Sul camiòn

C’è stato un periodo che mi pareva di vivere le pagine dei ragazzi della via Pál. Ero ragazzina allora.

Passavo tutte le estati nella campagna in provincia di Padova, in un quartiere che contava quattro vie, una lunghissima e sinuosa in mezzo alle case.

Le vie erano interne e frequentate solo da chi ci abitava, perciò ci passavamo tutto il tempo a giocare. Mi ricordo una volta una gara di biciclette. Un bambinetto mi urtò e col parafango arrugginito della sua bici mi squarciò il polpaccio. Dissi oh cavolo. Ritornai a casa, lo feci vedere a mia zia che disse solo oh accidenti, dovremmo andare al pronto soccorso. Fu così che ci incamminammo verso l’ospedale. Non ci misero molto a rimettere tutto a posto. Una volta a casa chiesi a mia zia posso tornare a giocare? Lei mi disse .

Giocavamo dalla mattina, fino alla sera. Palla guerra, gare di bicicletta, nascondino, caccia al tesoro, gavettoni e quando faceva troppo caldo si disegnava. Prendevamo dei fogli bianchi. Ognuno ci faceva sopra degli scarabocchi e poi da quegli scarabocchi bisognava elaborare un disegno credibile. I migliori di noi in quel gioco, poi, sono diventati designer o architetti.

Se facevamo troppa confusione, le signorine ci richiamavano all’ordine. Erano due sorelle che erano sempre vissute da sole in compagnia di un gatto. Uscivano dalla porta di casa e dicevano a qualcuno di noi bambini state facendo troppo chiasso. Noi non protestavamo mai. I nostri genitori ci avevano detto che dovevamo essere gentili con loro, che non erano abituate alla confusione. Allora noi rispondevamo va bene signorine. Così le chiamavamo: Signorine. Avevano più di sessantanni.

Poi alle sette di sera arrivava mio zio su un camion col cassone fisso. Erano urla di gioia. Gli andavamo tutti incontro, lui ci prendeva uno a uno e ci faceva salire. I più grandi no, ci saltavano su. A turno c’era chi stava accanto a lui alla guida e chi si sistemava sul cassone. I più grandi in piedi attaccati alla cabina, i più piccoli seduti lungo tutto il perimetro. Una volta sistemati, lui metteva in moto e ci faceva fare il giro del quartiere e della piazza. Essere grandi voleva dire prendere il vento in faccia e stare attaccati con una sola mano. Quel giro era la fine del pomeriggio. Una volta terminato, sapevamo che dovevamo rientrare a casa per cena. Quando i piatti erano lavati e la tavola sistemata, correvamo tutti di nuovo in strada a giocare, finché il sole se ne andava. Allora uscivano le Signorine e ci dicevano ragazzi è ora di smettere. I piccoli tornavano a casa e i grandi si sedevano sugli scalini a parlare finché qualche genitore li andava a chiamare.

Era bellissimo allora. E la cosa più bella era quel giro sul camion. Mio zio ci teneva moltissimo, tanto quanto noi. Me l’ha ricordato questa domenica che ero a casa sua. E parola dopo parola, immagine dopo immagine, ci siamo lasciati andare ai racconti e agli aneddoti. Mio zio adorava i bambini del quartiere. Lui che figli non ne ha avuti mai, è stato sempre circondato dai bambini. Oggi compie gli anni. Ne compie 75. Oggi ha un orto e per cena mi ha preparato il melone, i pomodori e le verdure che aveva appena raccolto. Nel bicchiere dell’ottimo vino. Non c’è cena senza del buon vino artigianale. Mi ha promesso che ad agosto quando torno a trovarlo, m’insegna come si coltivano i meloni.

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8 pensieri su “Sul camiòn

  1. un ricordo così dipinto bene che scalda il cuore!
    mi passerai i consigli dello zio che i meloni del mio orto sono gran belli da vedere e gran schifosi da mangiare!!!
    Una curiosità: le signorine di cui parli erano loro?

  2. kapa ma noi siamo giovani dentro. e poi è una vita che dico di essere vecchia. mo’ cambio. io SONO giovane! sono contenta se ti sei emozionato.

    sì normale

    lo so willy. già aria di casa! 😉

    night sicuro che te li passo. i suoi sono belli e buonissimi, ma buonissimi davvero. la sai la storia della cuna a dorso d’asino?
    oh, uguaglie proprio proprio! sono ancora qui che mi rotolo dal ridere

  3. 😀 lo sapevo che t’avrei fatto riderissimo!!!!!!!!!!!rido pure io da che t’ho messo il link..

    (che cuna?che dorso?che asino?)

  4. non l’asino della stalla di duemila e passa anni fa! il terreno dove li pianti deve essere un po’ rialzato così drena l’acqua! capì?
    vabbè ti farò vedere ma poi quando imparo ti dico meglio, eh!

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