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life on earth 4 people with heart

e tu scrivimi se ti viene la voglia

neru.nomercy@gmail.com

oh my mood!

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fotine della neru su Flickr

c’est tout

vanité des vanités. tous est vanité et poursuite du vent. ces deux phrases donnent toute la littérature de la terre. vanité des vanités, oui. ces deux phrases à elles seules ouvrent le monde:le choses, le vents, le cris des enfants, le soleil mort pendant ces cris. que le monde aille à sa perte. vanité des vanités. tout est vanité et poursuite du vent. c'est moi la poursuite du vent.

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per capirci

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stattaccuorta

altri

compenso e rislago.

un x-factor per un gianmaria testa e un mario brunello all’auditorium di milano.

rumore e colore per una poesia e un velo di mussola leggera.

ieri sera.

ho pianto e mi sono alzata in volo fino al soffitto di quella sala. poi insieme, eravamo parecchi, abbiamo squarciato il tetto ed eravamo fra le stelle a guardare il mondo da lassù. ed era bello con le sue miserie da quattro soldi.
avrei voluto darti un bacio con la forza del vento e sussurrare piano il tuo nome come uscendo dal panettiere.

due sere diverse per due immagini distanti che stanno l’una all’altra come baricco sta a calvino. il primo mostra immagini, l’altro le evoca.

ma solo a evocare immagini si può davvero volare come volevi tu. e come le fate in una sera di primavera che raccontano storie ai bambini diffidenti, ti ho preso per mano. eri lontano eri qui. sei, ora.

sarebbe meglio compensare nella vita. proprio come quando risali dalle profondità del mare. sei caduto nell’abisso del bene o del male. quasi tutto è relativo. eri dentro, poi risali. succede sempre. puntuale come il cucù. a volte poco brillante come i bicchieri nella lavastoviglie che dopo un po’ portano l’alone bianco. compensare e poi lasciarsi andare, come sulle acque leggere e fredde di un fiume.
come certi piccoli fiumi di bassa pianura che arrivano dritti nel mare e chissà se si accorgon di niente o si lasciano semplicemente arrivare.
sono arrivata dove sono arrivata. forse non c’era più niente da dire, neanche l’ombra di un mezzo saluto in quegli occhi che pure mi avevan guardato guardare. non importa quanto tempo è passato. ce ne siamo lasciate noi due di tracce sul cuore, che nessuna tristezza dovrebbe da sola poter cancellare.
perché non tutto è uguale. e a volte bisogna pur respirare. potrei sperare con la faccia rivolta in basso e un sorriso fra i capelli che mi coprono gli occhi per vedere. allungare una mano per sentire se è la pioggia che cade.

e son ritornata qui in verità, per contraddirti e non mi allontanerà questo silenzio e la distanza di una giacca abbottonata. sono tornata qui perché si fa di rincontrarsi, e non mi scoraggerà nemmeno il vuoto che ci piglia e che non ci fa più meraviglia. sono tornata qui perché…

c’è un rumore che sento. forse è la ragione, forse l’istinto, forse solo il cuore. non è un rumore sordo. è una musica che arriva da lontano come un suono di chitarra, una mano che tiene il ritmo sulla cassa e chiede l’eco a un violoncello.

io ogni mattina ascolto l’alba e la sera il tramonto e tutto il rumore che fa. ed è lo stesso rumore. e poi per ogni giorno che passa faccio un segno su un muro di questa città perché non è il tempo che mi manca e nemmeno l’età.
ogni mattina, non importa il giorno che segue alla notte, non importa se sono sola. perché sola non sono mai. tocco il ricordo di domani e la certezza del passato. il bello e il brutto sono fratelli e non potrei non amarli.
io ogni mattina quando parto, lascio aperta la mia porta se qualcuno verrà e poi metto polvere di gesso sul pavimento di casa per i passi che farà. perché quando c’è una porta aperta di sicuro prima o dopo si sa.

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2 commenti

  1. willyco ha detto:

    grande Neru, commovente e rapsodica, come un giro di valzer con il vestito lungo, come un passo di milonga strascinato in cielo.
    🙂

  2. neru ha detto:

    uh grazie! preferirei la milonga vesita di gergo lunfanrdo ma forse il valzer qui scorre meglio e io adoro i vestiti lunghi…

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