attese

boh.

io aspetto il grande cocomero.

cià.

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onestà per onestà

la disperazione peggiore di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.

corrado alvaro (1895-1956)

 

***

quello che mi spaventa è che praticamente tutti sono convinti che vivere onestamente sia inutile e passano oltre, senza mettere il tempo fra sé e la speranza. come se dovessimo morire domani. ma domani per qualcuno ci sarà no?

***

pochi giorni fa ho detto a una ragazza che si può amare il proprio lavoro oppure nel lavoro si può amare il potere che nasce dall’insicurezza e/o dall’ignoranza. è indubbio che il secondo sia molto più veloce del primo. amare il proprio lavoro dilata tutti i tempi e allora forse bisognerebbe non avere paura del tempo.

il fatto è che tutto ciò che è fatto onestamente dilata i tempi.

aspetti che non t’aspetti e diresti non sospetti

ogni volta che vuoi fare una bella figura, fai una figura di merda. pare che sia matematico.
allora sai che c’è?
rilassati.
in fondo, hai trovato il coraggio per fare quello che stai facendo? non abusarne.

***

come dice qualcuno, i miei tanti io stanno facendo un sit-in di protesta e chiedono di uscire allo scoperto. il sindacato è preoccupato. il padrone perplesso. siamo in trattative.

mi sono svegliato triste

esser triste non vuol dire essere infelice. la tristezza è un sentimento dolce e gradevole. in questi momenti, ci vengono in mente tantissimi pensieri e proviamo pietà per il mondo intero. […]
e si vorrebbe aiutare ciascuno a essere più se stesso.
non è forse vero che ci piacciono i racconti tristi? questo significa che la tristezza ci è necessaria, che essa è come un angelo che sta al nostro fianco e ci guarda posandoci la mano sulla testa, mentre le sue ali si muovono dolcemente come serespirassero.
abbiamo voglia, allora di stare soli o con una persona amica a cui poter parlare di cose diverse.
e si teme che qualcuno venga a rovinare la vostra tristezza o piuttosto a farla fuggire.

j. korczak, “quando ridiventerò bambino”

 

ecco questo è esattamente quello che penso quando sono triste, e non è necessario essermici svegliata anche se è più facile che accada così.

puLtroppo oggi mi sono svegliata felice.

e non so perché. c’è un’atmosfera nell’aria da love is in the air. la gente per strada si bacia. anche mentre sta in fila per andare a una mostra. tipo domenica. tipo che domenica sono andata a vedere hopper, il pittore. appuntamento in metropolitana alle 15.45. alle 16 mi chiamano e mi dicono andiamo? andate.

ma mica mi hanno insultato. no. erano felici. e anch’io ero felice. quando sono arrivata -una fila e un bel po’ dopo- è stato tutto uno smuack e riflessioni. è stata davvero una bella giornata. di hopper però ne parlo un’altra volta che oggi ho sta cosa da dire.

e cioè che mentre andavo a raggiungere gli amici, mentre passavo per il parchetto, mentre facevo la fila, c’era un sacco di gente che si baciava, come ho detto. e che è, mi sono chiesta. ma poi mi sono accorta che è bello,ché le felicità insensate sono le più contagiose.

come dice nightnurse maledetti ragazzi felici.

dunque si può essere felici e ugualmente farsi amorevolmente toccare dalla malinconia. è un po’ come mettere i mirtilli caldi sul gelato al fiordilatte o su una torta al cioccolato -dove per altro ci sta bene pure la panna- oppure sopra una bella cheese cake. cose così insomma.

è bello scoprire serenamente che toh è quello che di solito ti succede, che è proprio quella malinconia lì, quella delle gocce che cadono lente sul vetro; che sono parole che avresti voluto scrivere tu, anche se non condividi tutto. perché certo, quando il protagonista dice che in questi momenti malinconici vuoi aiutare ciascuno a essere più se stesso, magari, ecco, sarà pur vero ma non credi sia proprio così, perché ti accorgi che, in fondo, anche se pensi agli altri, è per te che lo fai; e dunque quello che davvero vorresti, è aiutare te stesso e tutti i tuoi te stesso ad essere più se stessi. cioè. vorresti in fondo essere te stesso sempre un po’ di più e amarti, se fosse possibile, sempre un po’ di più.

ma tanto sai che tu e il mondo siete davanti a uno specchio. dai, fai ciaociao con la manina.

