non possiamo essere certi di niente

[ovvero è vero ma non puoi nemmeno essere certo che non capisca e forse non è il vero punto della questione. è altrettanto vero che non possiamo sapere in anticipo se faremo bene o male ma sappiamo benissimo se stiamo facendo bene o male.]

sapeva che vedevo poco. mi sporgevo sempre un po’ oltre le mie spalle per osservare meglio, come se la vicinanza mi aiutasse a capire. mi disse che se vuoi verificare qualcosa scientificamente devi osservare il fenomeno. ma il semplice guardare, alcune volte, il guardare, cambia il fatto. aggiunse “tu non puoi sapere cosa è successo nella realtà o cosa sarebbe successo se tu non ci avessi ficcato il tuo grosso naso. perciò non ha senso chiederci cosa è successo, guardare cambia il fatto.

sto dicendo che a volte più guardi e meno conosci”.

dovevo riconoscere che era abbastanza vero. una volta, distrattamente, invece di prendere gli occhiali, li gettai lontano con la mano. mi sforzavo di guardare dov’erano finiti, m’inginocchiai, portai gli occhi vicini al pavimento ma niente, non riuscivo a trovarli. poi chiusi gli occhi, la mia mente abbracciò lo spazio e ripercorsi i miei movimenti. sospirai. allungai la mano, in fondo alle dita afferrai gli occhiali.

mi parlava e riconoscevo immagini che non sapevo se erano vere, quando mi disse che si trattava di un principio, quello dell’indeterminazione e che nell’economia del discorso si riferiva a probabilità. ma già non gli credevo. poteva essere una disputa fra einstein e bohr e nutrivo forti dubbi su heisenberg. credevo piuttosto a ciò che diede l’opportunità a beethoven di comporre un’opera quando già era sordo.

mi disse che ci sono cose che non sappiamo e altre che non possiamo sapere, di rassegnarmi all’inconoscibile.

mi chiese di uscire a cena e più lo guardavo più non riuscivo a capire dove finisse la cena. forse non era un problema o forse sì. decisi che comunque l’argomento non m’interessava e declinai gentilmente l’invito. mi disse che credeva che fossi brava a giocare a poker. gli risposi che sì.

era un bel pomeriggio di fine estate, ed ero contenta di godere ancora di quella luce e quel verde. mi chiedevo quale fosse la verità. ero io o erano le cose intorno a me ad essere particolarmente attraenti?

succede che a volte parlo a voce alta mio malgrado o forse un tizio incrociò semplicemente i miei pensieri perché mi disse: “la verità, come l’arte, è nell’occhio di chi guarda”. aggiunse che avrebbe potuto continuare la citazione ma che preferiva dirmi la sua.

e in fondo io preferisco sempre che qualcuno mi dica la sua, indipendentemente dalla verità. mi ricordai che mia nonna difficilmente faceva domande dirette. le domande dirette servono per le bugie e il terreno è più tortuoso per arrivare a una sana conclusione, credo mi dicesse. non sapevo ancora se fosse vero, avevo più dimestichezza con le domande a bruciapelo ma forse lo erano solo per la mia lentezza. insomma il tizio mi disse la sua.

ognuno vede ciò che crede, tu vedi ciò che vuoi, io credo quel che so.

fui d’accordo sulla mia ignoranza e sul fatto che riuscissi a ritrovare la strada di casa oltre che un paio di occhiali.

[ammetto che alcune frasi sono citazioni da film. per la verità due. due film che ho visto e mi hanno lasciato un po’ a bocca aperta e io scema a fare il rewind per scrivere sulla moleskine i dialoghi. il resto è vita vissuta rimaneggiata. mi si perdoni se ho voglia in questi ultimi tempi di raccontare i fatti miei rimaneggiati come se fossero pasta di pizza. mi piace da morire la pizza. ecco. mi si perdonino anche certe lunghezze, cmq..]

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13 pensieri su “non possiamo essere certi di niente

  1. I Red hot dicono “the more i see, the less I know”. insomma, è la vecchia questione della fisica quantistica… a volte occorre non guardar da troppo vicino, perchè il diavolo sta nei particolari. Pensa alla bellezza di certi Impressionisti, sono così affascinanti perchè hanno un che di indefinito, non guardano, percepiscono… un po’ quanto la talpa che sono si toglie gli occhiali! 🙂

    ps: perchè un bacio è considerato più intimo di una penetrazio? perchè quando spatoli la lingua nella bocca di qualcun altro, ad aprire gli occhi, si è tanto vicini a qualcuno da vedere un mondo diverso… questa non so dove l’ho trovata nel bel mezzo del basso cervelletto.

  2. senti fulì visto che non hai cavato un ragno dal buco sabato o sei una cippalippa che parla quaquaraqqà o fra ieri e oggi me ne hai combinata una. ma dato che adesso mi chiamasti per dirmi vado a vedermi la fantascienza ciao io dico che la prima va bene. e vogliamo parlare dell’avatar su feisbuss? è inutile che fingi notte tumultuosa… 😉

    sco, il nostro fulì ha la poesia vogon insaid. se non sai cos’è la poesia vogon chiediglielo pure!

    kapa che abbia un gran culo è assodato! ma rosicate quando mi presento e sappi che ho avuto l’onore di essere invitata a un tavolo di maschi agguerriti. ho risposto che gioco solo con i soldi degli altri! 😀

    • insomma… che non si cavi un ragno dal buco non è cosa che nascondo, non posso mica essere sempre in modalità predatore h24 7su7! e che tra ieri e l’altro ieri ne abbia combinate di cotte e di crude non lo ammetterò mai! E poi – lo ammetto, vostro onore – la finzione è una mia funzione!

      ps: la poesia vogon è sempre sottovalutata!

  3. vedo che qui qlcno ha letto troppi romanzi olistici, facendo l’autostop su e giù per la galassia …

    attenti che la poesia vogon porta al suicidio …
    di chi ascolta.

    S.

  4. ecco allora sono a posto!
    ehi ma allora sei nella città eterna dove non vuoi stare a smaronarti perché vuoi tornare?
    guarda che lo dico pubblicamente! scusa per ieri! che pacco che t’ho tirato!

  5. sco speravo in un’illuminata spiegazione da parte di fulì e invece ti ritrovi la zia wiki. è che fulì ci allieta e ci sfantuma allo stesso tempo! 😀

    death cat ma dilungati, vediamo un po’ che esce da quella testolina lì

    fulì sottovalutata come te caruccio! ché non capisco proprio perché le femmine ti rimbalzino. è che iniziano sempre conquella frase: “ma com’è simpatico fulì…” eheheh credevate che valesse solo per le donne eh? ma tu sei bello -cià che lo dichiaro in pubblico, un po’ ruvidino nevvero?-

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