le grande macabre

il mio disordine l’aveva detto. se sei a roma vai a vedere le grand macabre. e io ci sono andata.

la scena occupata da una donna enorme. le vedevi la testa, la mano, il piede accasciato, il sedere e le budella.

le_grand_macabre_img_spettacolo_oriz
una bambolona biotta di diciassette metri, un agonizzante gesso umano come quelli di pompei destinato a ruotare su se stesso e a mettersi completamente a nudo per raccontare la paura della fine del mondo.
d’altro canto nekrotzar, il grand macabre, l’aveva annunciata questa fine che ti chiedi se sarà eterna e avrà pietà per qualcuno. dice che non vi sarà scampo né per i buoni né per i cattivi.

Nueva imagen_le gran macabre

pareva ti parlassero con le parole di lorenzo de’ medici “chi vuol esser lieto sia del doman non c’è certezza…perché ‘l tempo fugge e inganna”, o che ti scorinassero i versetti del qoelet per dirti che tutto è vanità, che vi è una sorte unica per tutti, che polvere siamo e polvere torneremo e che comunque abbiamo la presunzione di essere polvere di stelle. ma che tutto in fondo è un inseguire il vento.

la donna grande continuava a trascinarsi e quella piccola le ha urlato: viviamo o non viviamo? al gong, il tempo sarà?

non ha risposto. il primo tempo era finito. una maschera mi ha portato in un palchetto tutto mio per capire meglio.

ho visto allora ogni cosa uscire dalla bambolona, in molti sono entrati, altri l’hanno trapassata. tutti erano delle maschere o delle macchiette.
un gran macello, un gran macabre.

qualcuno ha detto:

nessuno sa la sua ora, e quando verrà allora sarà.
così la donna si è alzata, si è asciugata il viso e ha sorriso allo specchio. chissà cosa ha visto.

il tema è banale? forse. anche il fatto di sapere che tutti moriremo pare una banalità, ma nekrotzar ricorda che non è più banale quando realizzi che non hai la minima idea di quando sarà e che in fondo passi più tempo a pensarci di quanto sarebbe legittimo. asciugati quel viso, intima, e smettila di strisciare sul pavimento.
insomma al teatro dell’opera di roma ci sono andata una sera di sole, quando a milano pioveva, ci sono andata a vedere l’opera del compositore di origine ungherese györgy ligéti, “le grand macabre”, nel nuovo allestimento della monnaie di bruxelles, coprodotto con english national opera di londra, gran teatro del liceu di barcellona e teatro dell’opera di roma -appunto-, il tutto a cura della compagnia teatrale catalana d’avanguardia la fura dels baus.

mi spiace. non ci sono altre repliche in italia. mi spiace davvero.

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9 pensieri su “le grande macabre

  1. fighissimo!!!
    brava Neru, grande post.
    Anyway se vuoi farti un’idea di come potrebbe essere la vita sapendo la data della propria morte ti consiglio Preghiera per un amico, di Irving che è il suo secondo libro che preferisco.
    “C’è un posto per noi lontano lontano, ma oggi è più vicino di ieri.”

  2. prc: perché sei in incognita? e cmq dovevo compensare il fatto di non aver visto quella mostra lì!

    @fulì: amico, tu sei meraviglioserrimo per me. sei un signore. ecco, lo dico e giàssai. sta frase me la scrivo sul muro. sallo! e va bene per il libro, ma lo metto in coda occheio?

    @scogliera a picco sulla modernità catalana: sono catalanissimi e fichissimi e all’avanguardissima. la foto non rende minimamente quello che ho visto. cmq si tratta di opera lirica ma val bene un passaggio sulle seggiole del teatro.
    ho una domanda per te. anzi due. ma chi ha fatto la crema catalana? com’è stata la festa di san juan ieri? quadrilatero sicuramente vorrà sapere se ci sono stati i fuochi d’artificio! 😀

  3. Sembra interessante e ad impatto,da come l’hai descritto!
    Certo il tema può sembrare banale e scontato,ma sembra trattato in un modo totalmente nuovo!

  4. super impatto cara normale nella tua normalità. ecco c’è da dire che la tua normalità verrebbe scossa. ma sarebbe di assestamento, direi.
    sì, totalmente nuovo 🙂

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