l'alba dentro l'imbrunire

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Monthly Archives: aprile 2009

love guru

alta fedeltà bis, ovvero il decalogo: per uomini svegli e donne che non sono trofei

non vi capita mai di ascoltare storie andate a male?
o di essere i protagonisti di saghe allucinanti che manco beautiful?
ecco. a me e quadrilatero non capita e non è capitato mai.


sehhh.
non ci credete eh? vabbè cosa c’entra?
il fatto è che ho scoperto con meraviglia e stupore che il nostro blogger torinese è un guru dell’amore e che io non sono una sua fedele adepta. è che non c’azzecco. è sempre l’ultimo consiglio che mi sfugge, la chiosa finale che non capisco. così ne combino una più del diavolo.
per dire, restando in tema di categorie divine e assassine, quando gli chiesi che faccio o guru qui tutto sembra remare contro, facciamo che è il destino e non ci penso più? lui mi disse se esiste un dio, esiste anche un diavolo. e chi può dirlo? potrebbe esserci lui dietro.
insomma, ha ragionamenti di stimolo e incoraggiamento.

così parla che ti parla, a un certo punto abbiamo capito che tutti noi incappiamo in tanti piccoli tranelli e paure, che impegnano almeno il 60% delle nostre risorse. risorse sprecate e passi falsi durante i primi cinque incontri che danno avvio a una possibile storia.
dunque dieci piccoli consigli per donne -andate qui– e per uomini -restate qui-.

ecco cosa devi o non devi fare, ché se sei già sul dovresti stai già sbagliando!

1. al ritorno accompagnala fino al posto più sicuro, non lasciarla sola per strada ma non riaccompagnarla a qualunque condizione. cavaliere sì ma, non servo della gleba

2. nessun dono inutile all’inizio, piuttosto un foglio con una frase, piuttosto cucina qualcosa tu anche se fa schifo. non cucinare per il dopo ma per il piacere di farlo per lei. una donna non sa resistere a qualcosa che fai per lei per il solo piacere di farlo per te

3. mai mai mai parlare delle precedenti esperienze amorose né tanto meno delle ex fidanzate. questo è il punto del game over. se ne parli allora non c’è storia attuale che possa andare

4. non ascoltare mai i consigli delle amiche che ti dicono le cose per il tuo bene. i loro discorsi hanno un solo nome: gelosia. se poi gli amici in coro, dopo un mese, ti diranno che stai frequentando una pazza allora e solo allora credigli

5. non dire cazzate tanto per avvicinare la versione distesa. anche se fa finta di niente la donna se ne accorge. anche una cretina se ne accorge. a quel punto è meglio essere chiari e non sfacciati. perché se le va bene occhei, ma di solito dà la misura del tuo reale interesse per la persona

6. non dividere il conto, è una galanteria che non passa mai di moda

7. se spegni la macchina quando la riaccompagni perché ci stai dentro, per favore sforzati di dire qualcosa di carino e se ti va di baciarla fallo e basta. almeno provaci -certo cerca di capire se le va…sei così sturd?-

8. non fare niente di clamoroso per stupirla. stupiscono i piccoli gesti, le piccole attenzioni

9. non ti arrovellare troppo, se la tipa ti piace e non sai se sei ricambiato, è comunque interessante conoscere una persona che magari ti fa conoscere qualcun altro…

10. non cercare conferme, sii sicuro. al massimo va male. mai e poi mai aver paura d’innamorarsi troppo. insomma quelli che dicono ci provo con una che non mi può spezzare il cuore bè, è un discorso da uomini a metà…ma se va bene così…

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quanto clamore per nulla

ehi ma non si parla d’altro che di moglie e marito fra cui, tra l’altro, non bisognerebbe mettere il dito. e invece come tanti bambini svogliati -eccallà- che ci inzaccherano le estremità.

