la mia giornata della memoria

consegnate le armi o vi uccidiamo.

così dissero allo zio gino che era stato mandato in guerra a diciannove anni. artiglieria pesante, prima linea. spedito in jugoslavia, poi giù fino al montenegro. in quella prima terra da soldato aveva trovato mezza pentola di pastasciutta per un alpino smunto che gli aveva chiesto da mangiare, l’alpino se l’era messa nel cappello per distribuirla agli altri compagni.

lo zio gino è il fratello di mio nonno e in guerra portava in una mano un’arma e nell’altra il rosario. l’arma gliela aveva consegnata lo stato che si era dimenticato di lui quando nel montenegro erano stati accerchiati e nessuno voleva aiutarli. il rosario gliel’aveva dato sua madre mentre gli diceva che doveva solo tenerlo in mano perché a pregare ci avrebbe pensato lei.

nel montenegro si salvò poi arrivò quell’ordine.

così quella volta dopo aver deposto le armi li fecero salire su un carro bestiame. erano ottanta. quindici giorni di viaggio e un angolo ricavato in quello spazio stretto per la propria intimità.

lo lasciarono in polonia in un campo di concentramento. cercarono di convincere quegli ottanta a partire per l’italia, per salvarla dagli americani che rubavano i mandarini dissero. qualcuno accettò, non lo zio gino. chi partì poco dopo si ritrovò nel gelo russo a combattere una guerra che non sapeva. molti non fecero ritorno. alcuni prigionieri polacchi applaudirono ai pochi italiani che erano rimasti al campo, erano stati coraggiosi. peccato per quell’applauso, ne fecero fuori dieci all’istante con una mitragliata a caso.

ma non starò a raccontare la storia dello zio gino.

la mia giornata della memoria, un giorno dopo, è la storia di un incontro. quella fra lo zio gino e suo fratello, mio nonno, avvenuta diversi anni più tardi.

lo zio gino era stato portato in germania in un altro campo di prigionia. mio nonno, volendo riscattare un debito di suo padre e per cercare suo fratello fatto prigioniero, se ne era andato in germania a lavorare e ci rimase finché lo zio gino tornò a casa.

in un momento fortunato prima della prigione, lo zio gino aveva avuto in dono due maglie di lana. in un momento meno fortunato della prigionia, cercava disperatamente da mangiare; trovato un amico, gli chiese se poteva procurargli del pane in cambio di una maglia di lana. l’amico disse di sì, si prese la maglia e non gli diede mai il pane. lo zio gino lo odiò. poi arrivò mio nonno che aveva trovato un lavoro e imparato il tedesco; era il primogenito, troppo vecchio per fare il militare, e non riusciva a immaginare di poter uccidere un uomo anche in tempo di guerra. mio nonno scovò il campo dove si trovava lo zio gino e nessuno sa come gli concessero un’ora per stare con suo fratello dentro al campo.

e così s’incontrarono. i due fratelli si abbracciarono e mio nonno che era di poche parole e sfoggiava poche emozioni perché ne aveva troppe mise in mano allo zio gino un po’ di patate. poi disse adesso facciamo gli gnocchi. invita qualcuno aggiunse che c’è miseria e bisogna condividere. lo zio gino gli raccontò di quella faccenda della maglia di lana e del pane, per questo disse lui no. mio nonno rispose che se non l’avesse invitato, l’avrebbe fatto lui, perché, aggiunse, non c’è miglior vendetta del perdono.

quell’amico fu invitato, più tardi lo zio gino gli chiese spiegazioni, l’altro rispose che non gli avevano mai dato il pane, non era riuscito ad averlo, però lui aveva freddo, tanto.

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7 pensieri su “la mia giornata della memoria

  1. Valutavo sul fatto che secondo me morire per un applauso, in certi contesti, può anche non essere un peccato. Lo trovo un atto di sfida e di grande dignità, un gesto eroico. Magari mi sbaglio, ma io sono un romantico.

  2. Detto questo, cambio completamente argomento e arrivo al dunque…
    Ho letto solo alcune poesie, ho scelto il metodo della casualità. Per leggere poesie ci vuole tempo e modo; Che io non sto con quelli che pensano che le poesie si riescano a leggere quando hai un minuto libero. Ogni parola va pesata come dieci pagine di romanzo.

    Comunque, per il momento, son venuto qui con questa…

    Prospettiva

    Si sono incrociati come estranei,
    senza un gesto o una parola,
    lei diretta al negozio,
    lui alla sua auto.

    Forse smarriti
    o distratti
    o immemori
    di essersi, per un breve attimo,
    amati per sempre.

    D’altronde nessuna garanzia
    che fossero loro.
    Sì, forse da lontano,
    ma da vicino nient’affatto.

    Li ho visti dalla finestra
    e chi guarda dall’alto
    sbaglia più facilmente.

    Lei è sparita dietro la porta a vetri,
    lui si è messo al volante
    ed è partito in fretta.
    Cioè, come se nulla fosse accaduto,
    anche se è accaduto.

    E io, solo per un istante,
    certa di quel che ho visto,
    cerco di persuadere Voi, Lettori,
    con qualche verso occasionale,
    quanto triste è stato.

  3. sammy:

    kapa: peccato non si possa mettere una stellina fucsia sull’amicizia, la nostra in particolare

    taco: lui e…surprise!!!!! bello il bagno turco eh? bello scendere giù dai monti dai monti del…vabbè fanculo vah

    bucky: in certi contesti. mentre lo raccontava gli scendevano le lacrime, ancora oggi che ha novant’anni, ancora oggi che ne ha viste tante e varie.

    bucky2: sei decisamente romantico. o neo romantico come neomelodico? cmq com’è come non è ogni volta che leggo qualcosa non posso fare a meno di sorridere

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