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l’abisso folle che ci abita

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vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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stattaccuorta

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la mia amica arkika è la mia spacciatrice di articoli di riviste. lei prima li legge e se lo ritiene opportuno strappa le pagine, me le consegna e mi dice non perderla e non rovinarla eh? ma poi non mi chiede mai che fine hanno fatto i suoi fogli. sono un poco feticista per quanto riguarda la carta stampata. così ho tante cartellette che contengono tanti fogli strappati. una porta il nome arkika. è che mi devo ricordare cosa mi ha insegnato nel tempo.

bè, l’altro giorno mi ha messo fra le mani un foglio. toh, mi ha detto, vedi di leggerlo attentamente. in effetti, qualche volta vado un po’ veloce. l’ho letto verso l’imbrunire, appoggiata a un muro con un fare da guappa. avevo piegato il foglio in due, mi faceva più figo leggere prima una metà e poi l’altra. lo giravo e rigiravo mentre le parole scivolavano una di seguito all’altra con una coerenza inquietante. poi, quando ho finito, ho detto urca!

allora un pezzo lo riporto qui. leggetelo se vi va. dovreste farlo secondo me.

amore infatti non è una faccenda dell’io, ossia della nostra parte razionale. e questo ognuno lo sa quando, interrogato, non sa fornire alcuna spiegazione a chi gli chiede ragione del suo amore. ma ognuno lo sa anche quando, pur essendo consapevole che quell’amore è sbagliato, dichiara di non potersene comunque liberare. per la stessa ragione nessuno crede fino in fondo all’altro quando dice “io ti amo”, perché amore non è una faccenda dell’io, dal momento che, come ci ricorda freud: “l’io non è padrone in casa propria”, perché non conosce le forze che determinano quelle che l’io considera sue scelte.

ma l’abisso folle che ci abita vuole espressioni che sappiano raggiungere le nostre regioni più lontane, più abissali, più indistinte nei loro indiscernibili confini, per assaporare come il piacere si intreccia col dolore, la maledizione con la benedizione, la luce del giorno con il buio della notte, perché da quel fondo tutte le cose appaiono incatenate, intrecciate, innamorate, senza quelle visibili distinzioni tanto care all’io razionale, che per questo si difende dall’inoltrarsi negli abissi del cuore.

finché un giorno incontriamo qualcuno che nel suo volto riflette questi abissi e, come uno specchio, ce li rinvia come domanda inquietante che turba la visione fino allora chiara e lucida che il nostro io s’era fatto del mondo. a quel punto, quando il riflesso è reciproco, è amore, come inevitabile messa a nudo di sé tramite l’altro. la scoperta della nostra follia segreta ci attrae e ci inquieta, ma con le sole forze dell’io non possiamo inoltrarci in quelle regioni che o sono inaccessibili o ci possono travolgere. e allora abbiamo bisogno dell’altro, come dante di virgilio per scendere all’inferno.

amiamo l’altro perché tramite lui scopriamo noi stessi, e l’altro tramite noi scopre se stesso. per questo non amiamo chiunque.

di umberto galimberti, tratto da La Repubblica/D, 20.03.2009, n. 638.

se vi interessa potete leggere tutto l’articolo qui o qui.

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12 commenti

  1. gap ha detto:

    minchia, non ho capito..
    😦

    mai l’ho sempre detto che nell’amore non ho mai capito un cazzo…
    🙂

  2. gap ha detto:

    traduco:
    ma io l’ho sempre detto che dell’amore non ho mai capito un cazzo…

  3. Sammy ha detto:

    abisso…? ecco perché quella sensazione di andare verso il fondo

  4. lo scorfano ha detto:

    Però l’amore, a un certo punto, lo diventa anche una faccenda razionale: diventa una scelta, una determinazione che si attua anche su stessi, sulla propria parte indocile e irrazionale. Altrimenti è soltanto una forma passiva, mentre di necessità si deve trasformare in una forma attiva. Amare è un verbo attivo.
    Questo, tra l’altro, lo dice proprio Dante, dal Galimberti citato con un po’ di leggerezza, quando parla di Francesca da Rimini, e la mette all’inferno. Proprio perché Francesca “ragionava” come Galimberti. (all’inferno pure lui 😉 )

  5. neru ha detto:

    @gap: porcaccia tendo a scusarti. solo perché ho riportato un estratto che in effetti, tolto dal contesto generale, può risultare ostico. non è semplice da leggere, nemmeno galimberti. ma io trovo galimberti come le costruzioni dei lego. mi piace come gioca.

    a me piaceva di più “nell’amore non ho mai capito un cazzo” e ci avrei messo pure un “ci” prima del verbo 😀
    …dunque devo dedurre che sono in buona compagnia!
    eh bèbèbè!