ma dico. vi rendete conto che sembra si parli dei reali? cioè questo, che vi arriva alle palle, vi prende per il naso. paro paro. secondo me il prossimo referendum lo facciamo di nuovo sulla monarchia, altro che presidenza della repubblica.
comunque, se la signora -che poi che è sta mania di scrivere la signora come se si parlasse della madonna? dopo i diciotto siamo tutte signore, dunque prego specificare generalità e al massimo i nomi d’arte. tipo, se parlaste di me dovreste dire la signora neru minimo minimo- dicevo se la signora fa tutto sto casino per i conti suoi e dei suoi figli -che farebbe pure bene eh! mica si possono tirare fuori così d’emblée progenie senza scomodare i soldini risparmiati alla faccia del popolo eh?- allora occhei. se lo fa per far vedere quanto è brava la sua amica giornalista che magari è pure precaria, allora ancora occhei. ma se si espone per far finta di essere una leader di sinistra e, giocoforza, aiutare il coniuge ancora e dopotutto, ragazzi miei, non ci siamo capiti. insomma al nano non potrebbe far più piacere avere la consorte all’opposizione che non c’è. ché poi io ho preso la seconda stella a destra ma mi pare che sia ancora notte. aspetto la stella del mattino. e siori e siore, vi annuncio che quella stella non si chiama veronica, né miriam, né trattasi di starlette.

insomma io tutta sta popolarità non la capisco e tutto sto parlare di uno che ci prende per il culo come se fosse una medicina, tipo due volte al dì o secondo bisogno…insomma…dai…gente…non vi faccio così sturda.

o siamo in un momento un po’ così, in una situazione un po’ colì da casa stregata? calma, calma, c’è una sorpresa. mi sembrate un po’ mosci. facciamo un gioco. allora: tutte le puttane da una parte e i froci dall’altra. -e non si dica- ma io non sono mica frocio! no, il gioco delle bugie lo facciamo dopo!
allora, io conto fino a trenta, e nel frattempo voi vi scambiate le mutande…

succede ma succede troppo spesso

ma com’è che succede che stai giocando la tua partita, vinci tutte le mani e in quella definitiva perdi clamorosamente?

come quando stai andando per la tua strada fiera, ti distrai un attimo e provochi un incidente mai visto. come quando sei sulla passerella del tuo momento magico, un bicchiere buttato a caso da un bevitore distratto, inciampi e cerchi di tenerti su, ma finisce che fai un passo falso dopo l’altro, saresti pure una brava equilibrista, ma quel tacco dieci del menga ti frega e inciampi e inciampi finché non cadi a terra e ti rompi una gamba.

come stanotte. sono tornata a casa. le due di notte. il giardino sommerso dall’acqua del diluvio universale. silenzio. un attimo di tregua dalla pioggia. le due di notte. e parte lo spruzzino.

si annaffia sempre sul bagnato.

non c’è bisogno di essere qualcun altro

eravamo in una macchina sgangherata, una bottiglia di plastica fra i piedi e non sapevo come abbassare i finestrini.

poi mi hai detto non esiste un solo modo di vivere.

e pensavo a quella ragazzina che piangeva perché credeva di non riuscire ad essere come volevano che fosse. la guardavo inerme, senza sapere bene cosa dire, senza sapere bene cosa fare.

avrei voluto abbracciarti in quel momento. forse ho fatto bene a distruggere quella macchina da fighetti.

se mi avessi chiesto quando mi sono sentita felice, ti avrei detto quando mi portava sulla canna della bicicletta, quando ero sul tram e ho visto un ragazzo solo alla fermata ad aspettarmi, ho appoggiato una mano sul finestrino, ho detto sei qui e sono scesa di corsa.

sospesa su un piede

mai niente è come te lo immagini. ed è meglio così.

ma non sarebbe stato così se non te lo fossi immaginato.
in equilibrio. in questa parte di mondo.
a incontrare le persone ci si guadagna. in meraviglia.
che poi vada come vada.

costruirò tante piccole gru che vi portino fortuna. resterò su un piede per tornare ad essere vigile su di me. e lasciarmi cadere.

entity_ fra mente e corpo

capitolo 2

possiamo usare il corpo per capire chi siamo?

uscita dalla metropolitana, ero passata due volte davanti all’edicola chiusa, prima di notare l’uomo della pioggia. stava immobile a fissarmi.

succede che ti accorgi di qualcuno, quando ti guarda. è che lo sguardo sul proprio corpo si sente. ti volti e fissi anche tu come a chiedere che c’è? ma non dici niente, nessuno dice niente.

quando ci affidiamo all’istinto, non sappiamo cosa accade nella nostra mente e come reagisce il corpo.

ne è consapevole mcgregor, il coreografo, che con entity ha fatto un esperimento.

nel gennaio 2008 ha avviato una collaborazione col dipartimento di scienze della cognizione di san diego california. lui e il suo corpo di ballo si sono fatti filmare, monitorare e intervistare da trentadue studenti. tutto per cercare di capire cosa pensano le persone attraverso il corpo, per capire quali abilità psichiche mettiamo in campo quando realizziamo col fisico lavori artisticamente complessi. per capire in definitiva cosa pensa la mente quando il corpo reagisce.

ero nella platea bassa, un bellissimo posto. sentivo la musica arrivare da tutte le parti e davanti a me i ballerini sembravano fluttuare nell’aria come i pesci si muovono nell’acqua. ero ferma, immobile, lasciavo che solo la mente e gli occhi si muovessero. ero come un felino in attesa. l’uomo della pioggia si muoveva, avanti e indietro. non me n’ero resa conto subito, ma dopo, quando mi sono chiesta dov’ero.

