state of mind

[     ]

[esempio? esempio]

[sospesa senza nuvole. senza punti di riferimento. le braccia aperte in assenza di gravità servono solo a percepire il senso dello spazio. chiudo gli occhi. sospesa -senza perché- mi vedrai.]

[esempio? esempio]

[ieri. in una strada di milano che non frequento mai, ad un orario che non frequento mai. gli occhiali scuri a proteggere tre dita, posticipando carisma e sintomatico mistero.  passa una ragazza bionda. alla fine delle sue mani un passeggino e dentro, lei in miniatura con frangetta e capelli corti. mi guarda la ragazza con i capelli lunghi, mi dice qualcosa sottovoce. i miei occhi le chiedono ti conosco? lei fa sì con il capo. nove anni. non ci vediamo da nove anni. lei ora abita in brianza ed è da un anno che non viene a milano. non passo mai di qui, mi dice. poi. mi deve ripetere due volte il nome di sua figlia, tre volte l’età della bambina, due il posto dove abita ora, quattro volte gli anni che sono passati, due volte dove abitava prima. mi chiede lo sai come mi chiamo, vero? sì, dico. no, non lo so. devo aver indugiato nel dirlo, ché le bugie non mi riescono tanto bene, ma è troppo forte il bisogno di non offenderla. sorridendo me lo sussurra. scusa vorrei dirle, mi posso concentrare solo sul qui e adesso. passato e futuro mi sfuggono. troppo bianco. tutto troppo.

allora che cavolo ci siamo scambiate il cellulare a fare? il cellulare trabocca di numeri nati morti.]

[esempio? esempio]

[l’afa m’ammazza, il caldo m’assonna…]

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12 pensieri su “state of mind

  1. @gap: picciriello, ché stai a invecchià?
    …se sapessi come si vive l’estasi che a me hanno raccontato solo quella delle sante e mi fa paura!

    @didg: no non tanto direi amica… mi sfugge tutto…

  2. Perchè hai paura del bianco? è un foglio su cui puoi disegnare e con un po’ di bianco ricancellare… è l’infinito delle possibilità e delle non-possibilità. è la realtà forse, o forse il caso. e -perchè no- il destino.

    è il mio colore, poi. e mi hanno detto che non è un colore, allora non sarò una persoanlità. Malleabile e influente. “subdolamente manipolatrice” mi ha apostrofata un professore poche settimane fa, e io l’ho preso come complimento.

  3. @elis: esatto. come dice il tuo baricco bisognerebbe avere le infinite possibilità che stanno dentro ai tasti di un pianoforte, non di più.
    io odio la scolorina, piuttosto una riga nera su!
    cmq, era assolutamente un complimento, mi sa che l’hai spaventato

    @fulì e il poeta in erba che c’è in te: uè fa troppo caldo anche per rollare la paglia…

  4. Spaventato no, ma me l’ha detto con uno sguardo complice… poi ha aggiunto che sarei più brava se lavorassi con gli adulti, che i bambini ragionano.

  5. Come l’hai descritto,sembra un incontro ravvicinato del terzo tipo!;)
    Ma esiste il colore “troppo bianco”?!C’è il bianco,ma il troppo bianco nel mio cervello non esiste!Come qualsiasi colore che viene classificato troppo!Un colore è quel colore,non è troppo!:-D

  6. @elis: uh! allora è una sfida in più per te! io seguirei il tuo istinto…chi se ne frega se un cattedratico ti dice dove saresti più brava…in fondo, davvero, non lo sa nemmeno lui…

    @normale: non è il colore che è troppo colore, è la mia mente che è troppo bianca. come quando sei in mezzo a una piazza col sole a picco, guardi un po’ in alto e tutto ti appare terribilmente bianco

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