l'alba dentro l'imbrunire

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La forza dell’amato

Eravamo in macchina, fulì stava guidando. A un certo punto mi ha guardato.

Devo dire che odio chi mi guarda mentre guida ma non so odiare fulì e nemmeno gli intimo guarda avanti, ci pensa da solo.

Insomma mi ha guardato, per pochissimo, più come per guardare se stesso e mi ha chiesto: secondo te in che posizione sta l’amato?

Ci ho pensato su. Ho scartato la possibilità che mi stesse chiedendo ragguagli sulle posizioni del kamasutra, perché sicuramente ne sa più di me. Devo dire che secondo me l’amato ha una sua posizione nella dimensione del sesso, ma non è di questo che stavo parlando. Ho scartato che potesse parlare di qualcuno in particolare, altrimenti mi avrebbe fatto nomi e cognomi e bella lì. Né mi chiedeva di sé. Secondo me stava pensando a quella persona che è investita di un amore, come dire, forte, fortissimo, senza sentire altrettanto. Oppure pensava solamente a chi, nelle relazioni a due, ama meno. Perché c’è sempre uno che ama meno. È uno schifo. Ma è così.

Amico mio, avrei voluto dirgli, ma secondo te, io che ne so?

Ché poi non puoi salvare né l’uno né l’altro, lo sai di esserci stato in tutte due le categorie. Ci sei stato con tutti e due i piedi ben piantati dentro alle storie che magari non si trasformavano nemmeno in storie.

Gli avrei voluto dire che sta in una posizione scomoda, gli ho risposto che l’amato è in una posizione di potere.

Dunque?

Dunque cosa? Chissà cosa voleva sapere fulì?

E’ che lui è un fumettaro e allora penso che se ti vuoi far davvero capire da chi ti ha posto una domanda, devi rispondere nella sua lingua, forse.

Ho detto lo sai, Spiderman dice che da un grande potere derivano grandi responsabilità.

Sì lo so, mi scoccia finire un discorso in tono tanto didascalico. Ma non ce n’è. Se sei amato, sei responsabile di chi ti ama. È uno schifo. Ma è così. Puoi anche fregartene se vuoi.

Fulì la pensa così qui.

[anche perché diciamocelo non c’è niente che dia tanta sicurezza come il sentirsi amati]

La ragione d’essere

Avere ragione non è facile. Avere ragione comporta anche una certa qual responsabilità.

Non sempre si ha ragione. Grazie al cielo. Ma quando capita di avere ragione, la maggior parte delle volte, e quella maggior parte riguarda l’ambito umano, sembra agli altri che tu abbia un po’ troppo spesso ragione.

Avere ragione dà fastidio alle volte. E per chi ha ragione e per chi è l’oggetto di quella consapevolezza. Sì consapevolezza, non certezza.

Avere ragione non so se sia una qualità. Certamente non capita per divinazione. Di solito chi ha ragione coglie piccoli aspetti, per la maggior parte sottovalutati, e ne fa sintesi. Lo fa perché non ne può fare a meno.

Ma avere ragione talvolta è poco adeguato. Non sempre salva, soprattutto tarpa le ali. A tutti capita di avere ragione, più spesso però questa cosa dell’avere ragione è una caratteristica femminile. Anche gli uomini hanno ragione ma le donne lo fanno sapere. Lo devono far sapere. Capita così. Spesso. Non sempre.

Così ha ragione il mio amico fulì quando mi dice: “anche quando hai sempre ragione, alle volte è giusto che tu non abbia ragione”.

È vero. Vola amico. Vola!

…e si sentì nell’aria un chiaro e nitido sdongggg ghghgh ghgh hhh!

corrispondenza d’intenti fra il single a secco e l’anti amante consapevole

ogni tanto si parla di amanti e gossip.

così ieri sera si discuteva sull’argomento. poi oggi è partita una breve corrispondenza fra il maschio single senza storia e senza amanti e la ragazza single senza storia che fugge principalmente dal suo papabile ruolo di amante. io non c’entro niente. lo riporto qui, così, che c’ho poco tempo e tanta voglia. volevo raccontare un po’ di cose belle. è che la vita stringe. la preferisco. i sogni li lascio all’agire e al dormi veglia serale e mattutino. sono i più belli. quelli della notte stanno nel cassetto “consapevolezza”.

