pagami

il telefono squillava sul tavolo. l’ho fulminato da lontano. mi sono alzata. in mano sembrava già bollente.

— pronto.

— ho bisogno dei soldi.

— non tutti, lo sai già. quanti?

— centoventi mila euro.

— chi l’ha detto?

— il mio compare.

— te li scordi.

— allora facciamo centomila.

— ehi siamo al mercato delle vacche?

ho sbattuto giù il telefono. dovevo trovare una soluzione e in fretta. un paio di jeans stirati male, una maglietta buttata sullo schienale della sedia andavano benissimo. ho messo a tracolla la borsa e ho inforcato la bicicletta. gli auricolari sparavano una canzoncina niente male. dovevo trovare quel tale. mi avevano detto che mi avrebbe aiutato.

ho bussato. sono entrata. si accomodi qui mi hanno detto. fare anticamera non è mai stato un problema. non ho aspettato a lungo. sapeva che sarei arrivata prima o poi.

— quanto ti hanno chiesto?

— centomila euro.

— ce li hai?

— sì.

— allora?

— è una questione di principio.

— voi donne avete un problema con le questioni di principio. prendi noi uomini, siamo più accomodanti, sappiamo trattare.

— le cose vanno fatte bene. non mi devono prendere in giro.

— quando capirai che tutto è monetizzabile.

— tutto?

— no forse non tutto, ma tutto è trattabile.

— come con le prostitute.

— si dice che loro sappiano il prezzo giusto.

— sicuramente sono oneste.

— voi donne vi date sempre contro, è come se doveste dimostrare che valete, che vi meritate tutto. ma chi non si merita qualcosa? ognuno faccia il suo gioco. tratta e cerca di ottenere il meglio per te.

me ne sono andata. avevo capito cosa dovevo fare ormai. aspettare e giocare di fino. non era una questione di principio. non sopporto quando mi chiamano puttana senza motivo.

ho appoggiato le chiavi sul comodino. c’era odore di buono. credo che fossero uova. uova con i porri.

— se apri il frigo trovi del vermentino.

— prendo due bicchieri.

ci siamo seduti. la musica in sottofondo riempiva i silenzi.

— gli uomini non hanno coraggio di dare credito alle donne.

— la società è maschile, non te ne sei accorta?

— è lo stesso presupposto che distingue fra donna facile e uomo figo?

— anche. dai si sa. per una donna è più facile farsi qualcuno, troverà sempre un uomo disposto a farlo. l’uomo ha più difficoltà.

— è inutile attaccarsi ai cliché quando non si sa cosa dire. come se fosse facile trovare qualcuno per cui vale la pena, tanto per cominciare.

— allora sarà che vi temiamo.

— temete solo la mamma. è per questo che ci tenete sotto controllo morale?

— guarda che siete più voi a farvi la morale.

— come se non fossimo tutti nella stessa barca. indecise, pie e lacchè.

mi ero stufata di questa ipocrisia sociale che ci vuole sempre donne in lotta fra loro, quando l’uomo è in lotta con se stesso. ho preso in mano il mio calice e mi sono alzata dal tavolo. mi mancava l’aria. ho aperto la finestra. qualcuno passava sotto. qualcuno rivendicava qualcosa alle donne. ero ancora chiusa nei miei pensieri, quando mi è arrivata la sua voce.

— ammettilo siete le prime a demonizzare le prostitute e il guadagno.

— tutte le volte che pronunciate la parola puttana avete un problema.

— siete voi che non volete monetizzarvi come se foste escluse dai giochi.

— guadagniamo da troppo poco tempo e chi lo fa da sempre sa il suo prezzo. forse questo ci disturba.

— vi spaventa sporcarvi.

— sappiamo gestire meglio i soldi, forse è per questo che preferiscono che li spendiamo. ci consente di non avere niente.

— ancora con quella menata della stanza tutta per sé.

mi sono voltata per guardarlo. chissà se era il caso di parlare.

— non ti accorgi mai che la passione non è monetizzabile né trattabile. ad esempio dovresti mettercene di più in quelle uova.

sembrava sorridere.

— pagherai?

— troverò un accordo. sui soldi sì.

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2 pensieri su “pagami

  1. ehm amica… a parte che non ho capito ma forse t’ho fatto fare confusione.
    la conversazione di cui ti ho parlato c’è ma è tutto diverso quello che ho scritto. è che ero stufa ieri notte delle cose scritte con un certo qual moralismo o di dire cose giuste o della captatio benevolentiae o. pensavo a gondry, pensavo che non riuscivo a dormire e allora ho fatto sta cagata! ma c’è dentro tutto. è che non volevo venisse fuori in modo chiaro quello che ci eravamo dette e che ci aveva fatto piacere. dai farò un post piacione più avanti.
    quindi no le uova con i porri non le ho mangiate purtroppo.

    certo che non si dovrebbero mai svelare certe cose. ma tanto..

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