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come reagisce il nostro corpo quando siamo distratti perché occupati in altro?

come quando aspetti una risposta, come quando non sai la strada da prendere. io prendo tempo, mi dico e mi accorgo di perdere tempo. è che prendere tempo e perdere tempo sono così assonanti, che non so esattamente la differenza.

abbiamo un’intelligenza. si chiama corporeo cinestetica. quella su cui ha lavorato mcgregor con questa coreografia. implica un forte controllo da parte del cervello su tutti i muscoli del corpo per coordinarli. è tipica nei mimi. la percezione di sé e dei propri movimenti nello spazio.

avete mai pensato di guardarvi come se foste fuori da voi mentre vi stiracchiate, mentre vi muovete rapidi fra i fornelli o quando vi orientate fluttuando da una parte all’altra mentre prendete e riponete libri dagli scaffali di una libreria?

può un’intelligenza artificiale aiutarci a capire chi siamo? può la linearità della matematica entrare nel caos che ci abita?

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chi è di cultura classica, forse non lo crede possibile, io lo credo interessante ma inutile. il corpo serve per percepire le sensazioni che dicono qualcosa di me, mentre la mente beffarda ride e fugge.

una coreografia meravigliosa, ne abbiamo convenuto, io e lo spettatore. ci siamo guardati. siamo usciti sotto la pioggia senza ombrello e siamo tornati a berci una birra.

poi si è fatto tardi. mi sono alzata e ho detto indicami la strada per tornare. ti accompagno mi ha risposto l’uomo della pioggia. abbiamo percorso inseme metà tragitto, fianco a fianco. poi mi ha indicato come proseguire da sola e mi sono incamminata. mani infilate in tasca, sigaretta in bocca. non esistono più i cavalieri di una volta. e mi sono vista camminare con fare indolente.

ah che personaggio!

entity_ appunti di pioggia

capitolo 1

l’uomo della pioggia mi aspettava davanti all’edicola col cappuccio alzato.

vieni a vedere un balletto di wayne mcgregor? mi aveva chiesto. ha ideato una coreografia utilizzando gli algoritmi.

per chi se lo stesse chiedendo un algoritmo è un po’ come una ricetta di cucina o meglio la preparazione di un piatto che tu speri sia prelibato.

vuoi cucinare qualcosa di buono? pianifichi cosa ti serve per realizzare quello che vuoi, vai a comprare quel che ti serve, o vai a rubarlo o lo prendi dall’orto se serve, insomma te lo procuri. lo appoggi sul tuo piano di lavoro, prendi gli attrezzi giusti, controlli il forno e come si fa a impostare bene il tempo. ecco che sei pronto per svolgere il tuo algoritmo. passi semplici e non ambigui che ti dicono in modo esatto come raggiungere il tuo risultato.

m’intriga sta cosa, mi aveva detto l’uomo della pioggia, prima che davanti ai miei occhi si presentasse bagnato come un pulcino. anche a me intrigava ma credo per un motivo diverso. gli dissi ora che entriamo in teatro odorerai di muffa. era logico e consequenziale dedurlo. ma no. non andò così. non sapeva di muffa. per fortuna.

il mondo è certo matematico e per comprenderlo è bene studiare sin da subito le leggi che lo governano. ma la mente non viaggia esattamente sugli stessi binari, a mio parere. per capire gli uomini si studia la letteratura.

la matematica semplifica la letteratura no, pone domande. la matematica può trovare soluzioni a problemi che la letteratura è in grado di sollevare. entrambe però possono salvare o distruggere.

io trovo che la matematica sia ordine e bellezza, la letteratura caos e meraviglia, con delle sue regole certo, che sono matematiche certo ma nella letteratura è meglio fare caos, nella matematica risolvere.

personalmente sono in quella fase della vita che cerca il caos, rigetta la semplificazione e si bea della linearità delle cose belle. per questo mi ritrovai puntuale all’appuntamento.

