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da una fontana acqua non sangue

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

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un amico ha scritto su facciadalibro: oggi 12.12.’69 e ancora nessuno è Stato.

l’ho trovato geniale ma lui si occupa di pubblicità.

ho visto spettacoli e letto libri sull’argomento eppure non ho le parole per parlare di piazza fontana a milano quarant’anni fa.

17 morti e 88 feriti. ma non è solo quello. è per i quarant’anni. è per le risposte senza domanda e per le domande senza risposte. è per quella gente, è per quei pensieri, per tutti i pensieri in quell’attimo e negli anni come un eco.

è per il senso, per quello che passa dentro a un attimo. è per quando ti dicono sei cambiato e tu rispondi che per fortuna si cambia e ti domandi perché sembra sempre tutto lo stesso e come fa a cambiare una società e di cosa si nutre.

io non so. non capisco. non capisco davvero come gira il mondo. so solo che stasera ho una partita a poker. ha organizzato myskin, quello che ha preso il nome da dostoevskij.

so solo che quando passo in piazza fontana guardo sempre da quella parte, dove c’era una banca. non lo so perché. guardo e penso è un attimo così con tanti perché. ché poi dire tanti e senza è un attimo, è uguale.

[mi è piaciuto quello che ho letto qui.]

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3 commenti

  1. willyco ha detto:

    Io c’ero e non c’ero. Capivo e non capivo. Sentivo che era bello correre, ma non sapevo dove andavo. Qualche giorno prima la bomba in rettorato, dopo un pomeriggio di occupazione dei cortili amati, ma eravamo tornati a casa, in facoltà a rioccupare. Poi la staffilata di Piazza Fontana ed allora non capii più: s’era alzato il livello dello scontro e ciò che pareva una felice macchina verso il cambiamento s’era scontrata con il muro del reale. In questo paese, in cui tutto era tragedia e operetta e quindi si poteva sconfiggere con un’alzata di spalle e un birignao, qualcosa di serio, di tremendamente serio aveva messo la testa fuori dalla terra. L’orrore di questi corpi che uscivano dalla tenebra, del camminare in mezzo a loro, poteva essere curata solo credendo che si potessero sconfiggere, che l’orrore avesse fine e il mondo tornasse ad un equilibrio, almeno un equilibrio se l’armonia non era possibile. E poi quegli Inconsapevoli, primi di troppi altri, che un fato aveva messo assieme in quel posto, a quell’ora, avrebbero trovato pace se non ragione del loro morire. Invece non è accaduto e le domande senza risposta e le risposte messe assieme senza processi conclusi hanno generato ancora morte, disperazione, arretramento. Solo la verità spinge avanti, cambia le persone e il mondo in cui vivono. Ma a che serve saperlo se questa verità non è stata data, E deviata e perduta è divenuta peggiore di ogni menzogna. Chi accerebbe di vivere bene nella caricatura del vero? Nessuno, ma così è stato, e chi rifiutava, non capiva. Vedeva e non capiva, mentre il paese smottava, tra silenzi e nuovo sangue. Ora c’è calma, perchè non c’è pericolo di verità, te lo sei mai chiesto se non è per questo?

  2. neru ha detto:

    hai fatto le prove sul mio blog willy? 😀

    io non c’ero. ancora. non ho mai capito niente. ché con la gente si gioca. i maschi vanno pazzi per la tattica e la strategia. a volte si occulta a volte si spinge per l’overload di informazioni. credo che il bandolo della matassa sia il carattere -qualsiasi tipo matematico, biologico, filosofico, psicologico…-. ci crediamo unici e indispensabili e invece siamo unici uguali -per dire come due monete da dieci centesimi appena uscite dalla zecca- e nessuno è indispensabile -grazie al cielo e in questo consiste uno dei veri misteri della vita-.
    ti sei mai chiesto cos’è il vero? e che se tutti hanno il timore di mettere in pericolo la loro verità allora siamo a posto proprio.
    dico che adesso è tale e quale ad allora e ora e allora non mi fa star serena, socialmente parlando. che umanamente son contenta nel mio piccolo mondo antico.

  3. willy ha detto:

    da me, da Te e mi si sono aperti gli occhi, poi nuovamente da me, con un pezzo tagliato. Prima e dopo. In quelle cinque parole: c’ero e non c’ero, è venuto su tutto, la consapevolezza di essere sempre stato intorno a strade maledette che portavano distante. Il pezzo tagliato parla di un bar dove scherzavo con le ragazze e dove prendeva il caffè Freda, parla di altre coincidenze, un po’ prima e un po’ dopo. Per fortuna, per incapacità di capire, ma è solo un pezzetto di quelle vie dove tutto era vicino. Non si poteva capire Neru, io ero dall’altra parte ed eravamo quasi tutti incoscienti e spesso felici di correre. Mi chiedo spesso cos’è la verità e cos’è il vero e se siamo in grado di sopportarlo, oppure se non serva chiudere gli occhi per vivere. E’ da due giorni che ci penso e ieri, quando ho ascoltato la trasmissione di Siniscalchi su radio tre, spesso mi si inumidivano gli occhi, come succede ai vecchi. Troppo passato, quando sarò più sereno e riuscirò a pensare meglio alle coincidenze e alla verità, forse riuscirò a scriverne bene, magari per capire meglio. Per il resto aveva un poca di ragione Pasolini, ma non tutta Neru, perchè sapevamo e non abbiamo fatto abbastanza perchè la verità uscisse davvero.
    Forse non si dovrebbe essere così diretti nei commenti, ma hai contribuitto ad aprire una finestra, grazie Neru. 🙂

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