ho compiuto gli anni e mi hanno citato f. dostoevskij e b. eno.

del primo hanno detto che vivere oltre la mia età è di cattivo gusto. e infatti ho deciso di vivere questa né quella che mi attribuiscono.

del secondo hanno detto che se ho un problema e non riesco a risolverlo devo pensare a un contesto dove il problema è una soluzione. ci devo riflettere su.

ho compito gli anni dunque e senza volerlo ho cambiato storia e continente.

sono in sudafrica, la casa dove vivo ha uno studiolo vittoriano con una vista molto bella.

il pomeriggio me ne vado a camminare in riva al mare.

comincio a conoscere le mille contraddizioni di questo paese e del nostro. l’italia da qui ha tutta un’altra forma.

quando tornerò avrò iniziato e deciso il mio prossimo decennio. sicuramente sarà una nuova storia.

cheers.

 

Ho dovuto prendere in mano la mia vita

Capita quando arrivi a un punto alto, basso che sia; anche quando si tratta di un punto a metà o un punto da nulla e comunque pensi che ci potrebbe stare bene un punto. E’ lì che sei fottuto.

Capita quando pensi appena che dopo il punto ti potresti sedere qualche minuto a contemplare. E per qualche minuto ti si concede anche di sederti e vedere il panorama ma poi non ci sono storie: tu devi prendere in mano la tua vita e ricominciare. Una nuova frase.

In fondo a me stessa speravo che capitasse di tanto in tanto, come i punti che stanno in un romanzo dell’ottocento con quelle frasi lunghissime che non finiscono mai e invece mi hanno gabbato perché l’esistenza si è modernizzata e si attiene ai romanzetti a mo’ di sceneggiatura con un fottio di punti.

Bene l’ho fatto.

Non sto mica a pettinare le bambole qui.

pasó el dia, pasó la romeria

ovvero passata la festa gabbato lu santo.
no perché da queste parti il 27 dicembre si sarebbero compiuti i tre anni.

tre. capito? tre. un numero importante. almeno per me.
ho dovuto prendere l’agenda per ricordarmi che stavo facendo.

come può essere che il 27 di dicembre mi sembra mille anni fa? comunque ero in vacanza e pure davanti al pc. povero blogghettino, nun te lasso no. è solo la stagione del letargo. sta nascendo qualcosa di nuovo secondo me.

la storia siamo noi che vi piaccia o no

ovvero “ ciascuno deve sopportare il proprio destino, vivendo o morendo”. [egon schiele]

 

non so come vi sentite là fuori ma io qui che non è un dentro né un fuori, che è vita vissuta e vita vista letta raccontata, vita che corre lungo fili elettrici e sentieri improvvisi, ecco, io qui, mai come adesso, mi sento dentro la storia.

mici alla riscossa

è fatta, sono arrivati. non è che ci abbia pensato tanto poi. si chiamano tazio e margot.

elis dice che li chiamavano il conte e claudia schiffer, uno superiore a tutto e l’altra sempre in posa.

sono arrivati prima del previsto. sono microscopici. fortissimi però. non hanno scagazzato o vomitato per tutto il viaggio in macchina che è stato davvero lungo.

oggi mi sono seduta sul divano, sono saliti e sono rimasti a dormire sulla mia pancia per mezz’ora poi hanno messo la testa nell’incavo delle mie braccia -si dice così l’interno del gomito?- e hanno continuato a dormire, poi si sono svegliati stiracchiati e lavati, tutto sulla mia panza. poi ci devono aver pensato su pochissimo e hanno cominciato a lavare anche me a forza di leccate. o forse volevano farsi perdonare la miriade di graffietti che ho. hanno delle unghiette piccole ma bastardelle. mo’ mi faccio insegnare come si tagliano.

comunque mi sa che sono a tutti gli effetti una mamma.

ho il terrore di cosa, quanto e quando dargli da mangiare. oggi ho capito che avevano fame perché tazio mi ha sfregiato una gamba. non posso mica andare avanti così.

ci avete provato ma io

ci avete provato a farmi incazzare.

