una cosa che ho imparato da mia mamma

Quando sei piccolo assorbi come una spugna dai tuoi genitori e da chi ti sta vicino poi vuoi farti un’idea tua, una vita tua, gli sbagli tuoi e, se stai crescendo, ti allontani. Poi metti delle tappe di conoscenza e consapevolezza oppure resti fermo a un’età, di solito quella in cui sei stato più felice o hai qualcosa di non risolto. Poi arriva il momento in cui ti fai dei primi piani o un bel fermo immagine forse anche per vedere chi sei e scopri che hai tantissimo di quel “io non sarò non farò come te”.

Ho avuto una fortuna in passato, mio fratello. Un giorno mi ha fatto notare che avevo gli atteggiamenti di mia madre che non sopportavo. Ne ho preso coscienza e me ne sono liberata, almeno così credevo, almeno fino al primo vero scoglio di vita quando la colpa è diventata sua, di mia madre.

Voglio bene a mia mamma ma tengo la giusta distanza, per essere libera, per volerle sempre bene, per fare le mie scelte e i miei sbagli.

Preoccupata di essere me mi sono scordata delle cose che ho imparato e che ho fatto mie.

Mia mamma non mi ha insegnato nessuna cosa domestica; non mi ha insegnato a cucinare, a pulire, a stirare e infatti per me le cose domestiche sono un vero peso.

Mi sono accorta che mi ha insegnato la parola. Quando tieni a qualcuno non devi mai smettere di comunicare, anche di niente ma parlare. Non mi ero mai accorta di quanto volesse che parlassimo. Per lei, la parola appiana, fa defluire, stabilisce un contatto magari non risolve ma crea mondi, possibilità e soprattutto ponti.

Mi ricordo che da adolescente le chiesi di lasciarmi stare, lasciarmi sola e lei mi rispose che le dispiaceva ma che non se ne sarebbe andata se non avessimo parlato un po’. Più in là nel tempo le fui riconoscente.

Era un po’ che non la sentivo, mi ha scritto un messaggio, l’ho chiamata, abbiamo parlato poi il cellulare si è scaricato e la conversazione è terminata lì appesa nel vuoto. Appena ho avuto la possibilità le ho scritto un messaggio, mi ha risposto “non fa niente, almeno abbiamo parlato un po’”.

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