la felicità e il dolore dell’uomo comune

A me pare, per quella che è la mia esperienza, che una cosa bella porti sempre una cosa brutta, che a una felicità si accompagni un dolore.

Non ho mai capito se è stata l’influenza di mia zia che mi diceva, nel momento stesso in cui eravamo al culmine del nostro ridere, tanto ridere porta tante lacrime. Quando mia zia sentenziava ‘sta cosa, io mi fermavo un attimo, a volte dicevo uh!, a volte pensavo azz!, poi ci guardavamo e dicevo la mia: vabbè ma chi se ne frega, intanto ridiamo. Ed è sempre stato così.

Finisce sempre che me ne accorgo di questo alternarsi di belle opportunità e sfighe e della loro correlazione.

Ora questa cosa avviene più o meno in tre modi.

  1. a periodo di grande felicità segue periodo di grande sfiga;

  2. a momento di riso e felicità segue breve momento di malinconia, secondo me dovuto più alla mancanza dello stato di eccitamento della felicità;

  3. commistione e alternanza di riso e pianto, felicità e dolore tutto nello stesso momento.

C’è da dire che il dolore può essere sia fisco che spirituale, la felicità no: solo spirituale. S’è mai visto qualcuno dire uh, come sto bene fisicamente, se non per contrasto? Tipo gli atleti che non hanno acciacchi e una gara in vista dicono sto bene; ma della felicità fisica raramente ci si accorge.

Tutto questo per dire che in questo fine settimana mi sono trovata nella condizione tre, e il mio dolore è stato tutto ed esclusivamente fisico. Devo dire che il dolore non mi ha diminuito la felicità, me l’ha solo fatta percepire in un modo un po’ diverso.

Della felicità parlerò nei prossimi post. Comunque sto notando che ultimamente passo dei gran bei week-end felicità e alè.

Del dolore fisico dirò ora. Veramente non è che ci sia molto da dire. Mi sono fatta male e stop.

A parte un dolore intra budellare che ti lascia un forte senso di nausea e uno spaesamento spazio temporale che ti rende difficile comprendere pure la lingua italiana, sono caduta da un marciapiede.

Ebbene sì.

Scarpa normale con tacco medio e grosso, dunque stabile, marciapiede sconnesso, me ne tornavo a casa carica di roba, appesa alle mani, alle spalle e al braccio. Capita. Stavo facendo le grandi manovre di pulizia. Sono riuscita a rimediare al primo passo falso ma al secondo, la stanchezza, il peso, la decisione istantanea se cado non mi rompo se piego il piede magari sì, sono caduta. Ho mollato o lanciato tutto e sono volata in avanti, il polso destro ha fatto derapage sull’asfalto della strada e il ginocchio sinistro ha fermato la corsa sul marciapiede. Mi permetto di dire con classe, la stessa che ho profuso nell’alzarmi, quando ben tre persone mi si sono avvicinate spaventate. Devono aver pensato che solo le vecchiette cadono dai marciapiedi, mi volevano dare da bere qualcosa. Ma io elegantemente ho detto no grazie, sanguinante ho raccolto le mie cose e mi sono avviata al cancello. Certo poi a casa ho urlato ma porca puttana, ma a quel punto tutto bruciava.

Comunque, in questo fine settimana ho usato bende, pantaloni per nascondere e ci ho camminato su, ballato su, l’unica cosa che non sono riuscita a fare è stato scrivere -anche se adesso ho trovato la posizione del braccio e uso di più la mano sinistra-. Insomma mi pareva tutto sotto controllo. Poi stanotte ho finalmente dormito dodici ore -era dalla settimana scorsa che dormivo fra le quattro e le cinque ore- e devo ammettere che adesso mi fa tutto male. Oggi è il giorno del risveglio dei sensi. Ahi!

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9 pensieri su “la felicità e il dolore dell’uomo comune

  1. ad occhio direi che esiste anche una sorta di piacere fisico, quando si sta bene, esempio se si è al caldo, senza un cazzo da fare, con una bella musica nelle orecchie e tempo per il dolce far nulla …è una sorta di felicità anche questa. Non paragonabile con la felicità spirituale, sure, ma anche quella prettamente fisica c’è e fa star bene. O almeno, per me è così. E pure la malinconia post divertimento direi che può far parte della felicità più che della tristezza, è un po’ come la sigaretta post coitus 🙂 si è sempre malinconici quando una bella cosa finisce, e per fortuna che anche essa c’è… pensa un po’ se si potesse essere sempre e costantemente felici, su di giri, calienti… sarebbe da impazzire… invece ci sono anche i momenti di calma piatta… la felicità si smorza e ci si quieta.
    Infine, e mo’ smetto che mi dici che sono prolisso, commistione di riso e pianto… forse capita quando si è “parzialmente” contenti, siamo in un momento positivo, ma sappiamo che qualcosa potrebbe andare meglio, che ci potrebbe essere ancor più felicità… mammma miaaaa… quante cavolate parapsicosomatiche che ho detto… va be, cià!

  2. Anch’io mi sono fatto male. Mi sono alzato dalla mia sedia della mia scrivania e mi sono devastato un ginocchio. Ancora non so se i legamenti o il menisco; comunque una cosa che uno si dovrebbe fare saltando con l’asta sopra un burrone di 100 metri di profondita quando è assalito da un branco di leoni e di tigri. Non alzandosi da una sedia… A meno che non sia l’età, ovvio.

  3. Volevo chiamarti appena ho capito cosa ti era successo. O almeno sincerarmi via sms delle tue reali condizioni. Giuro, non per prenderti per il culo. Mai.
    Ma poi ho letto che hai dormito 12 ore.
    Io li odio quelli che dormono 12 ore filate o al massimo si svegliano alla nona ora per fare la pipì. Perchè io ci impiego quasi una settimana a dormire 12 ore.
    Secondo me quelli che (poi) dormono 12 ore a volte può capitare che cadano dal marciapiede (prima).
    L’importante è che tu adesso stia bene e prometta pubblicamente di non dormire mai più così tanto…

    Un bacio 😉

  4. @gap: totano!
    sì in effetti frano.. 😦

    @fulì: infatti scrissi che non è facile accorgersene perché troppo spesso si dà per scontata… ciccio c’hai la primavera e ny che t’aleggia… 😀

    @lo scorfano: tu hai visto troppi indiana jones mi sa!

    @kapa: senti bello mica è colpa mia se rosichi! e ti voglio dire che sono 12 ore filate e che anche se sono donna non ho bisogno di alzarmi per fare la pipì. alla dodicesima ora ho tutto il tempo per aprire un occhio poi l’altro, stiracchiarmi dire buongiorno mondo cosa è successo? allungarmi, sonnecchiare ancora un po’ e dire occhei allora adesso con calma mi alzo…perché credi che sia così bella? 😉

  5. Nerulì!!!anche a casa mia spesso si dice “ul trop rit al va in pianccc” ma io rido lo stesso che per piangere c’e sempre tempo!!!E poi è così bello dividersi la felicità!!
    Come vanno gli acciacchi??son contenta che hai dormito 12 ore filate…non è che mi sentissi in colpa 🙂 però…………………in ogni caso ho recuperato il sonno pure io!!

  6. @kapa: bah per me è una questione di sopravvivenza. quando ho sonno: sono come ubriaca, casco e mi faccio male…è un fatto! 😉
    ciao uomo lupo, ci si sente per la luna piena neh?

    @night: madò sono un fiore! a dire il vero sono tre giorni che vado ripentendo domani sarò un fiore…

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