avete fatto passare il processo breve in senato; avete voluto riabilitare bettino craxi che se vi vedesse adesso pure lui vi sputerebbe in faccia; quello lì, l’onnipotente smentitore, ha detto mando bertolaso ad haiti come se fosse il deus ex machina, come se fosse il salvatore della patria. avete voluto chiudere il liceo serale pubblico a milano. volete controllare la rete molto più di quanto non state già facendo. lui, il mentitore di prima, parla come il papa buono ai bambini aquilani. avete candidato brunetta a sindaco di venezia -ma tanto affogherà alla prima acqua alta-; avete voluto dare borse di studio ai soli cittadini italiani dicendo che anche al festival di sanremo non sono ammessi stranieri. avete messo in banca -quella dove oggi ho passato gran parte della mattina-, in bella vista, un crocefisso così grande che dimostra solo la vostra ipocrisia. avete provato a vendermi una casa nuova con una tapparella difettosa e una macchia sul muro. dopo che me l’avete venduta, la casa ma non di certo la tapparella o la macchia, mi avete dato le chiavi sbagliate, mi avete dato le chiavi di un altro.

bravi, vi siete messi d’impegno. ce l’avete messa tutta. ma questa volta non ci sono appigli. io questa volta vi guardo e rido. io questa volta sono contenta. io questa volta sono proprietaria di una casa. è non è tanto per l’essere proprietaria che sono contenta, sinceramente non m’interessa poi tanto la proprietà. è tutto quello che mi ha portato a esserlo e tutto quello che ci sarà poi. è l’aver raggiunto un obiettivo, è averlo condiviso, è l’essermi battuta, è l’aver trovato soluzioni adeguate, è aver trovato i soldi, è aver fatto fatica, è aver coinvolto, è averci creduto fino in fondo anche quando non c’erano ragioni per farlo. è aver fatto tutto col sorriso sulla faccia alla faccia vostra.

oggi la piccola dresda, la casa che ho comprato, entra a far parte della mia vita. adesso torno da lì, fa freddino, non c’è la luce. ho sparso sul pavimento le candele, le ho accese e ho fatto un giro su me stessa. oggi non mi avrete. oggi volo leggera.

prosit.

p.s. lo so che dovrei mettere i link ma capitemi sono stracca. domani. sì dai domani.

il prossimo

e io forse avrei dovuto ricordare che oggi via d’amelio è una data che non andrebbe dimenticata.

ma non so che dire, quando per ricordare è ancora meglio fare. la mia scelta oggi l’ho fatta. una la dovevo fare. forse solo la volevo.

c’è qualcuno che sceglie come morire. ché poi non è che sceglie, è che forse altro non poteva fare.

in ricordo, questa canzone bellissima che so grazie a paolo.

serracchiani grazie al cielo non sei una leader

lo scorfano l’ha scritto molto meglio di chiunque altro qui.

e comunque e per questo, io continuo a sostenere la serracchiani.

credo che il primo valore che una donna dovrebbe far conoscere, come caratteristica peculiare, sia l’uso del tempo, il secondo il senso del ritmo.

a sapere l’esatta posizione di testa e cuore

sono tempi frenetici e di sogni questi.

sogni strani però.

tipo l’altro giorno.

dormivo a pancia in giù. mi sono ricordata che avevo un punto nero sulla schiena. se c’è una cosa che non ho, o ho con discreta parsimonia, sono punti neri e brufoli. chissà come me ne ero accorta. fatto sta che mi dava fastidio, saperlo lì indisturbato.

allora mi sono detta me lo tolgo. e mi sono divisa in due.

ma una cosa tipo che una parte di corpo si è staccata dall’altra. una parte aveva la testa e le spalle e l’altra, il resto del busto.

così, comoda con le mani, ho schiacciato il punto nero. poi ho detto toh, una parte vive con la testa e una con il cuore. e mi sono chiesta come fosse possibile.

ma allora cosa manda avanti la baracca? la testa può essere indipendente dal cuore? il mio corpo vive lo stesso? ma per quanto?

era una domanda seria. per quanto ancora sarei vissuta?

ormai avevo tolto il mio punto nero. cosa mi costringeva a stare separata da me?

poi ho pensato che sarebbe stato un casino riappiccicare le due parti con tutte quelle vene e quelle arterie da collegare, tutti quei tessuti da ricucire. allora mi sono sentita dire evabbè dai ci provo, sennò mi sa che qui prima o poi muoio.

allora ho visto la parte della testa alzarsi un po’ per andarsi ad adagiare sulla parte sotto. c’era un casino di roba che spenzolava. sono stata attenta eh, ho fatto con delicatezza. e tutto magicamente ha cominciato a ricomporsi e cicatrizzarsi. ho pensato te guarda!

come sono più carina così, mi sono detta. ho sorriso. mi sentivo a posto e sono tornata a dormire come una bambina.