    @sammy: ecco perché quella sensazione di toccare il fondo… 😀

    @lo scorfano: a parte i complimenti per il nick -ché poi se mai dovessimo diventare webbamici, io sarò la triglia beninteso-, non capisco perché sia necessario riportare sempre l’inferno al quinto canto. sì vabbè parla d’amore e di grandi verità. la povera francesca si era dovuta sposare per razionalità, almeno è morta da viva.

    hai detto bene “a un certo punto” ché al primo punto i discorsi stanno a zero. puoi dire tutto quello che vuoi ma la follia dell’abisso ti divora anche se ci metti di mezzo la razionalità.
    non è mica una cosa brutta la razionalità anzi. ma poverina, viene sempre dopo. se ne dovrebbe fare una ragione. ed è bene che sia così secondo me. come dissi, citando malamente guitton, interviene a tracciare i limiti che sono la condizione per la pienezza.

    ad ogni modo, io credo che sia anche un po’ folle l’amore che provi per una persona dopo tanti anni di quotidianità. la sola ragione non ti farà mai stare accanto a qualcuno o amare qualcuno per troppo tempo.

    per me non bisognerebbe avere paura della follia.

    detto questo -cavolo che discorsone lungo lungo-, sono contenta che sei passato da queste parti. io ho sbirciato dalle tue e sono piacevolmente colpita. mo’ mi metto a leggerti.
    ciaooo

  6. lo scorfano ha detto:

    Eh, cara mia, io è tanto che ti spio…
    Ma sulla questione razionalità/follia non mi convinci mica, guarda. Intendiamoci, non nego né la bellezza né la forza di questa follia. Ma la razionalità è una cosa altrettanto meravigliosa, e scegliere di amare qualcuno, e non soltanto subire l’irresistibile passione, a me pare incredibilmente bello. (su Dante non dico più niente, che diventerei noiosissimo, come sanno i miei alunni)
    PS: la triglia è perfetta; che un po’ è acquattata sul fondo anche lei e mi sta un sacco simpatica.

  7. neru ha detto:

    gesù un lurker alla mia tavola! wow!

    cmq mica si parla di passività nella scelta ma modalità di scelta mi sembra.
    ché poi l’unica frase davvero passiva nell’amore, per me, è “amor, ch’a nullo amato amar perdona”. ma tu parla, parla pure di dante fino alla noiostià! è sempre divertente imparare -di più a posteriori però che in presa diretta-. poi se sei noioso te lo si dice pure eh!

    ah detto fra noi, che nessuno ci sente, ho letto che c’hai gli alunni. mi sono detta “ohoh miseriaccia e adesso?”
    pazienza mi sono risposta.

    p.s. ad amare non si è mai passivi nemmeno nella follia. la passività sta nella soggezione ad uno stalker. ma non è amore quello no?

  8. neru ha detto:

    sco, cos’è che non ti convince? il pensiero retrospettivo? 😉

  9. Quadrilatero ha detto:

    Aiuto…
    Mi si aprono abissi folli sotto i piedi. e precipito. contento 🙂

  10. ARKIKA ha detto:

    una cartellina a me dedicata? che onore…ecco dove sono finiti i miei articoletti strappati…

  11. neru ha detto:

    @quad: che figo precipitare contento. ricordati si parare le ragnatele poco prima del fondo! 😉 quella mascherina che c’hai là sull’avatar me l’ha fatto pensare. che in fondo ti salverai, dico. 😉

    @arki: sei contenta cherie? visto che mi cazzi sempre per niente?

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