cara amante perfetta ti scrivo

sembra proprio che io conosca una ragazza che rappresenta l’amante perfetta. almeno a detta di lei. non perché lei si reputi tale, ma perché gli uomini che incontra la ritengono tale. pare che tutte le occasioni e le proposte che riceve siano – secondo qualche logica cosmica – di essere l’amante. ora, io, da assoluto incapace, maschio atipico, mi chiedo come facciano costoro a proporre una cosa così.

e allora mi rivolgo a te. spiegatemelo, amica cara. cosa si dice: “ciao, lo sai che mi piaci un sacco? ho voglia di spalmarti addosso un vasetto di maionese. ah, a proposito, sono sposato”.
cioè, in quale pianeta siamo? come faccio ad arrivarci? c’è la navicella? insegnami, se sai, ti prego. 🙂

caro amico inconsapevole ti rispondo

ecco il prototipo dell’amante: carina, non troppo bella, ma affascinante. poliedrica e stimolante. il tutto in una rima.

la compagna, invece, deve essere una da cui tornare dopo le proprie peripezie. dunque tornare e sapere cosa aspettarsi.

ma la noia attanaglia, e quando il nostro uomo scova una pulzella che risponde alle caratteristiche dell’amante, la lampadina si accende, il bitorzolo si alza e si dà il via alle allusioni, ai giochetti di parole, ai complimenti tres chic, il tutto condito con cascamortismi vari. è allora che si sollucchera la propria pensante e disarmante qualunquità, ben sapendo che se va male, potrà tornare fra le braccia calde e inconsapevoli di chi ha giurato che è vero e che forse a mentire è bravissima. perché devi sapere caro amico, che l’uomo qualunque preferisce di gran lunga le balle alla disarmante autenticità. dunque, se va bene col prototipo di amante, la mascolinità se ne rallegrerà sennò pace, sarà stato bello andare a caccia anche solo per poco, anche solo per un piacevole retrogusto. e olè.

poi amico ti dirò. i casi sono tanti. milioni di milioni. moglie che hai, amante che trovi. ma ulisse resterai e da penelope tornerai, da secoli oramai.

perdona le rime ma il discorso è scadente come una rima baciata mal posta. prendi la prima che trovi e limona duro. dille ero qui per te, domani non so. salta sul tuo cavallo e corri incontro al tramonto. tanto poi lo sai, il sipario cala.

le donne che siamo

è appena arrivata, fresca fresca d’email dal mio amico fuliggi, una vignetta con tanto di testo:

è la neru. è lei!

occhei il mio ruolo m’impone di postarla.

amoremiosilviaziche1

la vignetta fichissima è di silvia ziche

metafore fumettofile

mi lamentavo giusto ieri col mio amico fuliggi dell’approccio poco delicato degli uomini. e io continuo a dire che se una donna è sola una ragione c’è e se un uomo è solo anche lì c’è una ragione ma diversa però.

ho raccontato a fuliggi alcune ultime gesta di uomini che si dichiaravano facoltosi di spirito e di tasca, in quest’ordine, prima di ammettere che il vento si era portato via un po’ di sostanza. abbiamo riso un po’. il po’ lo scrivo per non offendere, ché tutti meritano rispetto. però il rispetto c’è quando si è distaccati. questo me l’ha insegnato elis. mi ha detto poco tempo fa delle cose interessantissime. ora che ci penso ci farò un post. sul rispetto dico. e sul distacco anche. sull’amore poi.

beh, insomma per tornare a noi -cioè a me e a fuliggi- dopo il nostro discorso, questa mattina ho trovato intasata la posta di vignette. dev’essere che noi due ci parliamo meglio con i fumetti e per metafore fumettofile, così dev’essere.

ed ecco qua, lo stile dei miei ultimi incontri. [se non leggi cliccaci sopra]

(altro…)

Come affrontare un ritardatario_capitolo 2

§ -ovvero- la tragedia del puntuale

occhei si stava agli step del puntuale per educarsi ad amare di più il ritardatario. o a bypassarlo. è lo stesso. è lo stesso?

non è facile essere ritardatari e lo spiegherò, ma oggi no.

la frase totem di questo post invece è:

la vita del puntuale è un tormento di solitudini ingiuste.

così dice benni. e io penso che non solo sia un tormento ma anche una tragedia perché il tempo del puntuale è quello presente.