[to be continued]

non credevo fosse importante spostare le montagne

un carissimo amico che non ho mai visto ma del quale ho potuto sentire il respiro della mente mi ha scritto giusto ieri secondo me tu dissipi le tue energie neuronali su troppi fronti. se ti concentrassi su un punto del muro, volendo, potresti farci un buco.
ho sorriso fra me e me, anche un po’ imbarazzata a dire il vero. poi gli ho risposto in linea di massima tutti ci riuscirebbero. è un po’ come per la fede. se uno ne avesse anche solo come un granellino di senape, potrebbe far spostare una montagna.
pensandoci non ho capito se in generale a noi uomini manca il coraggio, la fede o la pazzia. ma soprattutto mi domando: se non c’è ancora il quadro da appendere, a cosa serve fare un buco?vabbè si potrebbe curiosare nella stanza accanto ma dopo un po’ sarebbe stancante e anche un poco noioso. certo che se è il periodo in cui si amano alla follia gli stickers da attaccare al muro -tipo questi o questi o questo sito-…insomma sta storia dei buchi, non so. non so da che parte guardare il buco e il muro.

però vi voglio raccontare ‘sta storia.


(altro…)

siamo come siamo

leggevo un classico libretto anglosassone dove si parla di intelligenze e di come metterle a frutto. mi fanno sempre simpatia questi libretti. come se fosse sempre necessario essere al top. come se l’errore servisse sempre per migliorare, come se fosse un problema essere inutili. come se si dovesse trovare per forza un senso. come se non potessimo vivere per vivere ma per migliorarci e basta. come se dovessimo rendere conto a tutti di noi.

un problema è tale quando lo si vive come un problema. una vita è mal spesa quando abbiamo voglia di dirlo, secondo me.

Comunque, secondo gli autori le tre intelligenze che ci contraddistinguono sono quella analitica, quella creativa e quella pratica. francamente non mi sono rispecchiata in alcuna. ma mi sono ritrovata completamente nei venti punti elencati nel capitolo “perché accade (troppo spesso) che i buoni pensatori falliscano”. vabbè. io continuo a preferire la letteratura. sarà che appartengo a questa parte di mondo. non so.

  1. mancanza di motivazione
  2. mancanza di controllo dell’impulsività
  3. mancanza di costanza e perseverazione
  4. uso delle abilità sbagliate
  5. incapacità di tradurre il pensiero in azione
  6. mancanza di orientamento produttivo
  7. incapacità di portare a termine un compito
  8. rimandare l’inizio
  9. paura del fallimento
  10. dilazione
  11. attribuzione della responsabilità alla persona sbagliata
  12. eccessivo auto compatimento
  13. eccessiva dipendenza
  14. affondare nelle difficoltà personali
  15. distrazione e mancanza di concentrazione
  16. impegnarsi in troppe o in troppo poche cose
  17. incapacità di rinviare le gratificazioni
  18. capacità di vedere gli alberi ma non la foresta
  19. mancanza di equilibrio tra pensiero critico-analitico, creativo-sintetico e pratico-contestualizzato
  20. troppo o troppo poca fiducia nelle proprie capacità

ad ogni modo, c’è una frase che mi è parsa particolarmente interessante: un buon pensatore può essere perdonato se fa degli errori, ma non se ripete costantemente lo stesso errore.

ma non è una frase per finire un post come questo, perché sul finale ci si piazza sempre la musica e del cantante cito le parole. la frenesia di cogliere ogni particolare di insistere e scoprire il più minuto dettaglio diventa pornografia che restringe la visuale … vorrei vivere più spesso…

epiteti o senso figurato?

come chiede ipazia nel suo post, secondo voi, cosa dice fra il ventottesimo e ventinovesimo secondo? a lei pare di sentire distintamente “zoccola” riferito a una ministro.

io l’ho riascoltata sette volte perché non potevo crederci. così posso dire con coscienza di causa che lo dice proprio. proprio lì. e lei ride. e tutti ridono. però!

come on!

lo dico con serenità. come talvolta afferma la mia amica ariel, parlando di maschi di suo sgradimento, io a quello lì non lo toccherei nemmeno con un bastone*.

*l'anacoluto è mio

UPDATE: prima, ero in posta in fila, e stavo ascoltando la misica. ecco c’era una canzone che…mi sembrava stesse benissimo qui:

si può infrangere la legge ma non c’è un make-up per l’anima