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Herta Müller e l’ambiente del suo volto

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

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Prima il volto, poi il nascondersi, in seguito lo sguardo e infine la voce.

Così si è presentata a me un giorno di settembre a Mantova Herta Müller.  Sono andata lì solo per lei. Solo per sentirla e vederla da vicino, per farle alcune domande.

La voce è come la sua scrittura. C’è dell’ambiente dentro.

Il volto basso dopo aver parlato, come se la parola avesse bisogno della conferma del pensiero pensato.
Herta Müller sorride poco e male.

Nessuna collana, unghie corte laccate, un anello d’oro poco visibile. Gioca nervosamente con le mani, si tocca i capelli. E’ come se non avesse il diritto di sorridere e pensi che qualcosa da dietro la trattenga. Parla poco, giusto il necessario. Le sue parole sono granitiche.

Quando stiamo in silenzio mettiamo in imbarazzo, diceva Edgar, quando parliamo diventiamo ridicoli.
Così inizia “Il paese delle prugne verdi” di Herta Müller.

Un libro che ho conosciuto per caso, un libro che mi ha chiamato da lontano, un libro che ho voluto moltissimo, un libro che kapa ha fatto i numeri per farmelo avere, un libro che ho iniziato al mare in Toscana e che ho finito a Milano, un libro che ho letto parola per parola, letto nella mente, letto in silenzio. Un libro che ho raccontato, un libro per cui mi sembrava il caso di dire senti qua. Era un caldo pomeriggio di agosto quando ho detto amici ascoltate perché c’è dell’ambiente nel volto di ciascuno di noi.
Un libro di cui ho pezzi registrati con la mia voce.
Ho amato Herta Müller.

L’ho amata perché per me ha messo su carta il pensiero femminile. Non intendo dire che ha descritto cosa pensano le donne ma, come prima di lei ha saputo fare Virginia Woolf o Marguerite Duras, ha saputo de-scrivere come pensano le donne.
Stavo cercando da tempo una scrittura come quella della Müller.

Perché ci hanno insegnato che per scrivere bene, per farsi capire bisogna essere logici e lineari. Soggetto, verbo e complemento oggetto. Un pensiero dopo l’altro che porti in linea retta da un punto a un altro. Così noi capiamo quello che leggiamo. Ma talvolta capita che la scrittura non sappia dire il percorso dei nostri pensieri, l’andamento della linea del nostro essere. E paradossalmente diventa facile farci capire ma difficile dirci.
Io credo che il pensiero femminile sia circolare. E la scrittura di Herta Müller nel paese delle prugne verdi, l’unico suo libro che in Italia si può leggere, per me, è così: circolare.
Se per Virginia Woolf la parola è ritmo e, meglio che in Joyce, fa emergere quello stream of consciousness tipicamente femminile, se in Marguerite Duras la parola è evocazione e racconta le pause e i silenzi del pensiero femminile e la ferocia della passione femminile, la parola di Herta Müller ha un incedere circolare e una verità lirica.

Herta Müller ieri ha vinto il Premio Nobel per la letteratura.
La motivazione al premio Nobel dice che lei sa descrivere con la densità della poesia e la nitidezza della prosa. E in parte è vero ma non esatto. Non è nitida la sua prosa e quello che scrive non è poetico e non è lirico.
Herta Müller, come direbbe Virginia Woolf è una donna come tante che ha creato uno stile narrativo completamente in grado di esprimere il suo pensiero. Riesce a srotolare le frasi sui sentimenti basilari, su “la comune sostanza dell’umanità”, su “la profondità del cuore umano”.

E ancora a me pare che scriva da donna, ma da donna che ha dimenticato di essere una donna, cosicché le sue pagine sono piene di quella curiosa qualità sessuale che appare soltanto quando il sesso non è consapevole di sé.
Quando cominci a leggere il suo libro, non puoi mai sapere la verità se non continui a leggere. La verità è mostrata dalla paura, quella della donna bambina, quella della donna spogliata e interrogata, quella delle madri, quella dei carnefici e delle vittime, quella dei ragazzi che cercano un posto dove stare. La verità è mostrata attraverso il silenzio che imbarazza, non è detta, non è diretta. La verità sono gli elementi che a mano a mano metti accanto uno all’altro come in un puzzle, è un velo che separa il bianco dal nero, è una mano che sposta le coscienze.

