popolo bue

non so voi, ma a me sembra che ci stiano prendendo per il culo.

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15 pensieri su “popolo bue

  1. willy la maniglia sta su una porta? quale?

    kapa dici di no? dici che ci prendiamo per il culo quando andiamo a votare? e donc? non votare? qualcuno lì però a fare i cazzi suoi ci va però. stiamo sempre a guardare?

    • A guardare, si. A guardare in televisione quella brutta merda che dirà che lui, oltre a star ben radicato in Parlamento legittimamente perchè è stato votato dalla maggioranza degli italioti, ora lo è una volta di più (legittimato) dall’ampia maggioranza di chi gli ha confermato la fiducia…
      Si Lella… 🙂

      • mmmm come i replicanti? come in matrix? e aspettiamo il nostro neo? mmmm
        quelli stanno festeggiando e noi attoniti li guardiamo. li abbiamo sempre guardati attoniti chiedendoci come si fa

  2. lello è che il tre è il numero perfetto!
    davvero a me sembra una grandissima presa per il culo. hai sentito la sua ridente ironia di questa mattina? si è messo a ridere anzi a sorridere sulle sue affermazioni. il simpatico (sì simpatico come un palo piantato…ma sono una signora…)

  3. E se il popolo bue fossimo noialtri? I ragazzi oggi in strada a fare casino c’erano: e noi? Seccati perché c’era da fare lo shopping natalizio e, poffarre, le strade erano bloccate da quei drogati senza dio di spaccavetrine. Adesso, chiaramente non è per fare l’apologia di chi spacca le vetrine, che è sempre stato un modo stupido di affermare che non sei d’accordo con il sistema, ma solo per dire che i nostri figli e fratelli minori qualcosa stanno cercando di dirla. E noi (me compreso)? Chiusi a chiave nei nostri blog, aspettando che il vento cambi. O peggio ancora, come sento sempre più spesso dire da colleghi e amici, a sostenere che ci sarebbe bisogno di un bel dittatore che rimetta a posto le cose. Come se in piena dittatura non ci fossimo già, e come se la storia non ci avesse insegnato che gli uomini della provvidenza finiscono appesi per i piedi dopo aver combinato vent’anni di guai.

    • gaddo anch’io sento frasi sconcertanti ma
      non sono convinta che noi siamo chiusi nei nostri blog perché se c’è una cosa che oggi serve assai è una coscienza e la capacità di ricordarsi che esiste. ognuno usa le armi che sa usare al meglio. almeno io spero in questo.

      • Voglia il cielo che tu abbia ragione.
        Anche perché, volenti o nolenti, temo che nel 2011 saranno la crisi economica (quella vera, non le prove tecniche fatte fino a ora) e la crisi politica (quella vera, non il dito medio di gasparri all’indirizzo del suo ex capo) a stanarci e a portarci in piazza. Dove potremo tornare al baratto, come gli argentini al tempo del crac finanziario: il barbiere mi taglierà i capelli in cambio di una visita medica al bambino. Mentre l’uomo forte di turno dirà in televisione che per il bene comune alle otto di sera c’è il coprifuoco, e tutti a casa.

  4. Si sta solo palesando uno dei più grossi limiti e difetti della Democrazia.
    Niente di più.
    Certo che festeggiano.
    Cazzo.

    Cristo se mi sta sui maroni la Democrazia!

      • Lella…
        premetto che negli anni sono arrivato a riconoscermi esclusivamente nella “democrazia diretta”. Quindi mi dichiaro scontento di ciò che c’è.
        Detto questo cito da Wikipedia e mi ci faccio due grasse risate.

        Dall’ultimo esame, alla fine del 2008, la Svezia è risultata essere la nazione più democratica al mondo con un punteggio di 9.88 secondo i parametri stabiliti dal The Economist, mentre la Corea del Nord chiude la classifica con un punteggio di 0.86. L’Italia risulta essere una “Democrazia completa” con un punteggio di 7.98, al 29º posto della classifica, dopo che nel 2006 era stata considerata una “democrazia con difetti”

        Ridi con me?
        :*

  5. uh gaddo non posso più risponderti lassù dove stai, ché questo programmino wordpress non me lo fa fare. così ti dico le cose quaggiù. e ti dico che hai ragione, che il baratto non sarebbe una brutta cosa in tempi di mercificazione coatta se non fosse per l’indotto che porta, che forse siamo già ai livelli di un pese sudamericano e che questo secondo me è solo l’inizio.

    cè un libro che mi hanno detto molto bello e che adesso ho in mano: si intitola “la crisi non è finita” di roubini e mihm. in quarta di copertina c’è scritto: “ciò che abbiamo appena vissuto (ma si riferisce agli usa) è solo un assaggio di ciò che verrà. le crisi faranno parte del nostro futuro”.

    ma io vivere e lascirmi vivere in un matrimonio in crisi non ci sto. ho sempre voluto e preteso libertà che non vuol dire svincolo dai legami. e il futuro è ancora da scrivere anche se lo stanno ipotecando.

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