Maria e la morte

Non ho fatto a patti con la morte, l’ho solamente guardata, in faccia. L’ho vista tante volte che mi fa ancora paura; l’ho vista e mi ha riconosciuto. Una volta è venuta da me e se n’è andata, non le ho detto ‘azz vuoi. L’ho guardata e sono stata ferma. Se devo dare un immagine di me direi immobile a fissare. Così l’ho guardata. L’ho fatto perché mia mamma mi ha insegnato a farlo. Ricordo i funerali più di qualsiasi altra cerimonia, ricordo le camere mortuarie.

Non ha il gusto del macabro la mia mamma. Pensava forse che avrei apprezzato di più la vita. Non lo so, so che oggi amo di più le persone. Anche gli stronzi.

Quando avevo due anni, i miei genitori mi hanno portato a vivere in un posto che ha due peculiarità: il maggior numero di laureati per abitante, il maggior numero di suicidi per abitante. Non so se le due cose siano correlate, la responsabile della biblioteca dove studiavo quando ho fatto la maturità disse di sì. Disse che ci facevamo troppe pippe mentali, troppi pensieri in testa che non sapevamo dove mettere. Mi disse studia con determinazione ma vai a lavorare. Ho sempre lavoricchiato. Forse per quello mi sono salvata. Non lo so.

Ho visto tanta gente morire. Ma non ci ho fatto il callo. Ogni volta sto ferma immobile a osservare senza pensieri.

Maria la conoscevo da quando era bambina. Era poco più piccola di me. Schiva e felice. Fino all’adolescenza. Col tempo è rimasta solo schiva. Si è tagliata i capelli, ha eliminato quasi ogni elemento di femminilità. Non la vedevo da tempo. Poi un giorno mi è comparsa davanti. Alzava gli occhi al cielo quando ti parlava. Non un sorriso, non un gesto in più, poco contatto visivo. Leggeva. Non so se avesse ripreso a leggere. Leggeva. Leggeva cose durissime. E io avrei voluto entrare in quelle parole perché fossero più facili, più luminose, avrei voluto tirare quelle parole e farle diventare farfalle.

Deve essere stato un mese fa. L’ho guardata, mi ha sorriso. Ho pensato finalmente.

La settimana scorsa era alla finestra. Ottavo piano. Deve aver voluto sapere com’è volare.

Rosalba dice che ci vuole coraggio per lasciarsi andare. Dice che non è facile, che il nostro istinto di sopravvivenza è più forte.

Dici che era una ragazza che aveva coraggio? Mi ha chiesto.

Non lo so Rosalba. Non so niente.

E ripenso al tuo sorriso piccolo fiore di campo.

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3 pensieri su “Maria e la morte

  1. Mi spiace neru, sono cose tremende. Ma credimi, da quel poco che so, il fatto di lasciarsi andare, farlo sul serio, necessita di forte coraggio e determinazione.
    E quando ci sono,è quasi impossibile farli sparire.

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