l'alba dentro l'imbrunire

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Monthly Archives: gennaio 2011

per fortuna non vivo all’estero

sai quante prese per il culo mi sarei dovuta sorbire?

 

[così me ne vado lungo mio sentierino con le mani in tasca e lo sguardo fiero per i quattro soldi che guadagno, pensando che si è perso il senso del limite tanto da non poter più vedere l’orizzonte e che quei miei stessi quattro soldi alimentano le pensioni di miliardari.

bene. avanti così. siori e siore benvenuti; pare sia difficile vivere e faticosa la dignità.]

sono gli individui che cambiano la società (cit.)

simpaticamente mi pare che cerchino di distruggere la democrazia facendoci credere che la sua conquista sia il voto.

se penso a come si conquistano i voti.

ma è la molteplicità delle idee che porta, alcune delle quali contraddittorie a fare la differenza; è la molteplicità delle opportunità e una indiscussa qualità della dignità alla quale si tende per orgoglio.

come dice doris lessing “stiamo vedendo il prezzo che la società deve pagare per il fatto di insistere su un modo di pensiero ortodosso, semplicistico, fatto si slogan”.

non so dire da che parte stia andando la società. beh non necessariamente in discesa, forse su un piano oppure per dossi, potrebbe arrancare verso qualcosa, certo è che sarà l’individuo a darle impulso, l’individuo che riconosce se stesso.

è che mi pare che questo surrealismo moderno, fatto di iperrealismo dei dettagli dove non funziona per niente l’insieme, non giovi tanto alla salute. perché iperrealismo dei dettagli non è approfondire, non è andare in profondità, è lì dove si nasconde il diavolo, dicevano. e tutto finisce in vacca, o per essere più eleganti direi che finisce in uno squallido squallore.

e dunque perché non tornare al dettaglio dell’hic et nunc, accennare al chiacchierato marchionne, e rilevare che è un falso problema quello di questi giorni: il nostro paese ha già perso da tempo. ha perso una sfida importante, quella di progredire, differenziandosi magari. questo ci siamo detti giusto l’altra sera.

regole di vita § 2

[non credere che non vale la pena sbagliare. non sperare di essere perfetta, è sufficiente che ti guardi allo specchio.]

bisogna fare errori sempre nuovi.

 

 

 

 

la spalla

niente mi pare così degno di nota. eppure tutto è importante. ai bambini racconto favole, accarezzo gli animali, ascolto le persone.
a ognuno il suo ruolo, mi dico. ma il mio per quanto punti i piedi, per quanto ammicchi alla eleonora duse, per quanto mi alzi su una sedia a inveire sugli eventi e a reclamare cause perse, il mio, dicevo, è quello della spalla. non c’è verso che sia una prima donna. non c’è verso che stia al centro. non mi è possibile essere protagonista. se ci provo risulto triste, se mi ci metto inciampo. sono una spalla e adoro i massaggini.
a ognuno il suo. anche quello di ribellarsi. forse questo è un istinto più che una natura. un istinto irrefrenabile per salvarsi. eccomi. sono una spalla ribelle.

lo specchio ha due facce

chi ha ragione?
ammicchi ma io no. sorridi ma io no. hai gli occhi lucidi ma io no. ti guardo. mi guardi e tutto sembra immobile mentre il tempo scorre.
pura estetica ma la sostanza no. non abita qui. così dissi mentre ridevi. forse di me.

 

pasó el dia, pasó la romeria

ovvero passata la festa gabbato lu santo.
no perché da queste parti il 27 dicembre si sarebbero compiuti i tre anni.

tre. capito? tre. un numero importante. almeno per me.
ho dovuto prendere l’agenda per ricordarmi che stavo facendo.

come può essere che il 27 di dicembre mi sembra mille anni fa? comunque ero in vacanza e pure davanti al pc. povero blogghettino, nun te lasso no. è solo la stagione del letargo. sta nascendo qualcosa di nuovo secondo me.