sul pubblicare


È
perché vivete dentro una religione monoteista che credete che il libro sia veicolo di un sapere definitivo, che esso assuma la forma di una verità chiusa in se stessa e che appartenga alla trascendenza; ed è per questo che cercate di pubblicare un qualsivoglia libro su ogni stronzata che pensate.

Sperate che un libro doni alla vostra stronzissima pensata importanza e serietà e che così possa diventare degna di riguardo.

Beh vi rassicuro: le stronzate restano tali.

Pubblicare non vi renderà immortali e morirete di quella mortalità che tocca a tutti, non vi si ricorderà per questo; pubblicare non vi eleverà nell’olimpo di quelli che hanno qualcosa da dire anzi potrebbe essere un’ottima prova della vostra incapacità.

Purtuttavia come dice bene Michel Melot il nostro pensiero si è formato sul libro e dunque non avete tutte le colpe. Ma per favore liberatemi da questa agonia moderna di voler pubblicare.

Perciò se mi dite che avete scritto un libro sappiate che non me ne frega niente e che ciò mi dice molto e al contempo molto poco di voi.

Soprattutto smettetela, smettetela di giocare con le emozioni se avete superato i 30 anni; per voi l’adolescenza dovrebbe finire. Sono stufa di questa società emotiva dei miei cojoni.

Per carità emozioniamoci ma smettetela di far leva sulle emozioni. È da traditori.

Credetemi i tempi sono maturi per progredire.

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