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del perché non guardo la tivvù

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c’est tout

vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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per capirci

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stattaccuorta

altri

perché m’annoia, perché è stronza e perché ha logiche che non condivido.

non lo dico con snobberia.

però gli riconosco l’effetto socializzante che ha. di che si parla sennò?

  1. m’annoia

succede. sì, m’annoia a morte. adesso. mi fa fatica.

m’informo qua e là quanto tanto basta per essere sul pezzo.

per dire i miei spacciatori di sanremo sono stati tfm e i twitter di la stradabreve.

ora su sanremo ho solo alcune considerazioni a margine.

sono canzoni già sentite, molte sono orecchiabili. sono quelle che abbiamo sempre chiamato le canzonette da sanremo.

le perplessità sui vincitori, sul televoto, sulle bimbeminkia, sul potere di alcune famiglie e sobre todo delle case discografiche mi fa dire ahah. su principi e principini stendo un velo pietoso.

insomma si sa che sanremo è un’operazione commerciale.

così tu vuoi che ti racconti la favola di cenerentola e poi t’incazzi se cenerentola non esiste. ma dai.

sull’epilogo di sanremo col cuore in mano faccio un applauso e una standing ovation per il post di tuttofamedia:

quindi ha ragione serra quando attribuisce la responsabilità alla costante “educazione al basso livello”? forse. ma non credo sia questo il cuore del problema. perlomeno non più. il pubblico, in sè, non è nè idiota nè intelligente. il “pubblico”, in sè, non è niente, non esiste. sì, puoi indirizzare, manipolare o educare la massa di spettatori, ma questo è ciò che andava bene negli anni ’50. il giusto approccio alla televisione, oggi, 2010, a mio avviso non può che essere uno e soltanto uno: dare allo spettatore la possibilità di scelta. pensiero di una banalità sconcertante, ma evidentemente poco condiviso. i dirigenti -coloro che dirigono- hanno la responsabilità di guidare lo spettatore -ognuno diverso dall’altro- fornendogli più strumenti per formarsi delle idee. punto.

ecco quello che vorrei dalla televisione.

una piccola riflessione sull’educare al basso livello evidenziata da michele serra. io non sono d’accordo sul dire e ridere dell’effetto educativo della televisione. educa? no. socializza? sì. sposta i consensi? sì. fa muovere delle economie? sì. dai non prendiamoci per il culo por favor.

sono d’accordo con tuttofamedia che deve essere poliedrica e pluralista. stop.

sarebbe bello che la televisione non raccontasse favole. le favole, come si disse tempo fa in altri luoghi hanno la morale, ci dicono cosa dovremmo fare e come dovremmo pensare. io dico che non siamo più bambini.

infine scanu mi ricorda baglioni e secondo me l’hanno votato tutti quelli del genere baglioni non so se mi capite. in pizzeria mandavano già noemi e mengoni e a me ha preso un colpo perché ascoltando mengoni m’è sembrato di risentire alex baroni, non so se mi spiego. sarà pure una questione di cognome, non so. vabbè. dicevo. già sentito. già detto, giusto?

  1. la tele ha logiche che non condivido

vorrei parlare del canone rai che non è un canone ma una imposta sul possesso. la legge recita:

“chiunque detenga uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione dei programmi televisivi deve per legge r.d.l.21/02/1938 n.246 pagare il canone di abbonamento tv. trattandosi di un’imposta sul possesso o sulla detenzione dell’apparecchio, il canone deve essere pagato indipendentemente dall’uso del televisore o dalla scelta delle emittenti televisive.”

e se si parla di imposta e non di tassa è perché l’accento è posto sul soggetto passivo che con la sua attività di voyeur pone in essere il presupposto di utilizzatore di servizio pubblico. quindi si presuppone che se io ho una televisione inevitabilmente ne sia passivamente attratta e piacevolmente compiaciuta.

cioè io devo pagare perché è inequivocabile che la televisione mi attiri e perché mi si raccontino favole e frottole. ragazzi un po’ di dignità prego.

allora se l’italia non fosse tanto fintamente perbenista fra un po’ ci ritroveremo con l’imposta sulla cocaina. a dire il vero dato che ormai è così di moda, quando i capoccia non si divertiranno più a prenderla e passeranno ad altro, resterà solo una droga plebea e allora forse sì.

ma io dico che ragionamenti sono questi?

  1. sul perché è stronza

lo sapete che tutte le musichelle di sanremo sono state tolte dal web da mammarai? se le volete dovete scaricarvele a pagamento. lasciatemi dire. se le scaricate peste vi colga.

if you weren’t smart enough to plan ahead, then doom on you! sciagura a voi! sciagura a voi!

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