Fuggire e trovare

Fuggire talvolta serve.

Quando capisci di non pensare più da solo. Quando capisci che qualcuno pensa per te, anche malgrado sé.

Devi fuggire. Lo senti. Fuggire col pensiero, fuggire col corpo. Fuggire col pensiero è difficile. Fuggire col pensiero non si può se qualcuno ti tiene il pensiero. Ma la fuga del corpo può essere preparata solo dal pensiero.

Fuggire magari non per sempre, magari per un po’.

Fuggire e farsi aiutare anche.

Fuggire per ritrovare te.

C’è stato un tempo che qualcuno pensava per me. È stato difficile fuggire, poi l’ho fatto. Ho temuto che sarei fuggita per sempre.

Sono tornata. Per ora.

La ragione d’essere

Avere ragione non è facile. Avere ragione comporta anche una certa qual responsabilità.

Non sempre si ha ragione. Grazie al cielo. Ma quando capita di avere ragione, la maggior parte delle volte, e quella maggior parte riguarda l’ambito umano, sembra agli altri che tu abbia un po’ troppo spesso ragione.

Avere ragione dà fastidio alle volte. E per chi ha ragione e per chi è l’oggetto di quella consapevolezza. Sì consapevolezza, non certezza.

Avere ragione non so se sia una qualità. Certamente non capita per divinazione. Di solito chi ha ragione coglie piccoli aspetti, per la maggior parte sottovalutati, e ne fa sintesi. Lo fa perché non ne può fare a meno.

Ma avere ragione talvolta è poco adeguato. Non sempre salva, soprattutto tarpa le ali. A tutti capita di avere ragione, più spesso però questa cosa dell’avere ragione è una caratteristica femminile. Anche gli uomini hanno ragione ma le donne lo fanno sapere. Lo devono far sapere. Capita così. Spesso. Non sempre.

Così ha ragione il mio amico fulì quando mi dice: “anche quando hai sempre ragione, alle volte è giusto che tu non abbia ragione”.

È vero. Vola amico. Vola!

…e si sentì nell’aria un chiaro e nitido sdongggg ghghgh ghgh hhh!

a due passi dal duomo i passi che -si- contano sono cento

c’è un ragazzo nato nel 1977. c’è un ragazzo nato nel 1977 che fa l’attore. c’è un ragazzo nato nel 1977 che fa l’attore e vive sotto scorta. c’è un ragazzo nato nel 1977 che fa l’attore e vive sotto scorta, decisamente è il primo attore italiano a cui capita.

io l’ho visto. e l’ho ascoltato.

si chiama giulio cavalli, fa teatro civile. così si chiama. teatro civile. una cosa che non si dovrebbe fare. o forse sì. quello che davvero non si deve fare, e te lo insegnano subito, è non fare i nomi. ma lui li fa. birichino.

dice nomi e cognomi. quelli della mafia, giù al nord.

li fa con un testo teatrale scritto a quattro mani con gianni barbacetto. un ottimo testo. lirico per un tema così duro. lo spettacolo si chiama “a cento passi dal duomo“. lui giulio cavalli.

racconta i fatti, li mette in fila uno all’altro. t’incolla alla poltrona. t’incolla alla tua coscienza, alla tua consapevolezza. e ti frega. adesso sai. e adesso?

io l’ho visto. e l’ho ascoltato. l’ho applaudito mentre gli occhi della scorta osservavano chi si alzava in piedi o alzava le mani. sai mai.

ora so.

c’è un ragazzo che fa del suo lavoro una passione. c’è un ragazzo che se io fossi in voi andrei ad ascoltare.

le info, le date degli spettacoli, le notizie varie ed eventuali da sapere qui.

ricominciare

sul pavimento carte e libri. non riesco a passare, non riesco a vedere il pavimento, non riesco a capire dove abito: una casa, una discarica o cosa. parlo con me. dà sempre una certa qual autorità al rimprovero. mi dico che sto perdendo il senso delle cose. mi muovo troppo. fermarsi un attimo a pensare. questo sarebbe sensato. fermarsi un attimo a guardare. che poi passi lasci e vai ma qualcosa si dovrà pur trattenere. qualcosa dovrò pur salvare. qualcosa vorrò ritrovare quando sarà il tempo di raccontare. perché raccontare è un tempo lunghissimo e sedimentato. è un metatempo che serve a restare saldi sul tempo, senza batterlo, col ritmo nel sangue.

