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Ti ho chiamato fratello ma forse mi sto un po’ sul cazzo

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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È curioso che una donna medico mi abbia incitato a leggere un libro la cui quarta di copertina riporta queste parole di Luca Doninelli:

“C’è una cosa su cui siamo completamente d’accordo. Se le nostre dottrine sono (in parte) diverse, esiste qualcosa che eccede le dottrine: le nostre persone. Non siamo due persone speciali, ma non siamo nemmeno due semplici rappresentanti di religioni diverse. E poi amicizia vuol dire perdono, è inevitabile. In tutti questi anni Naghib e io ci siamo dovuti perdonare a vicenda molte volte, spesso per sciocchezze, talora per ragioni serie: e niente matura l’idea della propria unicità come il bisogno di essere perdonati e il coraggio di perdonare”.

Proprio qualche anno fa, io e un’altra donna medico non ci siamo perdonate alcune banalità basate sul nulla per poi lasciare alla pigrizia, all’orgoglio e al timore del non detto, il proseguire di una lenta e inesorabile erosione di quella che tanto tempo prima veniva chiamata amicizia.

Cosa mi spinge a non tornare da lei?

Forse quella stessa cosa che ci spinge a non incontrare gli altri, la stessa cosa che spinge il dilagare della lega e un certo imbarazzante razzismo, forse l’inequivocabile paura di sé.

Perché come dice Doninelli, in quel libro che mi è stato messo fra le mani, “non è vero che per  superare le barriere culturali sia necessario rinunciare a una parte di sé. Bisogna, piuttosto, fare la fatica di conoscere davvero se stessi”.

Detto questo, vorrei ricordare ai correttori di bozze della Garzanti e alla Garzanti stessa che se stessi si scrive senza accento sul se e che trovarlo per ben due volte nello stesso libro, mi fa dire che poi non so mica se si tratta davvero di un refuso…

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2 commenti

  1. The quantum death cat ha detto:

    evidentemente i correttori di bozze della Garzanti sono degli ingegneri!

    il sospetto è quindi che ci sia un complotto mondiale degli ingegneri per sovvertire l’ordine culturale mondiale.

    e dal momento che l’intensità del Perdono non si può misurare, questo post non ha ragione di esistere e nottetempo verrà cancellato dal diavoletto di Maxwell.

    fortunatamente esiste sempre la Memoria, per cui nella peggiore delle ipotesi finiremo come i protagonisti di Fahrenheit 451.
    evvai di Acutil Fosforo!!!

    evabbuò, ha ammazzato il gatto,
    fortunatamente ce ne sono altri 6.

    Schroedinger

  2. neru ha detto:

    ahahahah solo perché ti ho scoperto per un apostrofo! galeotto fu l’apostrofo e chi lo scrisse! 😉
    cmq sì, gli ingegneri si riconoscono lontano un miglio, persino quando respirano, ché quando respirano si annusano l’alito e la temperatura! 😀

    altre 6? e come ti si sopporta? vabbò vedrò di dare il meglio di me!

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