peripatetiche, anche no

la mia amica aveva perso l’amore. non esattamente una persona, non esattamente un sentimento. le si erano spenti gli occhi. né il sole della grecia, né le farfalle fra i colonnati, né le sere spese a ridere, le avevano ridato i suoi occhi neri.

sto bene, mi disse appena la rividi. va bene tesoro, le risposi. è che mi sono riposata, replicò. sì le dissi.

poi. succede che, come il vento scompiglia i capelli, i suoni portano a noi voci lontane. prima quelle amiche, e forse prima ancora voci antiche, voci il cui timbro sappiamo ricondurre alla felicità. sono voci che a volte lasciamo distese sopra un prato di margherite a grattarsi la pancia. improvvisamente riposate, con un guizzo di divertimento, si alzano e cominciano a correre, talvolta roteando le braccia in aria, per infilarsi in labirinti e viottoli tortuosi mentre le senti gridare dai corri!

è così che anch’io ho fatto un pezzo di strada con quei capelli scuri cercando i suoi occhi neri. è un tragitto relativamente breve, porta dal lavoro al pranzo e ritorno.

in questi giorni fra l’una e le due del pomeriggio, potevate vedere due donne camminare serene, una con un libro di poesie in mano, mentre rubava qua e là qualche verso inframezzato da un senti questo, mentre l’altra ascoltava attenta e dirigeva a strattoni l’amica per evitarle di rovinare a terra e soprattutto di pestare le cacche dei cani sui marciapiedi. un po’ pareva di giocare a scacchi.

abbiamo letto patrizia valduga, poi cesare pavese. non so se erano giuste ma eravamo sulla via del ritorno. certo non per merito di questi passi. a volte il ritorno è come quello che dice giorgio caproni. sono tornato là / dove non ero mai stato. / nulla, da come non fu, è mutato. / sul tavolo (sull’incerato / a quadretti) ammezzato / ho ritrovato il bicchiere / mai riempito. tutto / è ancora rimasto quale / mai l’avevo lasciato.

forse, a volte abbiamo bisogno di una guida come questa: mi ero perso. annaspavo. / cercavo uno sfogo / chiesi a uno. “non sono”, / mi rispose, “del luogo.

Annunci

12 pensieri su “peripatetiche, anche no

  1. E’ vero, di guide “poetiche” dovrebbero essercene sempre di più. Il vero compito della poesia dovrebbe essere proprio questo. E ognuno di noi dovrebbe essere più propenso a farle proprie. Come per esempio la Jana Cerna, che adoro:

    “In culo oggi no
    In culo oggi no
    mi fa male
    E poi vorrei prima chiacchierare un po’ con te
    perché ho stima del tuo intelletto
    Si può supporre
    che sia sufficiente
    per chiavare in direzione della stratosfera”
    (21-12-1948) di Jana Cerna

  2. esatto amico pare che tu abbia colto nel segno. sta cerna a virglio gli fa una pippa però!
    sono state le pallavoliste di oggi a darti tutta sta verve? guarda che non ti combino con la tipa dell’altra sera neh!

  3. La poesia italiana del 900 è il mio cibo preferito di fine estate. Proprio ieri ho ravanato nell’angolo poesia di una Feltrinelli rinnovata e nell’angolo “scogliera” della biblioteca materna.
    Una mamma lettrice è una finestra sul mondo.

    Hasta la poesia, siempre,

    Sco

  4. hasta scogliera a picco sulla poesia rigenerante.
    che bel vento che entra da quella finestra.
    bentornata!
    se sei dalle tue parti natie ma che ti costa salire quassù? dai che si va a trovare la virgh qui a dx!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...