è una scelta certo. ma poi cos’è? una necessità? un’abitudine? cosa, cosa?

cosa ti fa essere puntuale sotto casa mia anche con minuti in anticipo mentre io sopra con i capelli bagnati o ignuda urlo cazzo cazzo cazzo correndo di qua e di là per casa? cosa?

io penso che il puntuale sia una persona annoiata. no? dai un po’ sì. me lo vedo lì che non vede l’ora di passare ad altro. e mo’ ci aggiungo pure il mio carico da 40: non ha timori, almeno su di sé. per me gli piace andare allo sbaraglio.

i puntini sulle i per le mie frasi da psicologo da 4 soldi o meglio per la psicologa da un pugno di dollari -fa più figo-:

1_annoiato per me non è necessariamente negativo. mi figuro un tizio in fermento che cerca nuovi stimoli. seduto in piedi, seduto in piedi e oplà. pronto per la nuova missione. non che io non mi annoi, il fatto è che non mi annoio mai veramente.

2_non avere timori su di sé è un parolone positivo che non esclude la paura. perchè anche voi avventurieri della puntualità avete paura, ecchec!

vabbè ma io avevo bisogno di materiale vivo, di prima mano sulla puntualità. così oggi ho chiesto al mio amico fuliggi di scrivermi qualcosa sul suo essere incorregibilmente puntuale. lui è uno dei santi che aspetta la neru sotto casa.

comunque può scrivermi chiunque. sono curiosa. chi volesse raccontarmi la sua tragedia, non tema, la posterò!

§ la vita del puntuale_poor poor fuliggi by fuliggi

la vita del puntuale è un’inferno, perchè non puoi proprio farne a meno, sei puntuale anche se non vuoi, io per esempio tendo a non portare l’orologio per perdere quei 5 minuti, altrimenti sarei sempre preciso al minuto! la mia macchina ha l’ora spostata di 10 min indietro, in modo che arrivo di solito con 10 min di ritardo.
non lo faccio perchè mi piaccia, il fatto è che il mio cervello calcola subito quanto tempo mi occorre per fare questo e quello, e di conseguenza mi ritrovo sempre a far le cose in tempo.
e’ dura per un puntuale dover forzatamente “perdere del tempo” per non far sembrare di essere troppo ansiosi. in realtà non è ansia, è che abbiamo un automatismo che ci organizza i tempi della giornata. e riusciamo anche a mettere in conto gli imprevisti.
e’ un inferno perchè non sono molte le persone veramente puntuali. viviamo in un mondo che ha quei 10, 15 min di margine (a parte casi di ritardatari cronici), e questo ci frustra.
abbiamo dovuto imparare a conviverci, ma non è che ci piaccia.
il fatto è che – al di fuori di qualunque motivazione filosofica, o caratteriale – non riusciamo proprio a capire come si possa non essere puntuali! e’ così facile!

chattando senza passione

non mi sono mai piaciute le chat. per una curiosa come me però, il tentativo di capire che sono è d’uopo!

non mi piacciono perchè sono convinta che fanno perdere tempo e non mi danno nulla se non la voglia di staccarmi dal computer e incontrare quella persona. piuttosto leggo un libro o mi guardo un film. piuttosto preferisco spedire email. le uniche volte che la uso con piacere è quando parlo con elis che conosco poco e sta a roma. mi fa piacere quando ci confrontiamo e mi invia faccette che fanno ridere tipo la fochina esultante. per il resto, le chat mi danno l’impressione di una deformazione della realtà.

però a volte qualcuno mi becca on-line così inizia a scrivere e io sto al gioco, come al solito. ho scoperto da poco che le conversazioni si possono salvare. ho salvato quella che ho avuto con fuliggi lo scorso venerdì. ed è troppo scema. ma sono tutte così?

fuliggi: scatta la viullenzzza!

neru: pecchè?

fuliggi: perchè fra 10 min me ne vo e torno giovedi!!

neru: noooo e dove vai? miii che invidia

fuliggi: scozia here i come

neru: ma come faccio senza teeee? 😉

fuliggi: ce la farai, sei una donnona forte e decisa 😛

neru: donnona? ehhh?

fuliggi: l’ultima frase che hai scritto la stavo leggendo

neru: forte? ehhh?

fuliggi: ma come farò senza tettteeeee

neru: decisa? nun zo! 😉 ma quale ultima frase?

fuliggi: l’ultima che avevi scritto

neru: dell’ultimo post che è un casino? però mi piaceva tanto

fuliggi: nooooo

neru: quale?

