a volte attribuiamo alle persone i nostri pensieri

e così quello che che facciamo è tradurre le loro parole e le loro intenzioni con quello che siamo noi.
ma non è mica vero quello che pensiamo. ché poi non è mai un problema di verità. quanti in cuor loro potrebbero giurare di sapere la verità e di essere oggettivamente in grado di dirla? al massimo siamo soggettivamente in grado di esporla.
dunque alla fine di questo lungo ragionamento il punto è:
non attribuiamo intenzioni alle parole degli altri, se ci feriscono domandiamoci perché.

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è ciò che vuoi a fare la differenza, non ciò che non vuoi

E come fai a sapere ciò che vuoi? Non sarà mai abbastanza ascoltato l’antico detto “conosci te stesso”. 

Ma il punto è da dove partire. Penso dal silenzio e dall’osservazione.Imparare a rallentare, a osservarsi, e ascoltarsi e fare lo stesso con gli altri: rallentarli, osservandoli e ascoltandoli nel tempo, quando una frazione di secondo diventa infinito e impari a leggere colori e suoni, forme e visioni.

Poi, in fondo, così, mi sembra un bel vivere.

non mi stupisco, perché dovrei?

siamo prima di tutto esseri emotivi e aggressivi, solo dopo ed eventualmente culturali.
il primo stato serve per sopravvivere, l’altro per vivere.
non stigmatizzate e non fate i finti tonti, se proprio volete fare qualcosa cominciate col capire e poi decidete come agire. a ognuno la sua.

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cambiare abitudine

sono due anni che sperimento sulla mia pelle cosa vuol dire cambiare abitudine. credo che sia la cosa più difficile che ho mai fatto. ma ciò che mi sorprende di più è quanto idealmente o a parole sembri una cazzata e quanto mi sta rendendo libera.

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Più pulito che mai

“Squadra Antimafia è più che un buon prodotto, che non cerca la verosimiglianza all’esterno, nella fantomatica realtà, in universi valoriali impossibili da riprodurre. Piuttosto ne costruisce uno proprio, un Mondo a parte, all’interno del quale far muovere personaggi e far succedere eventi. Quello che deve fare la migliore finzione, specie televisiva”. (TFM, post del 13 sett 2012)

Ecco prima lo capiamo e meglio è perché a me sembra che nessuno ne sia davvero convinto: i media costruiscono un mondo a parte. Nessuno te lo dice e finisce che poi vorresti vivere quella finzione che ti sembra meglio e più vera del reale.

Ma non finisce qui perché accade che da qualche parte dentro di noi, crediamo che quella finzione sia la realtà, più reale del vero, o che forse sia la verità, più vera del reale; poco importa, non ci rassegniamo a tenere distinti i nostri universi paralleli. E loro lo sanno.

Vivila tu una vita così.

Francamente è tutto più difficile.

chiedete sempre gli scontrini

il senso è tutto qui in questo scontrino. trovarsi un un posto che non avresti pensato a mangiare cose diverse da quelle che dicevi di volere ed essere infine incredibilmente e inequivocabilmente contento senza che si possa pronunciare la parola accontentarsi. non che sia male accontentarsi ma quando ti accorgi di averlo fatto, subito una sensazione di disgusto e rigurgito si affaccia alla propria coscienza. talvolta si lascia spazio all’accontentarsi finché non ci si rende conto che le pareti sono diventate troppo strette. non so se il trucco stia nel non renderle mai strette.

e allora quando si è contenti?

perché il fatto è questo: non vi capita mai che tutto quello che avete immaginato, che avete voluto, non lo ottenete mai come avevate pensato? non vi siete mai posti il problema se vi stavate accontentando? chiamatelo destino, caso, sorte o provvidenza di fatto le cose accadono in modo loro e mai tuo.

e perché allora ti capita di essere contento? irrimediabilmente contento?

perché se guardi un cazzutissimo scontrino ti accorgi che succedono le cose che hai voluto ma certamente non nel modo che avevi pensato.

sono gli individui che cambiano la società (cit.)

simpaticamente mi pare che cerchino di distruggere la democrazia facendoci credere che la sua conquista sia il voto.

se penso a come si conquistano i voti.

ma è la molteplicità delle idee che porta, alcune delle quali contraddittorie a fare la differenza; è la molteplicità delle opportunità e una indiscussa qualità della dignità alla quale si tende per orgoglio.

come dice doris lessing “stiamo vedendo il prezzo che la società deve pagare per il fatto di insistere su un modo di pensiero ortodosso, semplicistico, fatto si slogan”.

non so dire da che parte stia andando la società. beh non necessariamente in discesa, forse su un piano oppure per dossi, potrebbe arrancare verso qualcosa, certo è che sarà l’individuo a darle impulso, l’individuo che riconosce se stesso.

è che mi pare che questo surrealismo moderno, fatto di iperrealismo dei dettagli dove non funziona per niente l’insieme, non giovi tanto alla salute. perché iperrealismo dei dettagli non è approfondire, non è andare in profondità, è lì dove si nasconde il diavolo, dicevano. e tutto finisce in vacca, o per essere più eleganti direi che finisce in uno squallido squallore.

e dunque perché non tornare al dettaglio dell’hic et nunc, accennare al chiacchierato marchionne, e rilevare che è un falso problema quello di questi giorni: il nostro paese ha già perso da tempo. ha perso una sfida importante, quella di progredire, differenziandosi magari. questo ci siamo detti giusto l’altra sera.