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di cosa parlo quando parlo a vanvera

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

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stavo pensando al principio della salute.
continuo ad avere un forte senso di nausea e una smodata voglia di andare in bagno ma ormai non c’è più niente da espellere così me ne sto seduta qui sul mio divano letto aspettando che passi. maledetta primavera. io che mi sono sempre vantata di non ammalarmi mai.

non mi posso lamentare però. c’è gente vicino a me che se l’è vista brutta e adesso sta in un turbinio di dolori. ecco se non avessi questa mania dell’empatia.

comunque visto che non riesco a pensare e scrivere è un po’ come agevolare il vomitillo, consiglio un libro molto bello che non è un romanzo e non è un saggio. è il penultimo di murakami.

in italia l’hanno intitolato “l’arte di correre”.

in realtà si chiamerebbe “hashiru koto ni tsuite kataru toki ni boku no kataru koto” [what i talk about when i talk about running], cioè il titolo riprende una frase di carver -molto amato da murakami- che dice “what we talk about when we talk about love” e personalizzato in “di cosa parlo quando parlo della corsa”.

lo cito ora perché davvero leggendolo fa venire voglia di continuare, di andare avanti, di correre oltre i propri limiti.

è un libro sulla tenacia, anche quella di scrivere, anche quando non ne avresti voglia ma qualcosa ti dice fallo e lo fai finché qualcosa di buono ne verrà.

ho la mania di segnarmi dei passi che mi piacciono particolarmente. bè per questa volta cuccateveli così.

a bientot.

gli esseri umani trovano naturale perseverare nelle cose che amano, e in quelle che non amano no, sono fatti così. in questo la volontà avrà certo un suo ruolo, ma nessuno può continuare per molto tempo a fare qualcosa per cui non è portato, nemmeno se possiede una volontà di ferro, nemmeno se per carattere non tollera sconfitte. e anche ammettendo che ci riesca, non ne trarrà alcun beneficio. [p. 42]

di motivi per continuare ne ho pochissimi, ma di ragioni per non smettere ne ho tante da riempire un camion a rimorchio. [p. 66]

le cose che meritano di essere fatte, vanno fatte con tutto il nostro ardore, anche a rischio di esagerare. [p. 87]

una volta stabilito l’obiettivo, tutto diventa più facile. [p. 141]

ci vuole tempo, è ovvio. ma in certi casi, metterci tempo è la via più breve. [p. 142]

proprio nello sforzo enorme e coraggioso di vincere la fatica riusciamo a provare, almeno per un istante, la sensazione autentica di vivere. raggiungiamo la consapevolezza che la qualità del vivere non si trova in valori misurabili in voti, numeri e gradi, me è insita nell’azione stessa, vi scorre dentro. quando tutto va bene. [p. 149]

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4 commenti

  1. willyco ha detto:

    leggendoti pensavo che una cosa che ti piace, ripetuta, è una condanna, che scavare in quello che non piace riserva sorprese, che è vero: l’azione di vivere è il vivere. Cerca di stare bene Neru, qui l’aria è docile, attende.
    🙂

  2. neru ha detto:

    no perché willy? quale condanna? forse far diventare lavoro una passione può esserlo ma allora bisogna essere scaltri ad organizzarsi con sacchi di ancoraggio ad altre realtà.
    sì l’azione di vivere è il vivere a volte pesante, a volte leggera e spesso da te indipendente nella genesi ma non nell’epilogo!
    buona giornata willy!

  3. willyco ha detto:

    una passione quando diventa lavoro, deve restare passione, ma può essere il momento. Ieri a Milano c’era il sole e davanti alla stazione vendevano cappelli di paglia bianchi, ne ho preso uno in omaggio all’estate.
    Come stai?

  4. neru ha detto:

    è qualche giorno che mi fanno questa domanda. la risposta più bella è stata una canzone allegata alla domanda. della serie “a volte quando faccio domande mi sento mrzullo”.

    ho risposto più o meno…cosa vuoi che dica? che cosa vuoi che scriva? di cosa vuoi che canti? il mare è grande, le maree guardano alla luna e i pesci sognano parole mentre fanno le bolle; intanto ti faccio ciao ciao con la manina e mi piacerebbe che fosse il prima del prima o poi che ci vedesse nello stesso luogo sotto lo stesso sole.

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