l'alba dentro l'imbrunire

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non mi stupisco, perché dovrei?

siamo prima di tutto esseri emotivi e aggressivi, solo dopo ed eventualmente culturali.
il primo stato serve per sopravvivere, l’altro per vivere.
non stigmatizzate e non fate i finti tonti, se proprio volete fare qualcosa cominciate col capire e poi decidete come agire. a ognuno la sua.

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guarda ciò che hai a portata di mano

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gli ho tagliati, li ho mangiati ed erano buonissimi. un cavolfiore no, uno l’ho lasciato lì e ho lasciato lì anche i culi del radicchio a dirmi quanto la natura è vicina e bellissima. capita che nei gesti ordinari tu riesca a trovare lo straordinario.

cambiare abitudine

sono due anni che sperimento sulla mia pelle cosa vuol dire cambiare abitudine. credo che sia la cosa più difficile che ho mai fatto. ma ciò che mi sorprende di più è quanto idealmente o a parole sembri una cazzata e quanto mi sta rendendo libera.

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Ma te l’ho mai detto che m’incazzo ogni volta?

Le occasioni arrivano senza che tu ti sia potuto preparare. O vai bene così o ciccia. È inutile cercare di capire perché non si è mai pronti.

Bisogna iniziare a essere pronti quando non serve.

 

Più pulito che mai

“Squadra Antimafia è più che un buon prodotto, che non cerca la verosimiglianza all’esterno, nella fantomatica realtà, in universi valoriali impossibili da riprodurre. Piuttosto ne costruisce uno proprio, un Mondo a parte, all’interno del quale far muovere personaggi e far succedere eventi. Quello che deve fare la migliore finzione, specie televisiva”. (TFM, post del 13 sett 2012)

Ecco prima lo capiamo e meglio è perché a me sembra che nessuno ne sia davvero convinto: i media costruiscono un mondo a parte. Nessuno te lo dice e finisce che poi vorresti vivere quella finzione che ti sembra meglio e più vera del reale.

Ma non finisce qui perché accade che da qualche parte dentro di noi, crediamo che quella finzione sia la realtà, più reale del vero, o che forse sia la verità, più vera del reale; poco importa, non ci rassegniamo a tenere distinti i nostri universi paralleli. E loro lo sanno.

Vivila tu una vita così.

Francamente è tutto più difficile.

chiedete sempre gli scontrini

il senso è tutto qui in questo scontrino. trovarsi un un posto che non avresti pensato a mangiare cose diverse da quelle che dicevi di volere ed essere infine incredibilmente e inequivocabilmente contento senza che si possa pronunciare la parola accontentarsi. non che sia male accontentarsi ma quando ti accorgi di averlo fatto, subito una sensazione di disgusto e rigurgito si affaccia alla propria coscienza. talvolta si lascia spazio all’accontentarsi finché non ci si rende conto che le pareti sono diventate troppo strette. non so se il trucco stia nel non renderle mai strette.

e allora quando si è contenti?

perché il fatto è questo: non vi capita mai che tutto quello che avete immaginato, che avete voluto, non lo ottenete mai come avevate pensato? non vi siete mai posti il problema se vi stavate accontentando? chiamatelo destino, caso, sorte o provvidenza di fatto le cose accadono in modo loro e mai tuo.

e perché allora ti capita di essere contento? irrimediabilmente contento?

perché se guardi un cazzutissimo scontrino ti accorgi che succedono le cose che hai voluto ma certamente non nel modo che avevi pensato.

Lo dicevano gli antichi

Mens sana in corpore sano.

Ho la sciatica.

Alla mia tenera età. [Faccio fatica a salire le scale.]

Fate voi.

Ritornerò quando potrò.

Mandatemi cartoline per favore.

Ci tengo.

Mi piacciono.

Ciao.

sono gli individui che cambiano la società (cit.)

simpaticamente mi pare che cerchino di distruggere la democrazia facendoci credere che la sua conquista sia il voto.

se penso a come si conquistano i voti.

ma è la molteplicità delle idee che porta, alcune delle quali contraddittorie a fare la differenza; è la molteplicità delle opportunità e una indiscussa qualità della dignità alla quale si tende per orgoglio.

come dice doris lessing “stiamo vedendo il prezzo che la società deve pagare per il fatto di insistere su un modo di pensiero ortodosso, semplicistico, fatto si slogan”.

non so dire da che parte stia andando la società. beh non necessariamente in discesa, forse su un piano oppure per dossi, potrebbe arrancare verso qualcosa, certo è che sarà l’individuo a darle impulso, l’individuo che riconosce se stesso.

è che mi pare che questo surrealismo moderno, fatto di iperrealismo dei dettagli dove non funziona per niente l’insieme, non giovi tanto alla salute. perché iperrealismo dei dettagli non è approfondire, non è andare in profondità, è lì dove si nasconde il diavolo, dicevano. e tutto finisce in vacca, o per essere più eleganti direi che finisce in uno squallido squallore.

e dunque perché non tornare al dettaglio dell’hic et nunc, accennare al chiacchierato marchionne, e rilevare che è un falso problema quello di questi giorni: il nostro paese ha già perso da tempo. ha perso una sfida importante, quella di progredire, differenziandosi magari. questo ci siamo detti giusto l’altra sera.

la spalla

niente mi pare così degno di nota. eppure tutto è importante. ai bambini racconto favole, accarezzo gli animali, ascolto le persone.
a ognuno il suo ruolo, mi dico. ma il mio per quanto punti i piedi, per quanto ammicchi alla eleonora duse, per quanto mi alzi su una sedia a inveire sugli eventi e a reclamare cause perse, il mio, dicevo, è quello della spalla. non c’è verso che sia una prima donna. non c’è verso che stia al centro. non mi è possibile essere protagonista. se ci provo risulto triste, se mi ci metto inciampo. sono una spalla e adoro i massaggini.
a ognuno il suo. anche quello di ribellarsi. forse questo è un istinto più che una natura. un istinto irrefrenabile per salvarsi. eccomi. sono una spalla ribelle.

lo specchio ha due facce

chi ha ragione?
ammicchi ma io no. sorridi ma io no. hai gli occhi lucidi ma io no. ti guardo. mi guardi e tutto sembra immobile mentre il tempo scorre.
pura estetica ma la sostanza no. non abita qui. così dissi mentre ridevi. forse di me.