fuliggi: all’inizio di questa chat!

neru: dell’email?

fuliggi: sturd!

neru: uff non ti capii

fuliggi: mancanza di alcool nel sangue. ci capiamo solo in fase alcolica. dalla scozia porterò un bel wiskino per tutto il gruppo

neru: però sì. manca l’alcol. bravò. mi metti nella borsa e mi porti con teeee?

fuliggi: dai. come fatto

neru: oggi a pranzo ho bevuto acqua

fuliggi: e noooo

neru: è per questo che sono sturd!

fuliggi: pensa che ieri al pague magone c’era una che mi ricordava troppo te

neru: noooo! chi?

fuliggi: abbordava chiunque avesse una sigaretta 😉

neru: com’era cioè

fuliggi: una signorina molto carina. con un toppettino sexy

neru: bella come me?

fuliggi: e l’occhio alcolizzato

neru: perché ho l’occhio alcolizzato?

fuliggi: naaaa solo quando usciamo con conni&!

neru: seeehhh!

fuliggi: allora ti metto nel marsupio e ti porto a edimburgo

neru: sììììì. iuppiiii. ma ci sto?

fuliggi: pensa che ho una bellissima camera doppia in b&b

neru: bastardo! non si può fare così!

fuliggi: però ti penserò tutto il tempo, va bene?

neru: ehhhh vabbè… e faceva cerchi sul pavimento con la punta del piede…

fuliggi: ehehe. mi fai troppo ridere, ragazza!

neru: ufff. come chiamo la pagina dedicata alla musica del giorno?

fuliggi: musicoftheday

neru: bè originale! me pias no!

fuliggi: mi è venuta così

neru: ahhh

fuliggi: non tutto di me ti può piacere

neru: bè giusto

fuliggi: altrimenti sarei troppo perfettino

neru: ma mi piaci molto …quanto ti sto lisciando?!

fuliggi: veramente

neru: mi porti? 🙂

fuliggi: una bella cura per la mia autostima così quando sarò la in EDI mi dedicherò molto meglio a della bacioterapia

neru: bravo!

fuliggi: e poi ti manderò un sms di ringraziamento

neru: ufff mi ci devo applicare anch’io!

fuliggi: noi omaccioni sì che facciamo fatica per trovare un po’ di baciologia applicata

neru: eh!

fuliggi: va bè, dolcezza

neru: mi lasci così per le lande scozzesi? ueeeee

fuliggi: ho come un senso di

neru: ciao eh!

fuliggi: mollezza interiore

neru: ufff

fuliggi: un senso di brividini

neru: devi fare la cacca?

fuliggi: una sensazione che qualcosa sta per accadere. sei troppo materiale!!!

neru: ah sì?

fuliggi: che sia veramente l’intestino??

neru: mi sa!

il suo dire scostante

se questo blog è possibile, se ha dell’incredibile per me, è grazie a un amico che ho trovato e perso almeno un paio di volte. poi è apparso per entrare dentro ai miei giorni a insegnarmi qualcosa che è incancellabile. grazie fuliggi. uomo dalla sensibilità profonda e dalle contraddizioni leggere. buon compleanno.

è tempo che gli chiedo di poter postare qualcosa di suo. lo faccio oggi.

Lascia che ti racconti una storia spiritata,

una danza dei ricordi dall’anima pirata

scritta su foglie gialle smarrite nella sera

fin dove il rivo, lento, si allontana.

Una storia d’amore dal caldo seno

che sia mimo del mio destino

che sia rifugio sotto il vulcano,

cantata in occhi neri da seduttrice

nascosta in una foresta senza radici.

Sulle spalle nude

tra le dita schiuse

lascia che scivolino gli occhi infedeli,

le mani sui seni.

Lascia che con la mia lingua appesa al campanile

ti racconti una storia d’amore che vada per fiumi,

che si narri altre mille volte, in pace, sotto i lumi

e che s’intrecci come fumo, fino ai piedi

che triste e china ti entri nelle ossa

che accarezzi la speranza desolata sulla bocca

e che, come un’onda marina, non possa

che celar e svelar della mia vita la memoria.

Ecco, questa è l’acqua che lenisce ogni paura

e scende dal tuo cuore ombroso e gote ardenti,

lascia che io, glorioso, ne beva ogni stilla,

sì, perché ognuna

il sonno

concilia.

hai ragione fuliggi “sì, le parole sono belle ma non bastano le labbra“.