Ti ho chiamato fratello ma forse mi sto un po’ sul cazzo

È curioso che una donna medico mi abbia incitato a leggere un libro la cui quarta di copertina riporta queste parole di Luca Doninelli:

“C’è una cosa su cui siamo completamente d’accordo. Se le nostre dottrine sono (in parte) diverse, esiste qualcosa che eccede le dottrine: le nostre persone. Non siamo due persone speciali, ma non siamo nemmeno due semplici rappresentanti di religioni diverse. E poi amicizia vuol dire perdono, è inevitabile. In tutti questi anni Naghib e io ci siamo dovuti perdonare a vicenda molte volte, spesso per sciocchezze, talora per ragioni serie: e niente matura l’idea della propria unicità come il bisogno di essere perdonati e il coraggio di perdonare”.

Proprio qualche anno fa, io e un’altra donna medico non ci siamo perdonate alcune banalità basate sul nulla per poi lasciare alla pigrizia, all’orgoglio e al timore del non detto, il proseguire di una lenta e inesorabile erosione di quella che tanto tempo prima veniva chiamata amicizia.

Cosa mi spinge a non tornare da lei?

Forse quella stessa cosa che ci spinge a non incontrare gli altri, la stessa cosa che spinge il dilagare della lega e un certo imbarazzante razzismo, forse l’inequivocabile paura di sé.

Perché come dice Doninelli, in quel libro che mi è stato messo fra le mani, “non è vero che per  superare le barriere culturali sia necessario rinunciare a una parte di sé. Bisogna, piuttosto, fare la fatica di conoscere davvero se stessi”.

Detto questo, vorrei ricordare ai correttori di bozze della Garzanti e alla Garzanti stessa che se stessi si scrive senza accento sul se e che trovarlo per ben due volte nello stesso libro, mi fa dire che poi non so mica se si tratta davvero di un refuso…

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2 pensieri su “Ti ho chiamato fratello ma forse mi sto un po’ sul cazzo

  1. evidentemente i correttori di bozze della Garzanti sono degli ingegneri!

    il sospetto è quindi che ci sia un complotto mondiale degli ingegneri per sovvertire l’ordine culturale mondiale.

    e dal momento che l’intensità del Perdono non si può misurare, questo post non ha ragione di esistere e nottetempo verrà cancellato dal diavoletto di Maxwell.

    fortunatamente esiste sempre la Memoria, per cui nella peggiore delle ipotesi finiremo come i protagonisti di Fahrenheit 451.
    evvai di Acutil Fosforo!!!

    evabbuò, ha ammazzato il gatto,
    fortunatamente ce ne sono altri 6.

    Schroedinger

  2. ahahahah solo perché ti ho scoperto per un apostrofo! galeotto fu l’apostrofo e chi lo scrisse! 😉
    cmq sì, gli ingegneri si riconoscono lontano un miglio, persino quando respirano, ché quando respirano si annusano l’alito e la temperatura! 😀

    altre 6? e come ti si sopporta? vabbò vedrò di dare il meglio di me!

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