guardo desolata. non ho voglia. mi si gela il sangue se penso alla fatica, se penso che. devo iniziare, da qualche parte iniziare.

sospiro. braccia lungo i fianchi. giro improvviso su di me. uno, due, tre, stella!

lo sguardo si ferma lì su un biglietto triangolo. e sotto tanti altri colorati. ma sì, parto dai biglietti di auguri. li prendo uno a uno, li rileggo, ricordo.

e infine una frase di cesare pavese.

l’unica cosa al mondo è cominciare. è bello vivere perché vivere è cominciare, sempre, ad ogni istante.

grazie amica, grazie arkika. oggi inizio da qui. inizio dal riordinare le carte, dall’assegnare un posto ai pensieri, dai pensieri da scegliere, dall’amicizia femmina che ogni giorno mi sorprende e mi fa sorridere se penso a tutte le volte che parlano di odio fra donne.

action!

quello che succede a noi succede a tutti o solo a noi; nel primo caso è banale, nel secondo è incomprensibile.

fernando pessoa

***

io che oggi fosse il blog action day non lo sapevo, l’ho scoperto da sammy. questa mattina. condivido il principio dell’azione e condivido quello che ha scritto sammy, che l’ha fatto meglio di quanto saprei fare io.

però una cosa la dico.

sammybaby parla di apocalisse lenta come il pentimento, parla degli squilli di tromba berlusconiani che annunciano la realizzazione del ponte sullo stretto di messina.
così adesso i messinesi potranno almeno dormire sotto un ponte -grazie fratello-.

qualche giornale dice che la popolarità di berlusconi è ai minimi storici. e anche se non fosse vero, direi a gran voce emòbbasta. ma non a quel pover’uomo di silviuzzo che per me potrebbe cantare con apicella per tutta la vita fra un lifting e l’altro, fra una declarazione e l’altra sgranocchiando pillole blu. perché poi mica deve essere facile. io penso a quell’esatto momento che separa la battuta del grande capo dalla risata isterica di chi gli sta intorno. è una tristezza impressionante, una tristezza fotonica.
se io fossi un capo e mi accorgessi di questa tragica realtà e cioè che todos mi leccano al di sotto della vita, mi renderei conto di avere due strade: o cadere in depressione o diventare megalomane.

così io vorrei dare una spallata al berlusconismo e a tutti quei lessi che vivono all’ombra del potere di, dei soldi di e succhiano e succhiano. poi non ci si può arrabbiare se qualcuno dice: “adesso facciamo un bel gioco: allora, tutte le troie da una parte e i froci dall’altra…”

vabbè fatto sta che mi sono stufata di sentire che berlusconi sta su perché dopo c’è il nulla. ma quale nulla? ma chi l’ha detto? che ne sapete voi? che ne sapete di come andrà? come quando dicevano che il male è provvidenziale al bene, come quando dicevano che le stragi servivano per ristabilire l’ordine e la coesione sociale.
è come quando uno non si presenta all’esame perché non ha studiato tutto. pirla! ma io mi domando e dico chi -e voglio sapere chi- ha mai dato un esame sapendo tutto? chi ha iniziato un lavoro con le credenziali di come sarebbe stato dopo?

o come quando uno non ci prova nemmeno perché già pensa e se dopo mi dice di no? pirla egein! mica si può morire prima di vivere…ma questo l’ho già detto mi pare.

intanto manderei a casa berlusconi. come si fa con i bambini. un passo alla volta e poi si vedrà. non avere paura dai. c’è domani dopo oggi, per chi resiste.

p.s. che fine ha fatto scalfarotto -e un pensiero va al mio webbamico scorfano-, che fine ha fatto serracchiani in quanto serracchiani, che fine ha fatto de magistris? a proposito di de magistris, trovo solo articoli di libero e de il giornale che ne parlano male, forse questo è un buon segno.

p.p.s. mi scuso in anticipo con tutti gli omosessuali. c’è omosessualità e omosessualità. mi capite no?