E comunque io volevo dire che sono felice più che mai di questo incontro. E anche kapa è felice -sono sicura- perché ora può onestamente dire che un premio nobel si è appoggiato sul sellino della sua bici e lo ha accarezzato.

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9 commenti

  1. Kapa ha detto:

    E io che speravo fossi venuto per me! 😉

    Ieri sera, tornando dal lavoro, ho sentito su Radio Popolare, l’intervista ad Alessandra Henke, la traduttrice del libro in questione. Ero stanco assai e non ricordo bene tutto, peccato, però in sintesi lei diceva che la traduzione del libro è stata piuttosto complessa perchè nel leggerlo, pur trovandolo molto semplice per i termini utilizzati, era contemporaneamente complesso per la prosa e l’ “ambiente”.
    Tra l’altro la signora Alessandra si è letta la versione in inglese trovandola piuttosto scadente e non corrispondente all’originale né per vocaboli utilizzati né, talvolta, per il senso generale che alcuni concetti volevano esprimere… sticazzi…
    Quindi lei si è messa lì di buzzo buono e ha fatto un lavoraccio per rendere nella nostra lingua esattamente senso, scrittura e prosa della nostra amica Herta. Il risultato è ottimo direi.

    Ora però non vorrei ( o forse si) che l’entusiasmo che io e Neru mettiamo nel parlare di questo libro ne faccia lievitare le vendite a dismisura perchè non è mica un libro facile da leggere, né da strapparsi i capelli e le vesti dall’esaltazione. Nonnò.
    La signora Henke infatti, nell’intervista, ha specificato che il libro viene statisticamente abbandonato tra la pagina 60 e la pagina 80 dalla buona parte dei suoi lettori.

    Sfigati!

    Di buono c’è che almeno i due libri già in passato pubblicati in Italia e poi tolti da catalogo verranno con ogni probabilità ristampati e la mia Neru ne sarà contenta.
    E anche il mio babbo che potrà evitare di girare ancora invano sotto la canicola agostana per provare a reperirli da qualche parte.

    Cià

  2. The quantum death cat ha detto:

    a volte mi domando se vivere in un mondo dove tutti siano d’accordo almeno su qualcosa sarebbe davvero cosa buona e giusta o meno.

    una mia amica mi dice che ho lo spirito dell’entemologo: “vediamo che fanno le formiche se faccio questo …”

    in questo momento apprendo del nobel per la pace ad Obama e delle perplessità anche da parte americana (http://www.corriere.it/esteri/09_ottobre_09/obama-giornali-americani_e597eb5c-b509-11de-939a-00144f02aabc.shtml) riguardo ad un premio assegnato quanto meno prematuramente, perchè ammettiamolo Barack ancora non ha cambiato il mondo come tutti si aspettano, e soprattutto non lo aveva ancora fatto 8 mesi fa quando sono state presentate le candidature.

    e quindi maliziosamente mi domando …
    ma sarà che quest’anno i signori della fondazione nobel si sono pippati qualche funghetto di troppo?

    S.

    PS.
    prima che mi dimentichi:
    ma “sticazzi” è nell’accezione milanese di “accidenti!”
    o in quella romana di “non me ne frega un cazzo?”

  3. Kapa ha detto:

    La prima. Decisamente.

  4. neru ha detto:

    uh che bello sto intervento kapino mi serviva assai.
    cmq mi fa piacere sapere che la gente smette di leggere quelle pagine, perché mi dimostra che non siamo abituati ad ascoltarci e a fare fatica per farlo…

    death cat ma hai deciso come chiamarti?????
    non credo nemmeno che sia possibile che tutti siano d’accordo su qualcosa e di questo ringrazio il cielo che mi garantisce sempre una certa qual forma di verità e libertà.
    su obama non so. di sicuro ha dato una spinta positiva e un’inversione di tendenza come si aspettava da tempo.
    il sole24ore ha parlato male del nobel alla muller per esempio. va bene uguale.

    ah ma io non sapevo esistesse il secondo sticazzi! stica!

