piccolo

ho scoperto oggi che significa piccolo.

vuole essere grande ma è piccolo. non contiene tutta l’esuberanza che ha.

ama così forte che è piccolo in tutto ciò che possiede.

 

piccolo come la primavera che l’ha portato, come l’autunno e se ne è andato.

piccolo e temerlo. forse perché non basta mai.

sentirlo. poco tempo, poco tempo per qualsivoglia.

 

avere paura di essere piccoli, l’unica condizione per ambire a uno straccio di grandezza.

piccola è la cifra della verità.

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mettiamo le carte in tavola

è vero, non scrivo da tempo. vi penso però. vi penso tutti, anche quelli che non conosco, anche quelli che non ho mai visto, figurati quelli di cui so per certo l’esistenza. vi penso quando cammino, vi penso quando stendo il bucato, vi penso quando mi fermo dietro alla finestra a guardare, ecco vi penso spesso; vi prego di uscire ogni tanto dalla mia testa grazie. non dite niente ma siete lì col vostro incedere mentre mi volto a guardarmi.

 

un blogger diceva che quando hai un blog fai i pensieri a forma di post e ancora li faccio ma non li scrivo. non li scrivo perché non sono più le mie parole.

tutto sta cambiando, tutto è come se fosse in movimento e io ho bisogno di un vocabolario nuovo, di nuove parole per nuovi sentimenti, per nuova vita. ho bisogno anche di un nuovo periodare; ci sono momenti in cui quello che leggo è così vecchio, già sentito e ritrito che il mio sguardo scivola via, scivola oltre, verso un oltre che c’è già.

vi siete accorti che sta cambiando anche il modo di scrivere? che baricco e la scrittura da sceneggiatura stanno tramontando per fare posto a frasi più lunghe, a periodi e pensieri più complessi.

gli uccelli predono il posto delle farfalle, le pantere quello degli orsi; il sogno cede il passo alle visioni.

o forse sto soltanto cambiando pelle, magari ho bisogno di un nuovo colore.

però anche voi vi state modificando: amichetti blogger che cambiano stile o modalità, amici che riscrivono gli approcci, le relazioni, i sorrisi.

per quanto mi riguarda, adesso non riesco a far altro che osservare e ho bisogno di leggere tra le righe per non interpretare; non solo voi, sopra tutti la me che è adesso non per vanagloria, non per protagonismo ma per necessità, per sopravvivenza.

 

e quindi per chiudere vorrei dire soltanto un’ultima cosa: francamente, essere donna è una gran rottura di cazzo.