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se alice dice che problema c’è [parte 2]

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

altri

uh eccomi!
sono tornata. di solito riesco a scrivere in vacanza ma tutto il tempo per aggiornare il blog è stato sprecato dal mio passo lento. mi sono fregata così. e proprio dal piede affaticato, mi sembrava di dover ripartire.

dunque. camminare mica potevo tanto, allora elis ha detto no problem baby, ho la tessera per il bike sharing.
il bike sharing è una cosa bellissima. tu acquisti a cinque euro una tessera magnetica che si ricarica. per ogni mezzora che usi la bici, paghi cinquanta centesimi. e vai dove vuoi. sembra una cosa complicata e costosa. ma non lo è. sembra una cosa che nel traffico di roma ti ci potresti ammazzare. ma non lo è. chi ti potrebbe ammazzare è solo uno, lui, l’unico: il pedone. i pedoni stanno ovunque: in mezzo alla strada, sui gradini, in mezzo al marciapiede e sopra il muretto, ma soprattutto davanti alle porte quando devi uscire ed entrare. soprattutto non passano sulle strisce, anche se invitati a farlo ma si lanciano in pericolosi attraversamenti nei posti più pericolosi che manco il suicida più efferato sarebbe disposto a tentare.

comunque, io ed elis, accompagnate dal nostro scudiero piolo, siamo partite una sera di giugno alla conquista di roma.

da torre argentina al ghetto, circumnavigando la fontana delle tartarughe, ci siamo fermati su un ponte accanto al teatro marcello, fra una sonata al pianoforte a quattro mani e un tramonto da favola. fontana delle tartarughe

abbiamo solcato le strade per approdare all’isola tiberina. l’abbiamo scampata bella, ché volevamo vedere un posto ma ci hanno chiuso le porte in faccia, e a me pareva di aver visto la mano di circe chiudere la porta. concerto al teatro marcello

è stato allora che siamo trapassati a trastevere, con acclami di gioia e tripudio: un vecchio mi ha dato una pacca sulla spalla, un altro mi ha urlato “ma quanto sei europea”, altri hanno sorriso, altri ancora si sono commossi dicendo “bravaaaa”. è stato un bel momento. tutto per stare in sella a delle comodissime bici verdi. è per questo che dopo aver aiutato due turisti milanesi che mi avevano scambiato per romana, abbiamo dato credito al coro arcobaleno a santa dorotea, per finire col mangiarci un paninazzo a campo dei fiori.

insomma il fatto è che me ne sarei dovuta stare a casa e invece no. c’è sempre un’alternativa possibile. una strada praticabile se la sai trovare e ci sono amici che mai ti saresti aspettata. da quando ho aperto il blog è stata sempre una continua scoperta, una continua meraviglia, e io che pensavo che fosse tutto un grande bluff. sta partita mi sta piacendo davvero. e per quanto mi riguarda ho vinto la mia mano, il piede no è ancora un po’ sciancatello, ma kapa dice che sono un rottame, che appena mi muovo faccio danni.

come l’altro giorno che sono entrata nel negozio del giornalaio e lui forse voleva chiudere o forse si è indispettito perché poi alla fine non ho preso nulla, così quando sono uscita, la saracinesca proprio non l’ho vista. si è sentito un botto e una bionda che ha urlato un porca boia. il giornalaio ha scosso la testa, la gente seduta ai tavoli si è fatta una grassa risata e tutto è finito in gloria.

poi è finito in gloria pure quel giorno lì, quello delle biciclette. le abbiamo posate e siamo tornati in autobus, mica in taxi come i vips. ché poi si perderebbe la poesia che sta nel cuore pulsante della città. insomma sull’autobus c’era un tizio sulla sessantina, caschetto sfrangiato ossigenato, la camicia aperta sul petto villoso e sui catenacci dorati che cingevano il collo. questo signore, prima ha ascoltato i nostri discorsi poi si è introdotto con grazia e come uno spadaccino di fioretto, ha pronunciato queste testuali parole: “andreotti era un fijo de na mignotta ma almeno se ricordava de noi, qualche briciola c’a-ha dava, ma sti qua manco pe’ gnente, se fanno solo li cazzi sua, nun guardano in faccia a nessuno, se fanno ricchi pure coa pensione nostra. ce l’hanno messa diretamente in quer posto e manco ce semo accorti”.

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2 commenti

  1. gap ha detto:

    non c’è niente da fare, roma è sempre divertente..
    claudicanti o no..
    🙂

  2. neru ha detto:

    città eterna si dice infatti.
    anche tu a spasso neh? com’era vienna?

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