l’arte di costruire porte

ci sono muri che non cadono mai e simboli che servono a spostare i mattoni da altre parti.

i muri ti dicono di qua o di là, dentro o fuori. chi vive solo, dentro quattro mura, lo sa.

però c’è una cosa che impari quando sei nella condizione di fratello. impari a costruire porte.

perché i muri si fanno o te li ritrovi, perché devi imparare a muoverti, perché per abbattere il muro del suono devi andare velocissimo e quando cerchi di far cadere un muro devi essere certo che non sia quello portante.

insomma prima di scoprire che ci sono i prefabbricati, è meglio imparare l’arte delle porte.

costruire porte da aprire, porte da chiudere per poi riaprirle e chiuderle di nuovo. ma dentro e fuori quelle porte passa la vita, il perdono, la consapevolezza soprattutto di sé.

quando sei fratello puoi scappare ma non troppo. quando hai fratelli, lo sai che i muri ci sono dai lividi che ti ritrovi sulla testa, ma almeno impari a condividere, in ogni caso sei costretto a dividere. dopo forse, la vita viaggia un po’ più umana, perché a dividere i sentimenti sarebbe bene sperimentalo quando le ossa sono giovani.

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3 pensieri su “l’arte di costruire porte

  1. per chi ha la grazia dell’elefante la porta è un concetto alquanto difficile da capire.
    i muri è molto più facile abbatterli. poi quando ci si rende conto dei danni il rischio è quello dell’immobilismo per non peggiorare la situazione.
    e le porte rimangono lì dimenticate: normalmente troppo piccole o comunque difficili da aprire con la proboscide.

    S.

  2. il dramma gap è quando inventi una porta, apri e trovi una fila di mattoni. prima la prendevo a testate ora mi gratto la testa. che belli i cunicoli. che bello passare da una stanza all’altra. nella casa di una mia amica c’era un armadio che dava accesso a una scala, nella mia nuova casa entri in una stanza dal muro e dalla porta!

    sono d’accordo death cat. soprattutto sull’immobilismo. è che non si conoscono le doti della proboscide secondo me. è che ci ha fottuto vedere dumbo e allora abbiamo tutti spostato l’attenzione sulle orecchie e sul volo!

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