    • Kapa ha detto:

      Perchè sei troppogggiovane…

    • The quantum death cat ha detto:

      quando autorisco sono chi sono,
      ma quando replico sul forum il mio percorso quantico mi ha portato dall’eeevvvaaaabbbbeeee’ al death cat ed essendo appunto morto tale rimango!

      riguardo al 2o sticazzi, specie se capiti sotto il cupolone, stai attenta ad usarlo perché il burino medio è alquanto suscettibile e non percependo lo stupore dell’intonazione potrebbe capire il contrario di ciò che volevi dire generando così alterchi dalla non meglio definita conclusione.
      parlo per esperienza diretta.
      sarà questa l’origine dell’eterna diatriba tra bauscia e burini?

      quanto alla mueller, non la conosco e se capita proverò a leggere qlcsa
      anche se non dovrei fidarmi troppo dei premi nobel,
      dopo pamuk mi sono ritrovato la libreria piena di suoi libri, e finito “il mio nome è rosso” non trovo il tempo di leggere gli altri.
      ormai comincio a credere che i libri si leggano meglio quando non li si possiede.

      S.

  5. neru ha detto:

    kapa com’è come non è me lo dicono tutti che sono ggiovane! eheheheeh!

    death cat dici che sono bauscia? urca! stica! 😀
    sai che mi fecero un discorso simile sulla sicilianità? ahhhh le culture e le tradizioni!

    un libro si legge quando chiama non perché ha vinto un premio! ripeti con me ché siamo rocker: sui premi ci scatarro su.
    resta il fatto che questo premio ha una valenza politica in un paese -nel senso più ampio- che sta perdendo il senso di tante cose. e credo che dal punto di vista della letteratura in senso generale avrebbero dovuto vincere altri, ma dal punto di vista della letteratura stretta e per tutti quelli che credono che la letteratura salverà il mondo, questo premio è più che lungimirante!
    poi caro mio nel tuo piccolo fa un po’ quel cazzo che vuoi! eheheheh 😉
    bacibaci

  6. The quantum death cat ha detto:

    sarà perché ho una mente deviata che mi piacciono le deviazioni?
    e deviando sulla sicilia, date le frequentazioni, qualcosa la posso dire.
    Anche tra catanesi e palermitani c’è una grossa rivalità, e se non puoi afferrarne l’accento diverso puoi accorgerti se sono gli uni o gli altri da una sola parola: ARANCINO o ARANCINA!
    Questo sublime oggetto del contendere, che poi a Roma è stato involgarito nel supplì, è il metro di tale distinzione e spesso anche l’incipit di liti furibonde quando gli esponenti si affrontano in continente.
    La storia vuole che l’arancina-A sia stata inventata in quel di Palermo, ma sia stato il maggiore spirito imprenditoriale dei catanesi a diffondere l’arancino-O nel resto d’Italia.

    cmq, scherzi a parte,
    cosa intendi per “questo premio ha una valenza politica in un paese -nel senso più ampio- che sta perdendo il senso di tante cose” … dal momento che il paese in questione dovrebbe la Germania? o la Romania? … o cosa?

    S.

  7. neru ha detto:

    uh sta menata sull’arancino/a -non dico a te ovviamant- io dico solo che è buono e basta! ma buono buono. magiamolo e non diciamolo!

    cmq parolo di paese per parlare di continente. perde il senso dei totalitarismi, del passato, dell’umanità. insomma perde un po’ di senso, nel senso che il senso non c’è ma che c’è quando è organizzato e serve per viveretutti assieme ma se non c’è un libera tutti non sempre va bene e alè.

    dico che la muller tocca le coscienze. la muller parla a qualcosa che non è solo mente e non è solo cuore, ha vie ancestrali…

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